Tokyo e il progetto di ricostruzione per l’area di Tsukiji

26 Maggio 2008

TOKYO: Il mercato di Tsukiji, collocato accanto all’elegante zona di Ginza e a un passo da Shinbashi — quartiere-cuore del business tokyota — è il più grande ed importante al mondo per la vendita e compravendita del pesce. Ogni anno, infatti, tonnellate di pesce, milioni di yen d’affari e migliaia di turisti animano e circolano per i suoi 230,836 metri quadrati di superficie.

Proprio a causa di questo quotidiano ed intenso viavai di merce e di gente, il governo della metropoli giapponese, già dal novembre del 1999, si trovò a dover proporre lo spostamento dello Tsukiji in un’altra zona di Tokyo, onde ampliare gli spazi ormai decisamente limitati del mercato e rinnovarne le strutture che iniziavano a mostrare lenti ma irreversibili segni di decadimento.

Nel 2001 si decise, infine, il nome della successiva sede del mercato del pesce: Toyoso, quartiere non molto lontano da Tsukiji ma più vicino al mare e alla baia di Tokyo. Fu però nello stesso 2001 che la Tokyo Gas Co., azienda leader nel settore e precedente proprietaria del terreno in questione (dove era infatti stabilita una sua centrale), rivelò la presenza di un grande quantitativo di sostanze chimiche nocive nel terreno.

Quella che doveva, quindi, essere solo una problematica di ordine organizzativo e psicologico — per riucire a smuovere una tradizione di più di 80 anni di abitudini e familiarità –, si caricò di temi più cupi e più difficilmente risolvibili.

Da allora, progetti e polemiche sulla sicurezza del pesce, consumato tra l’altro prettamente crudo sul territorio nazionale, si susseguono ogni anno con cadenza regolare.

Secondo recenti studi — elaborati nei mesi tra febbraio ed aprile di quest’anno — pare che sia stato trovato nel terreno un livello di benzene pari a 43,000 volte il limile stabilito dalle autorità, in quanto possibile causa di cancro. Stessi problemi si presentano per le acque sotterranee, che contengono benzene e cianogeno rispettivamente 10,000 e 130 volte oltre il livello consentito. Rimane allarmante anche la diffusione di queste sostanze sui 374,000 metri quadrati di Toyoso: dei 4200 punti esaminati, ben 1500 sono risultati infetti, portando così a più di 30% la sua percentuale di contaminazione.

Per la risoluzione di questo problema, che anima non solo gli specialisti del settore ma anche l’opinione pubblica (che spesso si infiamma in quei servizi televisivi che frequentemente vanno in onda sulle reti pubbliche e private giappoesi), una soluzione definitiva non si prospetta vicina. Per il momento, l’idea più accreditata è quella di "rimuovere fisicamente il problema", ovvero di sostituire il terreno per due metri di profondità e di purificare le acque sottostanti.

Se il sindaco di Tokyo e la sua amministrazione si erano trovati inizialmente a parlare di un investimento di 67 bilioni di yen, pare adesso che tale cifra debba essere almeno raddoppiata fino ad un costo di circa 130 bilioni di yen.

Ma quello dello Tsukiji non è solo un problema di "modi" — come depurare le acque sotterranee, come ripulire il terreno, come convincere l’opinione pubblica che il rischio di intossicazione è eliminabile, come far fronte alle crescenti spese preventivate –, ma anche un problema di "tempi".

L’amministrazione tokyota, infatti, in previsione dei Giochi Olimpici del 2016 punta la sua candidatura sulla presentazione di una serie di ambiziosi progetti tra cui la costruzione di un ampio Press Center, ove ospitare comodamente i centinaia di giornalisti provenienti da tutto il mondo impegnati nella cronaca degli eventi sportivi. Si progettava di utilizzare proprio lo spazio liberatosi dal mercato del pesce di Tsukiji per la costruzione di questo centro stampa ma, a causa dei problemi di inquinamento presentatisi, la realizzazione rischia di superare i tempi massimi se non addirittura di vanificarne la messa in pratica.

La ricollocazione dello Tsukiji, quindi, si presenta come uno dei progetti di maggiore portata mai relizzati dalla nazione giapponese ma anche come un vero e proprio vaso di pandora, che rischia di buttare all’aria aspettative ed interessi di enorme portata economica.

da Tokyo, Laura Messina

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