India intende combattere la povertà, ma non a costo della crescita

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23 Maggio 2006

NUOVA DELI: Il primo ministro indiano ha promesso ieri di impegnarsi nella lotta alla povertà e nella divisione equa della ricchezza apportata dal successo economico, ora che il suo governo è giunto quasi a metà del suo primo mandato, ma sottolinea che non intende farlo a costo della crescita del Paese.

Il premier indiano, Manmohan Singh ha inoltre riferito che l’India di oggi è molto meno divisa e il suo Governo molto più aperto, ma c’è ancora tanta strada da fare.

"Dobbiamo costruire un’economia più attenta e competitiva", ha dichiarato Singh in un breve discorso diffuso a livello nazionale dalla televisione statale.

"La nostra economia ha agito con giudizio in questi due anni. Per sostenere e aumentare la crescita, nonché trovare le risorse per aiutare i poveri, dobbiamo gestire le nostre finanze con saggezza e lungimiranza."

La terza economia asiatica è cresciuta con una media dell’8% in questi tre anni, spinta soprattutto dalla richiesta da parte della nuova borghesia e dal crescente investimento estero. La Banca centrale prevede infatti una crescita del 7.5-8.0% nell’anno fiscale che si concluderà a marzo 2007, piazzando la seconda nazione più popolosa al mondo — con oltre un miliardo di persone — tra le nuove economie globali.

Il governo di Singh ha sconfitto il Partito Bhartiya Janata (BJP) due anni fa, in seguito alle proteste delle classi povere urbane e rurali che non arrivavano a godere dei benefici del boom economico.

Il Governo di Singh arriverà a metà del suo mandato quinquennale tra sei mesi.

Il premier ha inoltre riferito che le tensioni sociali, soprattutto tra le caste, sono diminuite sotto il suo Governo. Infatti, non possono essere dimenticati i migliaia di morti nello spargimento di sangue nello stato occidentale del Gurajat nel 2002, una delle peggiori manifestazioni di violenza religiosa mai viste in India.

Al contrario del discorso dello scorso anno, questa volta Singh ha solo accennato alla politica estera, affermando che le relazioni con i vicini e le altre potenze mondiali sono migliorate durante il suo Governo, soprattutto le relazioni con il Pakistan. Le due potenze del Sud-est asiatico erano infatti arrivate molto vicine alla guerra a metà del 2002, per la questione della regione himalayana, argomento sensibile per entrambe le parti e che in passato ha causato due delle tre guerre che hanno visto coinvolti i due Paesi.

Ylenia Rosati