Manovre di politica monetaria restrittiva all’orizzonte frenano le borse cinesi

5 Luglio 2007

PECHINO – Da un mese a questa parte quando il governo cinese ha annunciato l’aumento della stamp tax dallo 0,1 allo 0,3% non è passata settimana senza che non fosse annunciata una nuova misura direttamente o indirettamente volta a limitare il sostenuto ritmo di crescita del mercato azionario.

L’ultima, in ordine temporale, è l’annuncio che conferma anche per il secondo semestre dell’anno, il trend di politica monetaria restrittiva da parte della banca centrale cinese.

La borsa di Shanghai ha chiuso le contrattazioni di mercoledì con lo Shanghai Composite Index ben al di sotto dei 4.000 punti a quota 3.816 in calo del 2,14% e lo Shenzhen Component Index a quota 12.509 in calo dell’1,97%.

I volumi, a quota 112,6 miliardi di yuan, sono scesi per la quinta seduta consecutiva.

Ma lo scorso venerdì altre due notizie hanno interessato i mercati azionari cinesi: l’annuncio di un’emissione da 1,55 trilioni di buoni del tesoro di durata superiore ai dieci anni ed una nuovo emendamento che consente al Ministero delle Finanze di ridurre o eliminare la tassazione del 20% sugli interessi attivi da conto corrente bancario.

Entrambe le manovre hanno l’intento di drenare verso altri strumenti finanziari o verso altri fini una parte della liquidità in eccesso presente su un mercato non ancora sufficientemente maturo in quanto a numero di imprese e capitalizzazione.

Le borse cinesi hanno reagito con un calo di entrambi gli indici: Shanghai ha archiviato l’ultima giornata di contrattazioni con un meno 2,39% replicata dalla piazza di Shenzhen: meno 2,61%.

Il dato più interessante della prima seduta della settimana riguarda invece i volumi degli scambi. Questi, infatti, così come gli indici durante la seduta di venerdì, sembrano aver reagito alle manovre del governo toccando un nuovo minimo negli ultimi tre mesi: 133,2 miliardi di yuan di controvalore.

Guardando agli indici la seduta è stata leggermente positiva per lo Shanghai Composite Index, più 0,41% ovvero 15,59 punti a 3.836,29 ma negativa per lo Shenzhen Component Index con l’indice a 12.475 in calo dello 0,57%.

Il giorno successivo, nonostante la seduta di contrattazioni abbia visto entrambi gli indici in recupero, più 1,65% per la borsa di Shanghai e più 2,29% per quella di Shenzhen, il dato sui volumi ha nuovamente evidenziato il trend in atto: con 129,8 miliardi di yuan il controvalore degli scambi sulle due piazze ha rivisto per la quarta seduta consecutiva un record negativo.

Sempre nella seduta di martedì si è allungata la lista delle "red chips" interessate alla quotazione sul mercato di Shanghai. Questa volta è stato il turno di Shenhua Energy, la più grande società produttrice di carbone nel paese, che ha annunciato l’intenzione di mettere sul mercato 1,8 miliardi di azioni in yuan. Questa accelerazione nel numero di imprese che ricorrono alla doppia quotazione consente al governo cinese di aumentare rapidamente la capitalizzazione delle borse del continente e, quindi, di ridurne la volatilità e perseguire gli obiettivi di controllo e stabilizzazione della crescita.

Omar Maseroli

Lascia un commento





Asia Digest
Ricevi aggiornamenti a cura dei Blogger di Corriere Asia

OK Proviamo ;) 
Combattiamo lo Spam - 100% Spam Free
close-link