Cina-Giappone: conflitto o conciliazione, i giovani sono la chiave

31 Luglio 2006

PECHINO: Quando Xiao Peng nacque, la guerra sino-giapponese era già finita da quasi 40 anni. Ciononostante, la gioventù cinese pensa che sia ancora troppo presto per seppellire i dolorosi ricordi dell’occupazione e invasione del proprio paese da parte del Giappone (1937-45).

"Non possiamo risolvere così semplicemente le questioni legate alla guerra", dichiara Jia, 23 anni, da poco laureato all’università di Tsingua, Pechino, fan dei manga (fumetti) giapponesi che ha studiato giapponese per 4 anni e aggiunge "La storia e’ qualcosa che non possiamo dimenticare".

Lo studente giapponese Akimitsu Shioya la pensa diversamente, "il Giappone ha aiutato la Cina dopo la guerra, percio’ il problema dovrebbe essere risolto", dice il 20enne studente di cinese all’università di Tokyo.

Delle visioni così diverse — nonché la reciproca antipatia che spesso le accompagna — stanno alimentando le preoccupazioni di un ulteriore peggioramento nelle relazioni tra Cina e Giappone, con il crescere della nuova generazione.

"Tra i giovani giapponesi, sono in molti a non nutrire dei buoni sentimenti nei confronti dei cinesi. E in Cina è al stessa cosa", dice Akihiro Oshima, un cinese che ha la deciso di prendere la cittadinanza giapponese.

I rapporti tra i due paesi — che non sono mai stati facili – si sono ulteriormente irrigiditi dopo la presa del potere del premier Junichiro Koizumi nel 2001 e l’inizio delle sue visite al tempio di Yakusuni, santuario dove i caduti vengono onorati accanto ai prigionieri di guerra.

Le tensioni sono poi peggiorate nell’aprile del 2005, quando decine di migliaia di cinesi sono scesi in piazza per protestare contro la richiesta del Giappone per un seggio permanente presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e l’approvazione di un testo di storia che, secondo i critici, minimizza le atrocità della guerra del Giappone.

Quest’ondata di violente proteste, aggiuntasi a quella dei fan cinesi dopo che il Giappone ha battuto la Cina all’Asian Cup nel 2004, hanno letteralmente scioccato molti giapponesi. Wei Yue, un altro fan cinese di manga e anime (cartoni animati) sostiene che non si tratta solo di "educazione" e spiega " I miei nonni hanno vissuto sulla loro pelle la storia della guerra ed è per questo che anche noi abbiamo questo sentimento verso il popolo giapponese."

" Non possiamo negare che quando guardiamo i cartoni giapponesi e leggiamo i manga, ci sentiamo più vicini ai giapponesi. Ma la politica e’ politica e il popolo è il popolo", dichiara Jia, il cui club di manga e anime vanta ben 1.5000 membri – molti di quali provenienti dalle più prestigiose università cinesi, quali Tsinghua e Beida –nonché una biblioteca di 3mila volumi.

Molti giovani cinesi e giapponesi non si sono mai incontrati ma sanno che i loro destini sono strettamente legati, soprattutto dai rapporti economici tra i due Paesi.

Per esempio, Jia lavora per una società giapponese, Wei ha visitato un osservatorio astronomico in Giappone come parte dei suoi studi e Shioya ha intrapreso lo studio del cinese per migliorare le sue prospettive lavorative.

Molti inoltre sono convinti che l’ostacolo maggiore sia la diversa visione delle cose nei due Paesi.

"Il Giappone si scusa e la Cina dice che le scuse non sono sincere. Cos’altro dovrebbe fare allora il Giappone?", si chiede Jia.

Ylenia Rosati

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