Cina nega uso organi condannati a morte per trapianti

11 Aprile 2006

PECHINO: Il ministero della Salute ieri ha negato le accuse rivoltegli dai media stranieri circa il presunto uso di organi di prigionieri condannati a morte per i trapianti. Alla conferenza stampa di ieri, il portavoce del ministero della Salute, Mao Qun’an ha riferito che gli organi usati nei trapianti provengono prevalentemente da donazioni volontarie dei cittadini prima della loro morte. "Solo per alcuni dei prigionieri che hanno commesso crimini seri e stanno aspettando la pena di morte, è previsto l’uso dei loro organi. Tuttavia, anche in questo caso è necessaria la firma di un documento medico o l’approvazione dei familiari", ha sottolineato Mao che ha aggiunto "Serve inoltre l’approvazione dei relativi dipartimenti amministrativi e giudiziari, dopo aver condotto un’accurata verifica."

Mao ha chiarito che l’iter è lo stesso qualora la donazione provenga da un normale cittadino e ha accusato alcune società d’informazione straniere di aver fabbricato e diffuso notizie false.

Il ministero della Salute lo scorso mese ha emanato una serie di leggi sul trapianto degli organi, vietandone esplicitamente la vendita, richiedendo il permesso scritto dei donatori e introducendo standard medici più severi. "Uno dei maggiori problemi nell’ambito della regolamentazione dei trapianti di organi nel nostro Paese è proprio la scarsa supervisione" ha ammesso Mao.

Ylenia Rosati

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