Regionalismo produttivo: ai Giapponesi interessa l’esperienza italiana

GIAPPONE: Una stagione di grandi occasioni per le imprese italiane potrebbe presto aprirsi in Giappone grazie alle nuove politiche governative che porteranno le imprese locali a riformulare parte del proprio modello di business, rendendolo più competitivo sul mercato interno e allo stesso tempo maggiormente export-oriented. Alle prese con una stagnazione economica da circa 20 anni, il Giappone sta cercando nuove vie per la ripresa attraverso riforme fiscali e una nuova politica che mira all’apertura commerciale. 

Nel paese i consumi stentano a crescere, ma invece di stimolarli direttamente, il governo è orientato a fare una scelta coraggiosa, aumentare la tassa sui consumi in modo da spingere le aziende giapponesi a guardare con più attenzione ai mercati di esportazione, una scelta, quest’ultima, che ha colto il plauso della comunità affaristica. Hiroshi Nakamura, professore alla Keio Business School, rimprovera alle aziende nipponiche una eccessiva concentrazione sulla soddisfazione dei consumatori, notoriamente esigenti, del mercato interno, sviluppando per esempio cellulari estremamente all’avanguardia, ma che nonhanno una presenza di mercato all’estero.

C’è chi guarda già ad una trasformazione delle aziende giapponesi che le renda più simili alle chaebol coreane, grandi aziende disuccesso planetario come Samsung, Hyundai e LG, che, grazie ad un mercato interno molto più piccolo, sono riuscite a focalizzarsi sull’export e ad essere sempre più reattive aibisogni dei mercati di sbocco. In verità quello coreano non è l’unico modello disponibile, le aziende italiane, in particolare le piccole e medie imprese, possono essere un modello sensibilmente più utile per la realtà giapponese da cui apprendere le migliori strategie per entrare efficacemente in mercati stranieri.

Questo contesto renderebbe estremamente interessanti le opportunità di collaborazione fra medie aziende italiane e giapponesi, per realizzare progetti mirati all’esportazione e all’acquisizione di una maggior presenza dimercato in paesi fino a poco fa al di fuori del circuito commerciale mondiale, ma diventati oggi estremamente importanti e capaci di attrarre investimenti, come ad esempio i paesi dell’asia sud-orientale.

Questa potrebbe essere anche un’occasione per conoscere una realtà, come quella giapponese, che a fronte della possibile apertura commerciale futura, sarà portata ad interessarsi di più ai prodotti stranieri e sapendo quanto i consumatori nipponici siano attenti alla qualità e alla personalizzazione, facilmente questi potranno trovare quello che cercano nella capacità tipica delle medie imprese italiane di soddisfare i propri clienti.

Un’altra iniziativa che può mettere in luce l’importanza dell’esperienza italiana è la futura apertura commerciale del Giappone nell’ambito del Trans Pacific Partnership Agreement, un accordo di libero scambio fra numerosi paesi del Pacifico, supportato dagli Stati Uniti. La possibilità di entrare a far parte di questo accordo ha sollevato le proteste delle aziende del settore agricolo giapponese, tradizionalmente protetto e politicamente influente.

Gli agricoltori giapponesi temono una concorrenza insostenibile da parte di giganti dell’esportazione alimentare come USA e Australia, ma la soluzione a molti di questi problemi potrebbe venire proprio dal nostro paese. Le aziende italiane ed i consorzi cheproducono cibo e prodotti agricoli di qualità, con forti caratterizzazioni territoriali, possono trovare terreno fertile nel bisogno giapponese di inventare nuovi metodi per proteggerela concorrenzialità dei propri prodotti. Partnership fruttuose attendono le aziende italiane desiderose di mettere a disposizione le proprie conoscenze riguardanti i modi per definireun prodotto come caratteristico di un luogo e avente determinati requisiti sui metodi di produzione per poter ottenere delle certificazioni di origine.

Gli imprenditori agricoli giapponesi, desiderosi di differenziare i propri prodotti dalle alternative di esportazione, potrebbero essere molto interessate ad investire per acquisire una conoscenza specificain un campo, come quello della tutela dei prodotti locali, nel quale l’Italia ha un punto di forza unico al mondo.

Maurizio Squadrito

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