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20 Lug, 07

Chettinadu

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Riprendo il filo del racconto da dove l’ho interrotto esattamente due settimane fa, quando vi ho accennato della mia passeggiata in Rue Cail, il cuore pulsante di un piccolo angolo indiano vivido situato a Parigi. Mentre salto da un negozietto all’altro facendo incetta di vari tipi di lenticchie, foglie di banano e altri ingredienti particolari la mia attenzione è colpita dall’esterno di un locale.

Due statue di Shiva proteggono i lati dell’ingresso, dietro di loro, sfocati dalla vetrina, dolcetti dai colori psichedelici occhieggiano numerosi. In mezzo, vicino alla porta aperta, spicca una ciotola piena di acqua nella quale galleggiavano fiori, petali di rosa e fette di limone: piccole attenzioni che tradiscono un profondo spirito di accoglienza.

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Entrando noto subito il bancone dove un ragazzo elegante e lesto nei movimenti prepara il chai masala, il tè speziato. Osservo affascinata l’agilità dei suoi gesti nell’areare la bevanda rovente: il tè scorre fluido da un contenitore all’altro generando una composta cascata verticale che, poco a poco, assume una temperatura accettabile per il palato.

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A questo punto il tè termina il suo percorso nei gradevoli bicchieri metallici, destinati ai clienti in sala. Mi siedo e mentre aspetto il miochai masala osservo gli altri avventori: famigliole, coppie, qualche uomo solitario; difficile non notare che insieme al mio accompagnatore sono una delle pochissime persone spiccatamente europee presenti nel locale; i sari dai colori sgargianti magnificano l’epidermide delle donne che vira dal caramello al tabacco.
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Nel frattempo la cameriera, una giovane donna con bellissimi lineamenti, troppo schiva per concedere una foto, mi porta il tè e mi consiglia calorosamente di assaggiare qualcosa mentre mi porge la lista. Come spesso mi succede la voglia di un sapore salato prevale su quella di un gusto dolce e così opto per un samosa alle verdure, un set dosai e uno sheek kebab da dividere con il mio commensale. Il samosa, un involtino fritto in olio profondo arriva subito: asciutto, saporito, il ripieno è speziato al punto giusto. Il set dosai mi delude lievemente: mi aspettavo che la sottile sfoglia di farina di riso arrivasse arrotolata su se stessa, invece è presentata in modo più frugale, piegata in quattro come una crêpe. I chutney e la raita che completano il piatto sono tuttavia superbi.

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Lo sheek kebab è la prima volta che lo assaggio, si tratta di carne di agnello tritata e speziata con la quale si costituiscono delle salsicce cotte nel forno tandoori: il sapore deciso della carne è equilibrato dai semi di coriandolo e dal coriandolo fresco.

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La cameriera si assicura sollecita che tutto vada bene, annuisco sorridendo e lei incalza proponendo un dolcetto per concludere il pasto. Devo rifiutare,sazia, ma non a malincuore: tornerò sicuramente, non solo per il cibo e il tè, speziato, latteo e dissetante ma soprattutto per l’atmosfera serena e la sensazione di accoglienza che mi sono state così garbatamente offerte.

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Informazioni

Il costo medio alla carta si aggira intorno ai 10-15 euro.

Chettinadu
15, rue Cail
75010 Paris
Metro: La Chapelle
Tel. 0140344917

Commenti (2)

che bel racconto, assaporando profumi e sapori indiani. L'anno prossimo che verrò a Parigi devi esserci anche tu! Complimenti di cuore, è un piacere seguirti e leggerti.

lory:

che bel posticino!
Adoro parigi, trovi di tutto!

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