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12 Apr, 07

La difficile integrazione dei bimbi brasiliani

Brasile Secondo gli ultimi dati del Ministero del Lavoro, al terzo posto come numero di immigrati, dopo Cina e Corea, c'è il Brasile. La loro presenza è notevolmente aumentata a partire dal 1989 quando è stata modificata la legge sull'immigrazione in modo da permettere ai nippo-brasiliani di terza generazione di ottenere la cittadinanza giapponese. Nel 2005 c'erano in tutto il paese ben 300.000 brasiliani di cui 70.000 nella sola prefettura di Aichi.

Quando l'economia del Giappone non dava sufficienti prospettive, all'inizio del XX secolo, molti decisero di cercare fortuna all'estero e si diressero principalmente verso i paesi sudamericani che, a quell'epoca, dovevano sembrare molto attraenti: grandi disponibilità di terre, grandi ricchezze da sfruttare. Similmente a quanto hanno fatto gli emigrati italiani di inizio '900, anche quelli giapponesi si sono diretti verso il Sud America, in cerca di un futuro migliore.
In questi ultimi decenni si è invece assistito ad un flusso migratorio inverso; molti discendenti di quei migranti giapponesi, visto che il Brasile non era poi tanto quel paradiso che i loro avi cercavano, decisero di emigrare in Giappone dove l'economia e la sicurezza erano un bel passo in avanti rispetto al paese sudamericano.

I brasiliani arrivati in Giappone, solitamente non parlano il giapponese e tanto meno lo parlano i loro figli. E' un grave problema di integrazione quello dei bambini brasiliani che sempre più spesso, a causa della lingua e della diversità culturale, non frequentano la scuola non riuscendo così ad integrarsi nella società. Sempre nella prefettura di Aichi ci sarebbero 1.100 bambini brasiliani che non frequentano la scuola e, a peggiorare le cose, i loro genitori non sembrano preoccuparsene troppo.
Ci sono delle associazioni no profit che si occupano di questo problema, ma la mancanza di soldi e di personale rende quasi impossibile per loro riuscire a seguire i bambini in modo adeguato. Spesso oltretutto sono bambini che vivono una situazione famigliare difficile e, quasi sempre, di povertà.

In futuro il Giappone, a causa del calo delle nascite e del progressivo invecchiamento della popolazione, avrà sempre maggiormente bisogno di lavoratori stranieri. Sarà quindi necessaria una politica per aiutare loro, e le loro famiglie, ad integrarsi completamente e velocemente nella società nipponica: servizi sociali, assistenza, scuole adatte.
Sarà questa la sfida nel futuro del Paese ?

Cristiano Suriani

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