Non ha età la passione del Giappone per i robot

28 Luglio 2006

TOKYO: Una famiglia sta aspettando degli ospiti. I visitatori saranno serviti da domestici ‘sui generis’ che si prenderanno cura di loro, pulendo casa e facendo conversazione. Non si impossesseranno del telecomando né svuoteranno il frigo, ma avranno forse bisogno di essere riprogrammati di tanto in tanto, perché sono robot.

"La macchina è un’amica dell’uomo in Giappone", dichiara Shuji Hashimoto, professore di robotica all’Università di Waseda (Tokyo), "considerandoli degli amici, non è un problema per noi usare i robot qui, ma forse non è lo stesso in altri Paesi."

E in parte, quello che dice il professore è vero. Infatti, in America e nel resto del mondo occidentale, l’entusiasmo per i robot è stemperato da un certo scetticismo.

Nelle prossime settimane, un gruppo internazionale guidato da un esperto di robotica italiano, Gianmarco Veruggio, svelerà la prima bozza del "codice etico" dei robot. Il gruppo di scienziati sostengono di voler incoraggiare l’uso responsabile della tecnologia robotica, viste le preoccupazioni riguardo il mantenimento dell’identità umana quando i robot diventano troppo sofisticati, l’abuso della tecnologia nelle guerre o nel modo in cui i robot interagiscono con gli umani.

Ma i giapponesi non vogliono un testo di regolamenti etici.

Il tasso delle nascite nel Paese del Sol Levante è in ribasso, e oltre 1/5 della popolazione supera i 65 anni — la più alta percentuale nel mondo. Data l’innata avversione del Giappone per l’immigrazione, i giapponesi vedono i robot come un modo per gestire diversi compiti, specialmente la cura dei disabili e degli anziani.

Tuttavia, creare un ‘robot casalingo’ è una sfida non da poco, prima di tutto per ragioni finanziarie. Infatti, Sony ha staccato la spina al suo "cane robot Aibo" e all’umanoide "Qrio" quest’anno. Mitsubishi e Honda cercano di spiegare come i robot umanoidi rappresentino il futuro, non solo per il Giappone, anche se finora il loro costo è troppo alto e la loro utilità alquanto scarsa per il mercato attuale.

Il robot Wakamaru della Mitsubishi è un casalingo. La piccola meraviglia gialla su ruote alta 91 cm – che prende il nome da un antico samurai — fa da sveglia alle persone, le tiene informate sul tempo e si occupa della casa quando non c’è nessuno. Inoltre, riconosce anche i volti e può parlare. Mitsubishi ha dato il via alle relazioni uomini-robot che secondo gli scienziati giapponesi diventeranno la normalità in futuro. Già 100 copie di Wakamaru sono state prodotte, e costeranno circa 14mila dollari.

Mentre questi robot di compagnia sono in fase di sviluppo, congegni che fondono uomo e macchina – i cyborg – si stanno avvicinando al mercato.

Il laboratorio di Atsuo Takanishi presso la Waseda University sta lavorando ad una "sedia a rotelle che cammina da sola", chiamato il "Locomotore bipede". Una persona che ha problemi di deambulazione può sedercisi sopra e usare i comandi per spostarsi. Ma la novità sta nel fatto che i robot adesso potranno anche salire le scale.

Forse il più controverso tipo di robot è l’androide.

Alcuni studiosi credono che sia una cattiva idea creare robot somiglianti agli umani, mentre per altri l’enfasi sui robot umanoidi è esagerata. Il professor Mori prevede un futuro fatto di robot di tutte le dimensioni e le forme.

Qualunque aspetto abbiano, i robot saranno comunque sempre i benvenuti in Giappone, per ragioni antiche e allo stesso tempo attuali. Le principali religioni qui — shintoismo e buddhismo — sono favorevoli ai robot nella vita della gente. Lo shintoismo crede infatti che rocce, alberi e persino i robot siano dotati di uno spirito o di un’anima.

Gli essere umani — dice il professor Mori – devono avere un rapporto intimo con le cose che creano. Questa visione è così opposta a quella delle religioni occidentali che Honda, creatore di Asimo, ha inviato dei rappresentanti al Vaticano nel 1996 per sondare la potenziale accoglienza degli umanoidi. La reazione è stata buona e Honda è andata avanti con il progetto.

Anche i manga (fumetti giapponesi) e gli anime (cartoni animati) contribuiscono alla passione giapponese per i robot. Basti pensare che la maggior parte dei giapponesi è cresciuta con gli eroi dei cartoni, quali Astro Boy.

Ylenia Rosati

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