Ragazzo tibetano non prigioniero politico, dichiara la Cina

28 Aprile 2006

PECHINO: La Cina ha condannato oggi i tibetani in esilio e le organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani per aver definito un giovane tibetano il più giovane prigioniero tibetano al mondo, dichiarando che loro obiettivo è solo promuovere l’indipendenza della regione himalayana.

Il luogo in cui si trova Gendun Choekyi Nyima, 17 anni, che secondo i gruppi pro-tibetani sarebbe agli arresti domiciliari da quando il Dalai Lama, in esilio, lo nominò 11esimo Panchen Lama nel 1995, resta ancora un segreto, a quanto pare ben custodito.

Nonostante le richieste dei giornalisti, l’ufficio d’informazione del Consiglio di Stato non ha organizzato incontri tra il ragazzo e le organizzazioni e i media esteri, per rispetto — sostiene – ai desideri della famiglia del ragazzo che non vuole essere disturbata.

"La dichiarazione delle organizzazioni straniere e dei tibetani ha come obiettivo la divisione della Cina, il sabotaggio dell’unità etnica e l’internazionalizzazione della questione tibetana per servire la causa indipendentista tibetana."

L’annuncio unilaterale del Dalai Lama ha imbarazzato e irritato i comunisti cinesi atei, che hanno tolto il nome di Nyma da una lista di candidati e approvato Gyaltsen Norbu quale reincarnazione del decimo Pancen Lama, morto nel 1989.

Un portavoce del Governo ha dichiarato che Nyima "non è la reincarnazione del Panchen Lama" ma piuttosto "un semplice ragazzo appartenente al gruppo etnico tibetano in Cina."

"Gode di buona salute e vive una vita normale ricevendo una buona istruzione", ha riferito il portavoce. Il nuovo Panchen Lama nominato dai cinesi ha fatto il suo debutto sul palcoscenico mondiale questo mese, in occasione del primo forum religioso internazionale in Cina dal 1949. Il sedicenne non è riconosciuto dai fedeli del Dalai Lama che lo considerano un impostore, perciò la sicurezza lo segue dovunque, per evitare che sia assassinato.

Il ritorno del Dalai Lama, fuggito in esilio in India nel 1959, non dipende dal suo riconoscimento o meno del Panchen cinese, ha riferito il portavoce del Governo. Tuttavia, quest’ultimo non smette di ribadire che è il Governo centrale cinese ad avere l’ultima parola nel determinare le reincarnazioni dei "Buddha viventi" come il Dalai o il Panchen, secondo un accordo del 1793 tra il Tibet e l’ultima dinasta Qing (1644-1911).

La porta per il dialogo con il Dalai Lama è aperta, riferisce il Governo, ma deve abbandonare il suo sostegno all’indipendenza tibetana e riconoscere pubblicamente il Tibet come parte inseparabile della Cina e Taiwan come provincia della Repubblica Popolare Cinese, unico Governo legittimo in Cina.

Ylenia Rosati

Lascia un commento





Asia Digest
Ricevi aggiornamenti a cura dei Blogger di Corriere Asia

OK Proviamo ;) 
Combattiamo lo Spam - 100% Spam Free
close-link