IVA anti-crisi per le imprese cinesi

Il 2009 ha visto l’applicazione della nuova disciplina VAT su scala nazionale nel territorio cinese e il susseguirsi di circolari e risoluzioni atte a contrastare la crisi finanziaria.

  

Nuovo regime d’imposta

La riforma della VAT, in vigore dal 1 gennaio 2009, fa seguito all’Economy Stimulation Plan delineato dal Consiglio di Stato nel novembre 2008 ed e’ tra le leve principali adottate dall’Autorità finanziaria per stimolare l’economia cinese durante la crisi globale.

La nuova disciplina ha trasformato il regime d’imposta da un sistema orientato al processo produttivo ad un sistema maggiormente indirizzato al consumo. La riforma ha infatti introdotto la detraibilità della VAT sull’acquisto di immobilizzazioni materiali, abrogando le precedenti agevolazioni di esenzione e rimborso per l’importazione e l’acquisto domestico di macchinari (benefici concessi dalla previgente normativa ai soli settori “incoraggiati”, cd. encouraged projects). In subordine, il nuovo regime ha introdotto un’aliquota unica e ridotta (3%) per le società con fatturati minori (small-scale taxpayers).

Peraltro, la manovra anti-crisi e’ stata rafforzata da costanti interventi alla disciplina dell’imposta indiretta. Nel corso dell’anno, infatti, l’Autorità tributaria ha reagito ai cali dei flussi export variando più volte le aliquote per i rimborsi all’esportazione in un’azione di contrasto alla recessione e concedendo VAT refunds più generosi nei settori strategici (circolari Caishui [2009] n. 14, 43 e 88).

  

Aliquote e soggetti passivi

L’imposta sul valore aggiunto e’ il tributo più rilevante tra le imposte cinesi sul volume d’affari (Value Added Tax, Business Tax, Consumption Tax). La VAT e’ stata introdotta in Cina dalle Provisional Regulations of the PRC on Value-added Tax e dai relativi regolamenti attuativi nel 1993. Tali norme sono state più volte emendate fino alla recente riforma, in vigore dal 1 gennaio 2009.

Con riguardo all’ambito di applicazione, la VAT colpisce le cessioni di beni effettuate nel territorio della Repubblica popolare cinese (RPC), le importazioni di beni e la prestazione di determinate tipologie di servizi. Le attività di processing, riparazione o sostituzione sono soggette a VAT mentre le altre prestazioni di servizi sono generalmente soggette a Business Tax al 5% (art. 1, Interim Regulations of the PRC on Value-added Tax – IRVAT).

Per quanto attiene alle autorità competenti, si deve rilevare che la Value-added Tax e’ amministrata dallo State Administration of Taxation (SAT) e le relative entrate fiscali, che rappresentano gran parte del gettito per il Governo cinese, sono suddivise tra il Governo centrale e le amministrazioni locali.

L’aliquota d’imposta generalmente applicata e’ il 17% (art. 2, comma 1, IRVAT), mentre l’aliquota ridotta del 13% (art. 2, comma 2, IRVAT) si applica solo a limitati beni (grano, oli vegetali, acque e acque potabili, prodotti alimentari, varie categorie di gas, quotidiani, periodici e libri, fertilizzanti, macchine agricole, ecc.). Sono inoltre esenti da VAT limitate categorie di merci agricole e prodotti farmaceutici, mentre non sono soggette le esportazioni (tranne per i beni “scoraggiati”).

Con riferimento ai soggetti passivi d’imposta, questi si differenziano in small-scale taxpayers e general taxpayers, distinti in base al volume d’affari e al sistema di gestione contabile adottato.

Gli small-scale taxpayers, contribuenti di piccole dimensioni, hanno fatturati annui inferiori a CNY 500.000 (per le società produttive) o a CNY 800.000 (per le società commerciali), emettono fatture di vendita con un’aliquota ridotta (3%), ma non possono detrarre la VAT sugli acquisti.

I general taxpayers, invece, sono soggetti passivi con fatturati annui eccedenti i limiti sopra menzionati e possono detrarre la VAT a credito sugli acquisti dall’imposta a debito sulle vendite (in sede di liquidazione periodica). Tali soggetti possono altresì richiedere il beneficio del rimborso VAT per l’imposta versata sull’acquisto di beni esportati. Le aliquote di refund variano in base alle categorie di prodotto, identificate con codici doganali assimilabili alla nomenclatura instrastat europea.

 

Misure anti-crisi

Per quanto concerne i più recenti sviluppi, l’Autorità fiscale ha messo mano al regime d’imposta con incisivi incrementi delle aliquote di rimborso all’esportazione. Gli interventi normativi hanno quindi inserito l’Export VAT Refund tra le misure “traino” della ripresa economica.

La circolare Caishui [2009] n. 88 emessa dal SAT il 3 giugno 2009 ha innalzato le aliquote dei rimborsi all’esportazione di oltre 2.600 codici doganali (prodotti agricoli, apparecchi elettromeccanici, materiali vetrosi, acciaio, calzature, ecc.). Inoltre, ai sensi della circolare Caishui [2009] n. 43, in vigore dal 1 aprile 2009, il SAT ha incrementato il VAT refund di altre 254 categorie merceologiche (tessuti e filati, apparecchi meccanici ed elettronici, prodotti chimici, ecc.). Da ultimo, per completare il quadro dei recenti interventi, si deve rilevare che gia’ ad inizio anno, con la Caishui [2009] n. 14 del 5 febbraio 2009, l’autorità ha variato le aliquote di rimborso VAT per diverse nomenclature di materie tessili, filati e prodotti di abbigliamento.

La Value Added Tax ha quindi costituito, nel corso del 2009, uno strumento di stimolo alla ripresa dell’economia cinese. Il Consiglio di Stato valutera’ l’efficacia della riforma e dei più recenti interventi normativi; in base alla rispondenza delle imprese alla manovra ed in relazione alla crescita dei singoli settori, potrebbero essere introdotte ulteriori rettifiche alla disciplina dell’imposta indiretta. 

 

Lorenzo Riccardi – Dottore Commercialista, Shanghai

GWA, lr@gwa-asia.com T: +86 138 187 36 209

Lorenzo Riccardi

Informazioni su Lorenzo Riccardi

Insegna fiscalità asiatica presso Shanghai Jiao Tong ed è Adjunct Associate Professor alla Xian Jiao Tong Liverpool University. Si è specializzato in fiscalità internazionale all'IBFD di Kuala Lumpur e nel 2016 ha conseguito una borsa di studio per un progetto di dottorato di ricerca sulle economie del Far East presso Shanghai University. E’ segretario dell’Associazione degli Accademici italiani in Cina ed e’ stato ammesso come International Associate dell’American CPA Association, membro di Australia CPA, dell'Ordine dei Dottori Commercialisti, del Registro dei Revisori in Italia e International Affiliate dell’Hong Kong Institute of CPAs. Vive e lavora a Shanghai, dove si occupa di diritto commerciale e tributario, seguendo gli investimenti stranieri in Cina e Sud Est Asiatico. Ha ricoperto ruoli nella governance di istituzioni e gruppi societari, tra cui Giorgio Armani, Trussardi e Pomellato. E' socio dello Studio di consulenza RsA (www.rsa-tax.com), specializzato in Asia e paesi emergenti e ha ricoperto ruolo di Board Director della Camera di Commercio Italia-Vietnam, della Camera Italiana in Cina e di Chief Representative di Unimpresa a Shanghai. Ha pubblicato per Il Sole 24Ore Guida alla fiscalità di Cina, India e Vietnam, per Maggioli Editore cura le guide dei paesi dell’Asia Orientale e per Wolters Kluver è il responsabile della banca dati Asia. E’ membro del comitato scientifico di Corriere Asia e Fiscalità Estera. Per l’editore Springer cura una collana di testi su temi in ambito contabile e fiscale legati alla Cina e i suoi testi sono stati pubblicati in lingua italiana, cinese, portoghese ed inglese. Contatti: Website / LinkedIn

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