Cinema: il film epico coreano fra passione e sangue

Cinema: il film epico coreano fra passione e sangue

25 Febbraio 2008

MUSA

Regia: Kim Sung-su

Interpreti: Jung Woo-sung, Joo Jin-mo, Zhang Ziyi, Ann Sung-gi

Corea 2001

SWORD IN THE MOON (Cheon-gpung myeongwol)

Regia: Kim Ui-seok

Interpreti: Choi Min-su, Cho Jae-kyun, Kim Bo-kyung

Corea 2003

Nel corso delle nostre recensioni abbiamo esaminato le tematiche più ricorrenti del Cinema Coreano: il genere gangster, l’horror, i film d’autore. Ma ancora non avevamo preso in considerazione uno dei generi più popolari nella cinematografia dell’Estremo Oriente: il Cinema Epico. Non elegante ed estetizzante come quello del vietnamita Tsui Hark o del cinese Zhang Yimou, il Cinema Epico Coreano affonda le sue radici nella passione e nel sangue. Non l’arte raffinata del combattimento, ma arti mozzati e frecce che trapassano il collo, enfatizzando la crudeltà della battaglia, e orti contrasti che scuotono l’animo dei protagonisti. Un Cinema che si nutre di violenza e che ha il suo fulcro nel sentimento della vendetta, come ha spesso dimostrato nel filone gangster e noir, non poteva non trovare nel genere epico la sua espressione ideale. Nei suoi protagonisti eroismo e viltà si fondono, facendone così dei tragici antieroi in perenne conflitto, che si riscattano in un ultimo disperato gesto.

Abbiamo preso in esame due film emblematici: "Musa" di Kim Sung-su, insuperato successo del 2001, e "Sword in the Moon" di Kim Ui-seok.

Il capolavoro di Kim Sung-su è ambientato nella Cina del XIV Secolo. La trama si basa su una storia vera: poco dopo la presa del potere da parte della dinastia Ming, un emissario dei Ming in Corea venne ucciso e le relazioni tra le due nazioni si inasprirono. Musa è la storia di un gruppo di coreani inviati in ambasciata in Cina, che vengono arrestati e mandati in esilio. Nel deserto salvano una principessa Ming. Riconsegnandola sana e salva ai Ming sperano di riallacciare buone relazioni tra le due nazioni e riabilitare il proprio nome. Nel film la situazione si trasforma in un triangolo amoroso di sentimenti inespressi tra la Principessa, il Generale, e lo schiavo combattente.

Romantico e brutale al contempo, melodrammatico e crudele, perso nella magnificenza dei paesaggi, sontuoso e strepitosamente filmato tra luci abbaglianti e bagliori di fuochi, il film fa leva sull’ambiguità dei suoi eroi e il crescendo delle loro tensioni. Il generale, interpretato da Joo Jin-mo, si sente vittima delle proprie debolezze, ma resta fedele alla promessa data, e più sente venir meno la propria autorità più si ostina nelle sue decisioni, sperando, in fondo, nel riscatto di una morte bella. La malinconia di un destino ineluttabile, il senso della sconfitta e dell’onore gravano su tutto e più il gruppo affronta situazioni estreme e disperate più si sfalda nell’odio, nella rivalità e nel rancore, il che rende Musa inusuale rispetto ad altri Kolossal.

Zhang Ziyi interpreta l’altezzosa principessa Ming (ruolo caratterialmente non molto dissimile da quello che l’ha resa celebre con "La tigre e il Dragone"), mentre l’eroico schiavo guerriero (il "musa" del titolo) è l’idolo coreano Jung Woo-sung, ex modello e regista di video musicali. "La difficoltà non è stata tanto nell’utilizzo delle armi, ma nell’immaginare come si comportava la gente tanti anni fa, come viveva, ed immedesimarsi". All’epoca dell’uscita del film Hollywood sembrava alle porte per Jung Woo-sung, ma l’attore confessava "Mi piace interpretare l’eroe e non riesco a trovare bei ruoli nei film hollywwodiani".

Splendidi attori anche in "Sword in the moon" di Kim Ui-seok, quasi totalmente immerso in colori oscuri e tonalità cupe. Anche qui feroci combattimenti grondanti sangue e in primo piano il tormento dei protagonisti. L’inizio del film è quasi un giallo: un misterioso assassino si introduce a palazzo come un fantasma, uccidendo ad uno i ministri che hanno appoggiato il colpo di stato del nuovo sovrano. Siamo nella Corea del Seicento e un generale, definito "macellaio di uomini" per la sua prontezza nel maneggiare la spada, è chiamato a difesa dei ministri in pericolo, alcuni dei quali sembrano agitati dai sensi di colpa e minacciati da una giustizia vendicatrice. Ben presto, però, il "caso" passa in secondo piano e i flash back ci rimandano ad una vicenda di amicizia e tradimento che è il vero fulcro della storia. Trovandosi faccia a faccia con l’assassino, il generale lo lascia libero. L’ombra del passato lo insegue. Erano amici inseparabili nella scuola militare della "spada di luna" (erronea quindi la traduzione del titolo), trovatisi poi a combattere su fronti opposti. Per salvare la vita ai propri compagni, il generale è stato infatti costretto a giurare fedeltà al sovrano, portandogli la testa del suo vecchio maestro. Nella carneficina che è seguita, durante la quale i due amici si sono trovati ad impugnare la spada uno contro l’altro, l’amico tradito ha votato la sua vita ad una sola causa: la vendetta contro i responsabili del massacro. Splendide le scene di battaglia, a partire dalla decapitazione del maestro, a cui la passionalità della situazione dona una tonalità in più di drammaticità. Sono le passioni pulsanti il motore del film, solo in apparenza giocato sui risvolti politici, e il doloroso ricordo di un’amicizia perduta nel corso degli eventi ma mai dimenticata. E solo nel finale i due amici si riuniscono affrontando insieme la morte. Storia di un’amicizia virile dai velati risvolti omosessuali che affonda nel sangue e nel rimpianto, conferendo al film una marcia in più che lo distingue dal classico wuxia.

la critica cinematografica, Gabriella Aguzzi

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