Cina: corruzione spegne entusiasmo per 85esimo anniversario PCC

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3 Luglio 2006

PECHINO: Mentre la leadership sta festeggiando l’85esimo anniversario della fondazione del Partito Comunista Cinese, apatia e disillusione si respirano lungo le strade di Pechino.

"Non provo più nulla, non significa nulla per me", dice un collezionista di chincaglierie che si guadagna da vivere raccogliendo elettrodomestici nel cuore commerciale di Pechino.

Un tassista, trasferitosi nella capitale dalla provincia orientale dello Shandong, dichiara che anche per lui "la data non ha più significato".

"Il Partito va bene, sono i membri che non vanno", sottolinea e aggiunge "c’è troppa corruzione."

Durante la cerimonia commemorativa, mandata in onda su tutte le reti nazionali, il presidente cinese Hu Jintao ha invocato "una lotta decisa" contro la corruzione , necessaria per la sopravvivenza del Partito. Il Governo ha anche annunciato una serie di arresti di funzionari corrotti sabato prima dell’anniversario.

"Il Partito elabora delle buone strategie ma non riesce a metterle in pratica", riferisce un altro, "La disoccupazione aumenta, così come le tasse e i costi dell’istruzione. Il governi locali ignorano spesso gli ordini dall’alto e trovano scuse per applicare nuove tasse."

Questi fenomeni sono un duro colpo alla visione idealista dei membri fondatori del Partito Comunista Cinese, fondato nel 1921 per combattere il regime corrotto del Kuomingtang (KMT) in nome di una società più libera ed egualitaria.

Persino alcuni membri storici, che si sono uniti al PCC spinti dal loro idealismo e che restano tuttora fedeli ai principi socialisti, hanno espresso la loro disillusione per l’attuale organizzazione del Partito.

Li Datong, ex editore del supplemento del China Youth Daily, rimosso dalla sua posizione quest’anno per aver trattato argomenti "sensibili", ha dichiarato che la leadership godrebbe di maggiore legittimità e popolarità "se fosse più trasparente".

"Il Partito è cambiato, non è più quello di Mao, non è più comunista", dichiara la 54enne Du Mingrong, che diversi anni fa ha presentato una petizione a Pechino per l’omicidio della madre e che in cambio ha ricevuto percosse dalla polizia.

"Dopo la repressione del 1989 a Tianamen e la persecuzione del gruppo spirituale del Falungong, (il cosiddetto ‘culto maligno’), ho perso tutta la mia fiducia nel regime", ha aggiunto Du.

Ylenia Rosati