La politica energetica cinese continua ad allarmare Washington

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12 Maggio 2006

HONG KONG: La caccia di risorse energetiche da parte di Pechino continua a destare preoccupazioni all’interno dell’amministrazione americana. Dopo aver ottenuto numerose concessioni in Africa, le compagnie petroliferi cinesi continuano ad allargare il loro campo di ricerca di materie prime, siglando contratti con i principali produttori di petrolio in America Latina e non solo.

Mentre il Venezuela di Hugo Chavez prosegue la sua politica di nazionalizzazione delle risorse, irritando notevolmente gli USA, Pechino ottiene contratti energetici che dovrebbero garantire la sua galoppante crescita economica. Recentemente, la società petrolifera venezuelana, PDVSA (Petròleos de Venezuela, S.A.), ha firmato due accordi di cooperazione con la China State Shipbuilding Corporation e la China National United Oil Corporation, una sussidiaria della CNPC (China National Petroleum Corporation), la più importante compagnia petrolifera cinese. Il Governo venezuelano ha garantito alla Cina il rifornimento di 300mila di barili al giorno, per un totale di 15 milioni di tonnellate nei prossimi anni.

Ulteriori accordi petroliferi, che prevedono ricerca e estrazione, sono stati siglati con il nuovo governo di centro sinistra di Evo Morales in Bolivia e con il Brasile, patner questo già importante per la Cina per la ricerca in ambito spaziale.

Ma quello che preoccupa gli Stati Uniti è la crescente presenza al largo di Miami, nella Cuba di Fidel Castro. Dopo aver già sottoscritto nel dicembre 2004, accordi di cooperazione nel campo della ricerca scientifica, Pechino per mezzo della Sinopec (seconda società petrolifera cinese per importanza, ndr), ha contratto accordi con la Cubapetroleo (Cuba Oil Corporation), per acquistare diritti di esplorazione ed estrazione nell’offshore delle acque cubane.

Secondo uno studio redatto dall’Osservatorio Geologico Americano del 2005, le potenziali riserve cubane si aggirerebbero tra i 4.6 e 9.3 miliardi di barili.

Gli Stati Uniti hanno espresso la loro opposizione alla strategia energetica cinese, sostenendo che la Cina non sta osservando le regole del mercato internazionale. Dopo essere dovuti intervenire nel 2005 per evitare l’acquisto di UNOCAL, una compagnia petrolifera americana, da parte della cinese CNOOC (China National Oil Offshore Corporation), gli USA assistono alla sempre più ingombrante penetrazione di Pechino in aree nevralgiche per gli interessi americani.

A queste accuse Pechino ha sempre risposto definendole ‘normali pratiche commerciali’, sottolineando oltremodo come Washington tenda sempre a ‘politicizzare’ determinate questioni.

Come ha sottolineato Fu Mengzi, direttore del Dipartimento di Ricerca dell’Istituto di Relazioni Internazionali, ‘per la Cina è ora più che mai necessario rafforzare la cooperazione con i paesi dell’America Latina per sostenere il suo boom economico’.

Fastidiosa e ingombrante che sia, la Cina intensificherà la sua ricerca di materie prime, anche in aree geopolitiche dove non era mai stata troppo presente.

Marianna Sacchini