Anche in India la Posta vuol fare la Banca

28 Giugno 2007

NEW DELHI: Negli scorsi giorni si è fatta sempre più probabile la valutazione, da parte delle autorità governative del Paese, della creazione di una nuova Banca all’interno del Dipartimento delle Poste indiane, il quale già fornisce servizi bancari a milioni di cittadini nel subcontinente. Per intenderci, il Dipartimento delle Poste vorrebbe ripercorrere quanto realizzato dalle Poste Italiane e andare anche oltre, con la generazione di una vera e propria banca al suo interno.

Ma per ora della nuova "banca postale" c’è solo il nome (Post Bank of India, PBI) e poco altro. Tante le difficoltà interne al progetto, a cominciare dall’opera di convincimento dei due attori principali — il Ministro delle Finanze e la Reserve Bank of India — cui dovrà essere presentato il piano.

A farsi portavoce dell’idea è stato il Ministro di Stato per le Comunicazioni e l’IT Shakeel Ahmed, che da qualche giorno è uscito ufficialmente allo scoperto annunciando la proposta con maggiori dettagli. Ahmed ha dichiarato anche che i dialoghi tra il proprio Ministero e quello delle Finanze sono iniziati già dalla scorsa settimana, e che la valutazione dell’operazione sarà comunque lunga.

Attualmente le Poste indiane possono contare su una vasta rete di sportelli, presente praticamente ovunque, con un maggior peso nelle aree rurali. Le Poste, nel Paese, offrono già alcuni servizi finanziari, e possono contare su un parco clienti superiore ai 162 milioni di persone, con una raccolta di circa 37,500 miliardi di rupie. Quello che cambierebbe, dunque, sarebbe la gestione della divisione finanziaria, che verrebbe dotata di una maggiore autonomia e di maggiori capacità decisionali, servendo i propri clienti come un vero e proprio istituto bancario.

Come si diceva, affinché l’operazione vada in porto Ahmed dovrà convincere sia il Ministero delle Finanze che la Reserve Bank of India, cui spetta l’ultima parola sulla transazione, formulando nel dettaglio le modalità di un’operazione che per certi aspetti risulta ancora molto oscura.

Oltre a ciò, rimane da chiarire quale possa essere la convenienza dell’entrata delle Poste per l’intero sistema bancario indiano, e quali effetti potranno esserci sulla concorrenza dello stesso sistema che — secondo parte degli analisti — invece che di un nuovo attore pubblico avrebbe bisogno di nuovi attori privati, specie se internazionali.

Da non sottovalutare sono inoltre i passi che le Poste dovranno fare per mettere a punto la propria nuova banca. Vi sono innanzitutto delicati adempimenti tecnici, quali quelli della conversione delle condizioni e dell’allineamento dei propri tassi con quelli delle banche; vi è poi il nodo degli investimenti materiali, necessari per migliorare le infrastrutture della rete, e quello degli investimenti tecnologici al fine di aumentare l’efficienza delle strutture informatiche e predisporre un collegamento di tutti gli uffici postali in una rete supervisionata da un unico sistema centrale. Vi è infine un punto, quello dell’investimento in formazione professionale, particolarmente spinoso: occorrerà procedere a un nuovo piano di assunzioni, e convertire parte dell’attuale forza lavoro postale in impiegati bancari e consulenti finanziari. Ultimo, ma non meno importante, sarà decidere la sorte degli sportelli la cui fase di apertura è già stata programmata.

L’affare "Post Bank of India" potrebbe dunque rivelarsi una matassa poco conveniente da sciogliere.

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Roberto Rais

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