Tokyo, il premier Hatoyama si dimette. Unanime il parere dei giapponesi: vogliamo rinnovamento dalla politica

TOKYO: Inaspettata ma forse da tutti augurata, soprattutto dall’opinione comune. Questa l’atmosfera generale che accompagna l’epilogo di una dinamica politica seguita con forza dai media giapponesi e iniziata a metà del mese scorso. Il primo ministro Hatoyama si dimette in seguito ad una profonda spaccatura politica all’interno della coalizione del Partito Democratico del Giappone, alla guida del Paese da settembre scorso dopo oltre 50 anni di governo incontrastato da parte del Partito Liberal Democratico. Hatoyama paga cara l’impopolarità ottenuta dall’aver mancato ad una delle promesse elettorali: il trasferimento effettivo della base americana di Futenma dall’isola di Okinawa.

Dopo aver seguito con passione talk show politici qui in Giappone e raccolto il parere dalla gente riscopro una società bisognosa di attenzione dalla classe politica da una parte, e la voglia di realizzare un dialogo dai connotati internazionali senza compromessi dall’altra.

Era il 30 maggio quando il ministro per le Pari Opportunità Fukushima leader femminile del partito social democratico, con sguardo fermo annuncia alla tv giapponese di non aver accettato i compromessi della componente tripartitica di cui fa parte e di non aver acconsentito alla firma del documento ministeriale con cui la base militare statunitense di Futenma ottiene incondizionatamente il controllo della zona di Okinawa. "Non era negli accordi fatti agli elettori, il popolo giapponese crede in noi e noi andremo avanti senza rimorsi". E’ il primo segnale di cedimento all’interno dell’alleanza della sinistra moderata giapponese che ha portato Hatoyama a sbaragliare la destra al potere nelle ultime elezioni.

Il giorno dopo il Partito Social Democratico conferma le dimissioni dall’incarico ministeriale di Fukushima e sottoscrive l’uscita del partito dalla coalizione. Gli alleati del Nuovo Partito Popolare e del Partito Democratico del Giappone assistono al tasso di impopolarità più alto della storia politica giapponese nei confronti del proprio primo ministro: soltanto il 17% del sostegno. La reazione di Hatoyama è immediata. Le dimissioni vengono consegnate dall’ormai ex primo ministro con una richiesta di ammissione di responsabilità anche nei confronti di Ozawa, segretario generale del Partito.

A livello popolare l’atmosfera che accompagna le prossime elezioni di luglio per la Camera Alta è particolarmente tesa. Una sconfitta anche solo parziale potrebbe costare il ritorno della Camera Bassa all’opposizione liberaldemocratica, bloccando così la riforma legislativa innescata dalla nuova coalizione.

"Sinceramente ho smesso di seguire le vicende politiche già dal turn over di ministri dell’ LPD da dopo Abe, credo che al di là delle posizioni ideologiche il Giappone abbia bisogno di rinnovamento soprattutto per quanto concerne l’introduzione della nuova classe politica" spiega Shota Kawabe, laureando in Scienze Economiche alla Keyo University.

"Mio padre è di Okinawa e il problema non sono gli americani in sé, non lo sono probabilmente mai stati, quanto la disattenzione del governo centrale nel farsi carico di ciò che riguarda Okinawa direttamente e questo da sempre" conclude Kumiko Nakamura, docente di lingua e cultura giapponese a Tokyo.

Molte le voci di sostegno a Fukushima san "Ha dimostrato di aver polso, testa e coraggio… il Giappone ha bisogno di donne con carattere, umili ma nello stesso tempo sicure del bisogno di rinnovamento che il Paese e la società reclamano a gran voce senza compromessi" commenta Tadashi Kimura giornalista.

E’ un Giappone freneticamente coinvolto nella costruzione di relazioni commerciali e dialoghi multilaterali solidi nell’area asiatica quello che critica Hatoyama e che scoraggia una linea insicura e zoppicante a livello politico. La nuove generazioni amplificano il disinteresse totale per una politica macchinosa, sotto molti aspetti troppo tradizionalista e chiusa al bisogno di rinnovamento. Probabilmente in quest’ottica la prosecuzione incontrastata dei privilegi militari USA più che rappresentare un accanimento americano verso Okinawa è stata avvertita dai giapponesi come una incapacità di cambiare e di aprire nuove prospettive da parte della stessa classe dirigente.

 

Da Tokyo, Paolo Cacciato

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Paolo Cacciato

Informazioni su Paolo Cacciato

Coordinatore del Business Focus China e Far East e Docente di Marketing Strategy sui Mercati dell'Asia Orientale nei Master in Internazionalizzazione di Impresa del Nuovo Istituto di Business Internazionale di Milano, sinologo e nippologo specializzato in mediazione linguistica e interculturale applicata ai processi di business development. Presidente di Asian Studies Group ©, centro studi specialistico con sedi principali in Milano Roma Padova Torino; dirige in Italia il C.U.P.I. Centro per l'Unione delle Prospettive Internazionali, già consulente d' impresa per diversi gruppi italiani, coordina ADM-EA Consulting, studio specializzato in internazionalizzazione su Cina Giappone e Corea con sede principale a Milano e desk operativi in Kobe, Shanghai, Seoul.

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