Strage a Mumbai: l’elite indiana il probabile target

13 Luglio 2006

MUMBAI: Mentre l’India cerca di riprendersi dagli attentati che hanno colpito la scorsa notte la sua linea ferroviaria, sta emergendo nel frattempo la possibilità più inquietante di una strage studiata e organizzata attentamente.

Le bombe avrebbero infatti colpito soprattutto gli scompartimenti di prima classe. Le vittime sono state prevalentemente uomini: a giudicare infatti dalla lista dei morti e feriti stilata dagli ospedali della città si tratterebbe soprattutto di colletti bianchi, la maggior parte dei quali erano passeggeri abituali.

Se colpire il sistema ferroviario puntava a spezzare la dinamicità di Mumbai, capitale della cinematografia e della finanza indiana, allora l’attentato a questi 7 scompartimenti è stato un tentativo ancor più mirato di colpire gli uomini che guidano l’economia di questa città: banchieri, broker, mercanti di diamanti e ingegneri.

In un discorso mandato in onda sulla tv nazionale, il primo ministro Manmohan Singh, ha chiesto alla popolazione di mantenere la calma concludendo, "Nessuno può mettere in ginocchio l’India. Nessuno può ormai ostacolare il percorso del nostro progresso. Gli ingranaggi della nostra economia continueranno a muoversi e l’India continuerà a camminare a testa alta e con fiducia."

Nonostante le preoccupazioni iniziali circa le conseguenze degli attentati sull’economia del Paese, il centro finanziario indiano non si è però fermato: i parcheggi erano pieni, il traffico congestionato come sempre e anche il commercio lungo le strade in pieno fermento.

Il direttore generale della polizia di Maharashtra, lo stato in cui si trova Mumbai, ha riferito che "non ci sarebbero prove evidenti" per poter accusare Lashkar-e-Taiba, l’organizzazione militante islamica che lotta contro la legge indiana nel Kashmir, sottolineando però che "il modus operandi suggerisce un loro chiaro coinvolgimento." Il numero di attentati, la loro natura organizzata, il tipo di esplosivo usato (RDX, potente esplosivo al plastico) e l’uso di congegni di controllo a distanza sono tutti fattori a sostegno di un’implicazione del gruppo Lashkar-e-Taiba, forse in collaborazione con altri gruppi locali.

Tuttavia, un portavoce del gruppo, Abdullah Ghaznavi, ha negato qualsiasi coinvolgimento affermando "le forze di sicurezza indiane accusano Lashkar NEL tentativo di diffamare la lotta per la libertà del Kashmir."

Nel frattempo, in Pakistan, Hizbul Mujahedeen, un gruppo di guerriglia locale, ha negato anch’esso il suo coinvolgimento negli attentati di Mumbai.

Secondo gli analisti, un collegamento con il Kashmir potrebbe danneggiare i processi di pace in corso tra i due rivali, entrambi dotati di armi nucleari. Delle nuove tensioni sarebbero riemerse già mercoledì quando l’India ha chiesto al Pakistan di smantellare "l’infrastruttura del terrorismo" al confine. Le autorità del ministero degli Esteri non hanno però presentato ancora delle dirette accuse al Pakistan per gli attentati.

Ylenia Rosati

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