Traffico organi dalla Cina per ricchi giapponesi

22 Marzo 2006

TOKYO: Centinaia di milionari giapponesi bisognosi di un organo nuovo pagherebbero decine di migliaia di euro per comprare fegati e reni espiantati dai corpi di condannati a morte cinesi, secondo quanto riferito dal quotidiano britannico The Indipendent raccontando la storia di un uomo d’affari, Kenichiro Hokamura, che per un rene di un uomo giustiziato ha pagato 6,8 milioni di yen (circa 48 mila euro). Secondo alcune stime il costo di un trapianto varia dai 54.000 euro per un rene fino a 129.000 per un fegato. Cifre molto alte che attirano un numero crescente di aspiranti donatori, chi per sopravvivenza chi per lucro. Allarmato per l’aumento del traffico di organi, il Ministero della sanità giapponese ha rafforzato la vigilanza. In teoria le leggi cinesi contro il traffico illegale di organi sono severissime: anche nel caso in cui il donatore sia un parente stretto del paziente, entrambi devono sottoporsi al test del Dna o fornire le prove della loro relazione di parentela o di matrimonio. La realtà è però diversa. Spesso infatti sui muri di molte cliniche ed ospedali in Cina ci sono scritte tracciate sui muri che riportano i numeri di cellulari accanto alla parola rene. I rapporti di alcune organizzazioni di difesa dei diritti umani hanno iniziato a denunciare l’espianto degli organi dai prigionieri cinesi messi a morte fin dagli anni ’80, da quando cioe’ è stata sviluppata una sostanza, la Ciclosoporina A, che facilita i trapianti, accuse che finora non sono state provate. Il Governo di Pechino si è sempre rifiutato di rivelare il numero dei condannati a morte che vengono giustiziati ma secondo molti esperti la cifra è di circa 8mila esecuzioni l’anno. In Cina, come in Giappone, c’é un forte tabù culturale legato ai trapianti che deriva dalle credenze buddhiste, secondo le quali l’espianto di un organo rende imperfetto il corpo del donatore, ecco perché si ricorre sempre più spesso al prelievo di organi a detenuti nel braccio della morte.

Ylenia Rosati

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