Il ritratto:il cinema di Ang Lee fra passione e sentimento

Il ritratto:il cinema di Ang Lee fra passione e sentimento

20 Settembre 2007

A soli due anni di distanza da "Brokeback Mountain", Ang Lee conquista il suo secondo Leone d’Oro, con un film totalmente diverso da quello che lo aveva visto trionfare nel 2005 e portato successivamente in corsa per l’Oscar. Ang Lee è, infatti, uno dei registi più eclettici del Cinema d’oggi, sempre vario e capace di imprimere un tocco personale ai generi più diversi. Capace di assorbire gli umori e le culture del Cinema Occidentale, tanto da sapersi mimetizzare tra i suoi registi, così come di tornare alle proprie radici e di realizzare dei perfetti film orientali, ha spaziato dalla commedia al western passando per il wuxia, si è perfino cimentato nel difficile connubio cinema-fumetto ed ora si è addentrato nel noir spionistico ed erotico, ed è stato ancora successo.

Ma una caratteristica comune si può rintracciare nella sua variegata filmografia: Ang Lee è anche uno dei registi più commoventi di questi anni, è regista di sentimenti, ora romantico, ora melodrammatico, ora passionale. Se in "Ragione e sentimento" sa farsi perfettamente inglese e tradurre in film la grazia di Jane Austen (grazie anche alla straordinaria sceneggiatura di Emma Thompson) e un mondo di passioni represse e soffocate dalle regole ferree e dalle occhiate indiscrete della società anglosassone del primo Ottocento, in "La tigre e il dragone" sfocia nel melodramma aperto e travolgente incrociando passioni rabbiose e ancora una volta ostacolate. Due coppie come in "Ragione e Sentimento", l’una, la più anziana, misurata nei propri sentimenti, violenti sotto la pacata apparenza, l’altra giovane, istintiva e ribelle. E ancora due donne splendide come protagoniste: Emma Thompson e Kate Winslet in "Ragione e Sentimento", Michelle Yeoh e Zhang Ziyi in "La tigre e il dragone". Nel primo film tutta l’eleganza britannica, nel secondo misteri, tradimenti, spettacolari duelli aerei come nella tradizione del wuxiapian, amiche che diventano nemiche e si sfidano a colpi di spada e una delle battute più platealmente romantiche: "preferirei essere un’anima dannata che ti vola accanto piuttosto che andare in cielo senza di te" dice il Monaco morente alla donna da sempre amata.

Il film d’esordio di Ang Lee "Tui Shou" (Pushing Hands) non è mai stato distribuito in Italia. Veniamo a conoscerlo nel ’93 con "Il banchetto di nozze", Orso d’Oro a Berlino, piacevolissima commedia su un giovane cinese che vive a New York e che per nascondere ai genitori la sua relazione omosessuale affronta un matrimonio di copertura, con tutti gli equivoci e le complicazioni che la situazione comporta, anche perché i genitori richiedono una festa di nozze in grande stile. Il film sorride sul tema delle antiche tradizioni e sullo scontro tra due culture e lo fa con leggerezza, humor sottile e distaccata ironia.

Ang Lee torna a parlare di omosessualità 12 anni dopo e qui il tono è completamente diverso e struggente: "Brokeback Mountain" , ignobilmente defraudato dell’Oscar di Miglior Film a favore di "Crash", è una delle storie d’amore più belle raccontate dal Cinema dell’ultimo decennio. L’amore di Ennis e Jack (gli stupendi Heath Ledger e Jake Gyllenhaal) resiste al tempo con il continuo ritorno al luogo di un’estate felice, ma si arrende davanti alle convenzioni e al vivere quotidiano ed è soffuso di una mesta malinconia che nel finale tocca le vette più autentiche della commozione. Discusso per aver rappresentato la figura del cow boy gay (ma a ben guardare il Cinema Western affronta spesso, in maniera sotterranea, il tema dell’omosessualità), Brokeback Mountain è un western tardivo (parte dagli Anni Sessanta) e non lascia affatto sospettare le origini orientali del suo regista. Come non insospettisce "Hulk", forse il miglior film sugli eroi Marvel e tra i pochi ad aver esiti felici nel combinare Cinema e Fumetto, anche se soffocato dagli effetti speciali.

E’ invece tutto orientale il suo ultimo film trionfatore a Venezia, "Lust, Caution" (Se, Jie) che vede tradimento, omicidio e passione nella Shangai cupa e perversa degli Anni Quaranta, con Tony Leung, Wei Tang e Joan Chen. Thriller e melodramma si incrociano nel film, tratto da un breve racconto della scrittrice Eileen Chang proprio come Brokeback Mountain aveva dilatato il breve racconto di Annie Proulx, con un erotismo raffinato e atmosfere torbide. E se il noir era l’unico genere non ancora affrontato da Ang Lee, ha ora provveduto magnificamente e con il solito tocco passionale.

Gabriella Aguzzi

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