Il gioco dei numeri in Cina

5 Luglio 2006

GUANGZHOU: Ad un’asta governativa un giovane uomo d’affari di nome Ding sta facendo, come tanti altri, un’offerta per delle targhe, affatto preoccupato dal costo, 54mila yuan ( 6 mila euro circa). Per quasi la stessa cifra, l’equivalente di 6.750 dollari, (20 volte il guadagno di un contadino cinese in un anno) Ding poteva acquistare due auto ‘made in China’.

La targa più costosa ha raggiunto gli 80mila yuan in un solo giorno, in cui sono state vendute altre 200 targhe per 2.932milioni di yuan (circa 366.500 dollari).

Nessun Paese è più attratto dalle auto della Cina, dove poter realizzare "il sogno della nuova borghesia" significa possedere un’auto nuova di zecca. Ma l’auto a volte non basta per coloro che aspirano a più della semplice borghesia.

Una targa è diventata uno status symbol quasi quanto la macchina stessa. La ragione sta nella magica combinazione delle aspirazioni di ricchezza e delle superstizioni del Vecchio mondo.

I numeri sono da sempre una specie di "seconda lingua" in Cina.

Il numero più sfortunato, il 4 (si), che in cinese significa anche morte, è così temuto che alcuni palazzi non hanno il quarto piano, mentre il numero più fortunato è l’8 (ba), che fa rima con fa, il carattere cinese per la ricchezza. Non è perciò una coincidenza che le Olimpiadi di Pechino saranno inaugurate esattamente il giorno 8 agosto del 2008 alle ore 8.00 di sera.

In un Paese dove 100mila persone muoiono ogni anno per incidenti stradali, una targa che finisce col numero 4 è considerata di cattivo auspicio dai più superstiziosi.

Molti infatti comprano le "targhe fortunate" come una sorta di ‘assicurazione soprannaturale’ o semplicemente per ostentare la propria ricchezza.

Zhao Shu, presidente dell’Associazione della Letteratura e dell’Arte locale cinese, sostiene che l’infatuazione per le targhe fortunate non è che il risultato di una grossa distorsione della cultura tradizionale cinese, il cui simbolismo dei numeri risale addirittura a Confucio e al Taoismo.

"Ciò a cui si assiste oggi è un ritorno alla cultura tradizionale", dichiara Zhao e aggiunge "ma con un’interpretazione sbagliata".

Intanto l’infatuazione per i numeri in Cina cresce.

I rivenditori di cellulari vendono numeri "fortunati", alcuni dei quali costano 16mila yuan, mentre alcuni genitori non permettono ai figli di prendere taxi dalle targhe "sfortunate" durante gli esami di accesso al college.

Mao stesso aveva cercato di eliminare la superstizione senza successo e ora la numerologia è diventata un vero e proprio business nel Regno di Mezzo.

Alcune società cinesi consultano numerologi nella scelta dei nomi dei loro nuovi prodotti, o per decidere il piano su cui costruire il proprio ufficio o ancora per scoprire se il boss ha o meno un numero di telefono fortunato.

L’asta a Guangzhou, la terza maggiore città cinese, è stata tenuta sull’isola di Ersha, il nuovo punto d’incontro dei nouveau riches cinesi. Fuori, il parcheggio è sempre pieno di BMW, Volvo, Audi e Jaguar, molte di cui arrivano direttamente dallo showroom senza una targa.

Una donna ha speso 23mila yuan per una targa, solo perché "tutte le sue amiche ce l’hanno". Allo stesso modo, Ding ha spiegato che i suoi amici "hanno tutti BMW e Mercedes" e che "hanno tutti targhe fortunate". Ora che ha acquistato una nuova Chrysler, una nuova targa è una necessità.

Ylenia Rosati

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