Cipressi intorno ad Ashkabad

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21 Marzo 2006

ASHKABAD: Turkmenistan, terzo paese incluso nella lista nera di Giornalisti Senza Frontiere per la censura stampa, dopo Corea del Nord ed Eritrea, continua ad essere un enclave geografica chiusa nella politica bizzarra del Presidente Niyazov, il Turkmenbanshi, ovvero Capo dei Turkmeni.

Presidente a vita dal 1999, l’ultima legge da lui varata prevede niente di meno che la creazione attorno alla capitale di una sorta di parco di cipressi. Dopo aver varato una legge che taglia le pensioni a chi non ha almeno lavorato vent’anni continuamente sul suolo turkmeno, al fine, si ipotizza di ristrutturare gli impianti petrolchimici ormai obsoleti, questo è l’ultima esigenza che il Turkmenbashi ha manifestato. Motivo, la temperatura della capitale è insopportabile e creare un’area verde potrebbe aiutare a risolvere il problema.

Ultimamente poi, altre leggi sono state approvate, da un parlamento che non ha potere e che è totalmente sotto l’autorità di Niyazov, come il divieto di ascoltare musica in playback, di ascoltare l’opera o andare a vedere il balletto, perché espressioni di una cultura ‘non necessaria’ alla nazione turkmena.

‘Presidente a vita’, ‘padre spirituale della nazione turkmena’, Niyazov è arrivato a riformare il calendario sostituendo i nomi dei mesi dalla lingua turkmena, con quelli della sua famiglia, o di eventi che possano ricordare ed esaltare il Turkmenistan. Persino un libro, il ‘Ruhnama’, il ‘Libro dell’Anima’, libro che contiene il pensiero filosofico del Presidente, scritto di suo pugno, è diventato obbligatorio nelle scuole, deve essere esposto in tutte le librerie e imparato a memoria.

Un culto della personalità tanto che qualcuno è arrivato a definirlo un faraone, con statue d’oro da lui volute ed erette in ogni angolo della capitale.

Turkmenistan, un paese, ignorato dal resto del mondo per la censura, con un presidente che sa benissimo, che a nessuno, né Stati Uniti, né Russia, verrà ma in mente di intromettersi nei suoi affari interni nonostante le violazioni giornaliere delle più minime libertà. La stabilità del paese, anche se in forma dittatoriale, è troppo importante per un area ricca di gas da esportare e crocevia di gruppi terroristici.

Marianna Sacchini