India, il nuovo rivale del ‘made in China’

23 Giugno 2006

MADRAS: Mentre le società manifatturiere globali sono in cerca di ‘terre vergini’ dove piantare le loro bandiere, l’India sta assistendo ai primi segni di una rinascita industriale.

Per anni, il settore industriale nel subcontinente è stato frenato da obsolete leggi sul lavoro. La new economy dei call center e dei centri IT non ha fatto che favorire le classi già privilegiate, ma per oltre 3/4 della popolazione con un’istruzione medio-bassa, le nuove industrie hanno significato solo pochi posti di lavoro.

L’India ha inoltre visto un aumento del 26% nelle esportazioni annuali, riferisce il ministero del Commercio. Il settore manifatturiero sta crescendo del 9.4% annuo, rispetto al 6% nel periodo dal 1991 al 2004, secondo il ministero delle Finanze. Le zone economiche speciali, le stesse enclavi che hanno guidato l’industrializzazione cinese, si stanno espandendo anche nel subcontinente. Almeno 75 di queste zone sono attualmente in costruzione, e oltre una dozzina sono già operative. Qui, nello stato di Tamil Nadu, dove i cambiamenti sono più evidenti, i gruppi internazionali stanno già beneficiando di questa trasformazione, di cui molti Paesi non si sono ancora accorti.

Nokia ha fondato un’industria che produce qui oltre 30 milioni di telefoni cellulari l’anno, ovvero 1/10 della produzione globale. Hyundai Motor, che produce una nuova auto a Tamil Nadu ogni minuto, ha trasformato l’India nel centro globale per la Santro, e progetta la vendita quest’anno di 100mila veicoli ‘made in India’ in 60 nazioni, e 300mila entro due anni.

"Geograficamente l’India è vicina al cuore del mercato globale e secondo, in India ci sono persone con un livello d’istruzione molto alto", dichiara Heung Soo Lheem, direttore delle operazioni indiane per la Hyundai, spiegando perché la sua società ha investito nel subcontinente.

"Terzo — aggiunge – i fornitori sono qui e i costi della manodopera sono inferiori alla Cina."

In questa ‘corsa all’oro’ che in un certo senso evoca l’inizio del boom industriale della Cina, multinazionali quali Bayerische Motoren Werke, General Motors e Intel stanno puntando al settore immobiliare nella regione di Tamil Nadu, come anche nel caso di società minori sud-coreane e italiane.

"Dopo la Cina, la prossima grande ‘industrializzazione’ avverrà in India, e le società straniere lo hanno capito, altrimenti perché acquisterebbero immobili qui", dichiara B.G. Menon, responsabile della Mahindra World City, una zona economica speciale fuori Madras, che ha venduto degli immobili a BMW e altri.

La rinascita dell’India come centro industriale deriva principalmente dal fatto che sempre più multinazionali sono ormai in cerca di alternative alla Cina.

Una carenza di talenti ha provocato l’aumento dei salari medi, il che potrebbe a lungo andare aumentare i costi dei prodotti cinesi ed eliminare quello che un tempo rendeva vantaggioso il mercato cinese rispetto a quello indiano. Nel frattempo, i governi occidentali stanno minacciando di limitare le esportazioni cinesi imponendo dei dazi anti-dumping.

Le nazioni del sud-est asiatico, inclusa la Thailandia, Vietnam e Cambogia, prevedono anch’esse un boom nel settore manifatturiero. L’India rimane indietro per le infrastrutture, ma ha un grosso vantaggio su di loro: un mercato interno di oltre 1 miliardo di persone.

Anche i salari indiani sono relativamente bassi, circa 2 dollari al giorno per un lavoro in fabbrica, rispetto al minimo salariale di 3.50-4.50 dollari al giorno in Thailandia, e 4-8 dollari che gli operai cinesi cominciano a chiedere data la carenza di manodopera.

La Cina non deve certo sentirsi minacciata da tutto questo, le sue esportazioni superano ancora quelle indiane. Secondo gli esperti, i due Paesi non entreranno in competizione poiché occuperanno diverse posizioni nel mercato industriale. Giocattoli, congegni elettronici e tv, resteranno fuori della portata dell’India, ma grazie a fattori quali abilità tecnica e manodopera a basso costo, la produzione indiana sarà un ottimo supplemento a quella cinese. Quindi, non giocattoli, ma cellulari, non vetture finite bensì componenti auto, non calzature sintetiche ma scarpe di pelle.

Ylenia Rosati

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