Germania e Stati Uniti rafforzano i legami con l’India

7 Maggio 2007

NEW DELHI: Nonostante gli accordi commerciali siglati recentemente con l’India, l’Italia sembra essere ancora in affanno sulla strada che dovrebbe portare a un deciso e definito rafforzamento delle relazioni economiche con il Paese asiatico.

Da una parte però – si potrà obiettare – è anche vero che l’ammontare complessivo del commercio bilaterale tra le due nazioni è aumentato nell’ultimo lustro in maniera considerevole — quasi stupefacente considerando alcuni dei presupposti sui quali si erano messe le basi per l’espansione dei volumi della bilancia commerciale nazionale. Si parla di aumenti voluminosi, sia dal lato delle importazioni (+ 83,5% nel periodo 2000-2006) sia dal lato delle esportazioni (+ 115,5% nel periodo 2000-2006).

Occorre tuttavia esaminare anche l’altro risvolto della medaglia, passando in rassegna almeno tre elementi che possono condurre a delle facili riflessioni.

Il primo punto è che gli sforzi compiuti hanno avuto come uno dei principali risultati quello di ampliare ulteriormente il deficit commerciale italiano nei confronti del subcontinente, che è aumentato fino a raggiungere (e superare) gli 800 milioni di Euro.

Il secondo punto è che l’India conta ancora troppo poco nelle proporzioni delle esportazioni del made in Italy sul totale complessivo: una percentuale che per il 2007 si stima tra l’1,6% e l’1,8% (ovvero, ragionando in termini di classifiche, l’India non è tra le prime 30 destinazioni più importanti per le vendite estere italiane).

Il terzo, sul quale ci si vuole soffermare più ampiamente, è la concorrenza che l’Italia trova nello stipulare accordi e intese commerciali, tecnologiche, finanziarie. L’India, per dirla in altri termini, è un mercato (o se preferite, un insieme di mercati) che attrae tutte le principali nazioni del mondo, siano esse europee, americane o asiatiche (discorso a parte meritano gli accordi intercontinentali con l’Africa). In questa gara per procurarsi i favori del subcontinente l’Italia è sicuramente in corsa, ma non sembra né gareggiare da sola tanto meno guidare il gruppo dei "concorrenti".

Recentissime sono, ad esempio, le intese indo-tedesche, o quelle indo-statunitensi. La Germania è stata ultimante protagonista di alcuni accordi che incentiveranno la cooperazione tecnica e finanziaria tra le due nazioni, specialmente nel settore in cui l’India dimostra maggiori carenze che, oramai pare superfluo ribadirlo, è quello delle infrastrutture.

L’efficienza tedesca nel settore debole per eccellenza del subcontinente verrà messa quindi a disposizione in tempi rapidi: di questo si è discusso nel meeting "Indo-Germany", insieme di riunioni e manifestazioni in cui si sono tratte le somme dei commerci bilaterali e degli interscambi culturali tra i due Paesi. Un risultato che Berlino reputa soddisfacente, considerando che il totale progressivo del valore del commercio tra le due nazioni ha superato nel 2006 quota 10 miliardi di dollari.

Discorso similare è fattibile per un altro "Grande" dell’economia mondiale, gli Stati Uniti d’America. Gli States, al contrario della Germania, sembrano interessati soprattutto a incentivare gli scambi commerciali, piuttosto che mirare al raggiungimento di obiettivi comuni mirando allo sfruttamento della complementarietà tra le due economie nelle fasi tecniche di produzione o di erogazione dei servizi.

Gli Stati Uniti hanno mostrato esplicitamente l’intenzione di stringere in tempi rapidissimi degli accordi per promuovere i commerci (a proposito, si segnala che da una settimana i mango indiani sono disponibili nei mercati ortofrutticoli statunitensi, dopo diciassette anni di assenza). Nelle riunioni già programmate tra le due nazioni si discuterà però anche di altro: operazioni societarie e materie fiscali sembrano essere i primi punti all’ordine del giorno.

Roberto Rais

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