Arsenale nucleare cinese, metà delle stime iniziali

4 Maggio 2006

HONG KONG: L’arsenale nucleare cinese è circa la metà di quanto precedentemente stimato dagli esperti americani, rivela un nuovo studio.

Il numero di riserve nucleari cinesi sembrerebbe essersi stabilizzato a quota 200 testate, rispetto alle 400 indicate da stime iniziali, dichiara Robert Norris, del Consiglio della Difesa delle Risorse Naturali, e Hans Kristensen, della Federazione degli scienziati americani, in uno studio pubblicato nell’ultima edizione del bollettino degli scienziati atomici.

"Stimiamo che la Cina disponga approssimativamente di 130 testate nucleari, tra missili di terra, missili di mare e bombardieri che, insieme a quelle immagazzinate, raggiungono un totale di 200 testate", riferisce lo studio.

In un’intervista, Norris ha dichiarato che le precedenti stime sono state fatte in base ad ipotesi formulate nel corso della Guerra Fredda, in visione del presunto sviluppo dei cosiddetti sistemi di spedizione nucleare tattica.

I nuovi dati sono il frutto di ricerche e documenti dell’intelligence del Governo americano.

Il Pentagono aveva previsto nel 2002-2004 che il numero dei missili balistici nucleari intercontinentali cinesi capaci di colpire gli Usa sarebbero aumentati fino a 30 entro il 2005, per raggiungere quota 60 nel 2010. Ma solo 20 delle 200 testate nucleari cinesi sarebbero attualmente in grado di raggiungere gli Usa, riferiscono gli esperti.

La Cina ha sempre mantenuto segreta la composizione e la quantità delle sue testate nucleari, nonostante le continue richieste da parte degli Stati Uniti per una maggiore trasparenza riguardo il suo budget militare.

Tuttavia, Norris ha sottolineato che l’arsenale nucleare cinese non è che l’ombra di quello americano, con le sue 10.000 testate (che entro il 2012 dovrebbero essere ridotte a 6.000).

Norris ha anche riferito che probabilmente le false stime sono la conseguenza dei tentativi di una lobby a Washington di sfruttare la potenziale minaccia nucleare cinese verso gli Usa per incentivare la capacità militare americana.

Ylenia Rosati

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