Il commento: Italia e Giappone, diversità e similarità fra globalizzazione, competitività e riforme.

9 Luglio 2007

TOKYO: Il seminario, Globalizzazione, Competitivita’ e Riforme: Italia e Giappone a confronto

Le iniziative che trovano spazio nell’ampio alveo della Primavera Italiana in Giappone 2007 sono innumerevoli, e particolarmente numerose finora sono quelle di carattere culturale e di promozione commerciale. Non sono però mancati anche eventi che potremmo definire piu’ prettamente "accademici", come il seminario dal titolo "Globalizzazione, Competitivita’ e Riforme: Italia e Giappone a confronto", tenutosi venerdì 6 luglio presso la prestigiosa Università di Waseda, a Tokyo.

Corriere Asia è andato a seguire l’evento, a cui hanno partecipato importanti esponenti del mondo universitario sia giapponese che italiano.

TOKYO. L’Università Privata di Waseda, la seconda più famosa università della capitale giapponese dopo l’Università Statale di Tokyo, è stato il teatro presso cui si è svolto questo seminario, il cui tema è stato un confronto parallelo tra le esperienze italiana e giapponese nell’ambito politico ed economico, con uno sguardo particolare alle riforme introdotte.

Il quadro finale è stato quello di una sorprendente similarità in alcune tendenze socio-economiche dei due paesi, che, nonostante le palesi diversità che comunque esistono, porta a far riflettere su quanto l’analisi delle rispettive esperienze possa essere utile non solo a decifrare il passato, ma anche in qualche modo ad interpretare il presente ed il suo evolversi.

All’evento hanno partecipato diversi docenti provenienti dall’Università di Kyoto e naturalmente da quella di Waseda, e, per parte italiana, dall’Università Statale di Milano e dall’Università Bocconi, e si è svolto in un alternarsi al microfono dei relatori, che hanno trattato i diversi temi in programma affrontando di volta in volta gli argomenti dal punto di vista del proprio paese e andando a spiegare alla platea e ai colleghi stranieri il risultato delle proprie ricerche e riflessioni.

In generale, possiamo dire che Italia e Giappone hanno avuto un quasi identico percorso socio-economico per tutto il periodo che va dalla fine della Seconda Guerra Mondiale fino al 1973, primo shock petrolifero, quando se dal lato economico i due due paesi cominciano a prendere due direzioni diverse, continuano invece a muoversi parallelamente per quanto riguarda l’aspeto politico.

In Italia la DC e in Giappone il Partito-Liberal Democratico: entrambi dotati di un ampio consenso popolare e di una diffusione capillare sul territorio, entrambi divisi in fazioni interne in lotta per la supremazia, questi sono stati i due partiti che hanno gestito tutto il periodo dal dopoguerra fino ad inizi anni ’90 nei due paesi. Diverso è però l’epilogo: se la DC con Tangentopoli è morta, dopo lo scoppio della bolla speculativa in Giappone il PLD ha avuto un ridimensionamento e ha ceduto per un paio di anni le redini del potere, ma è tuttora vivo e vegeto e alla guida del Paese.

Con gli anni ’90, in entrambi i paesi è finita un’era per iniziarne un’altra, e si è sentita la necessità di apportare riforme sia nel mondo politico che in quello del lavoro.

In Italia si è passati dal proporzionale al maggioritario, e anche in Giappone nei primi ’90 il sistema elettorale è stato parzialmente modificato; in Italia sono state effettuate diverse modifiche costituzionali in questi 15 anni, ed in Giappone, ora come non mai, la tanto dibattuta riforma della Costituzione del 1946 sembra essere vicina al suo inizio.

Il mondo del lavoro è cambiato, e molto, in entrambi i paesi, soprattutto tramite la massiccia introduzione del lavoro temporaneo nelle sue varie forme.

Uno degli aspetti per cui il Giappone era famoso in tutto il mondo era il cosiddetto sistema dell’impiego a vita, che prevedeva la certezza del posto di lavoro, i servizi forniti dall’azienda, i bonus, l’avanzamento di livello in base all’anzianità, ecc.. A ben vedere, a parte alcuni degli aspetti più propriamente "nipponici", nemmeno l’Italia si discostava di molto da questo modello, fino a nemmeno troppi anni fa.

Oggi è tutto molto diverso, e sia in Italia che in Giappone, il numero degli assunti part-time o a tempo determinato continua a crescere.

In entrambi i paesi, sono stati gli anni ’90 il punto di svolta: in Italia la Legge Treu prima e la Legge Biagi dopo hanno portato l’Italia ad essere classificato come un paese "flessibile" quasi agli stessi livelli del Giappone, dove se nel 1985 erano solo 13 le categorie di lavoro dove era ammesso il lavoro temporaneo, tra il ’96 ed il ’98 tale campo è stato esteso a praticamente tutti i livelli.

In definitiva, pur con le naturali differenze, sono molti gli aspetti in cui le rispettive esperienze si vengono casualmente o forzatamente ad incrociare.

Ultima è la questione della riforma del sistema pensionistico, un grosso problema per due paesi con una bassa natalità e un’alta aspettativa di vita media come Italia e Giappone, che fra pochi anni si troveranno a sostenere l’onere rappresentato dal ritiro dalla vita lavorativa di tutti coloro che fra gli anni ’60 e ’70 hanno sostenuto il boom economico dei due paesi.

Anche per questa ragione, non possiamo che sperare che iniziative come questo seminario servano ad aprire la strada ad uno studio maggiormente approfondito delle similari dinamiche sociali presenti in entrembi i paesi, e che tali ricerche possano infine rapprensentare uno srtumento utile per superare le problematiche che di volta in volta Italia e Giappone si troveranno ad affrontare.

Gigi Boccasile

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