Una pipeline trans-himalayana?

24 Ottobre 2006

PECHINO: Fonti ufficiali dell’ambasciata pakistana hanno riferito ieri che Pechino sarebbe interessata alla proposta pakistana riguardo la costruzione di una pipeline trans-himalayana, che porterebbe il greggio medio orientale in Cina.

Il progetto prevede il collegamento di Gwadar, porto vicino al confine iraniano, alle regioni occidentali cinesi, e verrebbe finanziato in parte dal governo di Pechino.

Le sfide al progetto prima che di natura economica, poiché i costi sarebbero molto elevati, sono di natura tecnica. Il percorso della pipeline dovrebbe, infatti, attraversare regioni che per natura geografica possono risultare impervie. Si deve considerare che la pipeline dovrebbe essere collegata ulteriormente per altri migliaia di chilometri alle regioni della costa, dove il consumo di energia è più elevato.

Questa rotta permetterebbe di ridurre la mole del greggio di provenienza medio orientale che attualmente è trasportato attraverso lo stretto del Malacca, area geografica attraverso la quale appunto passa l’80% del petrolio diretto in Cina e il 90% di quello diretto in Giappone. Lo stretto del Malacca non è solo una delle principali rotte petrolifere mondiali, ma è considerata una delle rotte più pericolose essendo infestata da pirati in versione moderna che assaltano sia imbarcazioni private che petroliere.

Naeem Khan, consigliere per l’economia ed il commercio presso l’Ambasciata del Pakistan a Pechino, ha dichiarato: "al momento è solo un’idea che stiamo cercando di elaborare, ma la controparte cinese si è dimostrata interessata al progetto. La pipeline potrebbe essere parte di un progetto più vasto, per la creazione di un corridoio commerciale. Siamo già d’accordo per ampliare ed estendere l’autostrada che attraversa il passo del Karakoram, tra le due nazioni, e la pipeline potrebbe essere costruita contemporaneamente."

L’obiettivo dei due paesi è quello di incrementare il commercio a 8 miliardi di dollari entro il 2008. Al momento, il commercio bilaterale è cresciuto a 4.25 miliardi di dollari nel 2005 dai 3.06 miliardi del 2004.

Compagnie petrolifere cinesi sono già presenti in Pakistan, e stanno lavorando congiuntamente alle compagnie del Paese con lo scopo di costruire un complesso petrolchimico che abbia una capacità iniziale di raffinazione pari a 10 milioni di tonnellate di petrolio l’anno (200.000 barili al giorno), da espandere successivamente a 21 milioni di tonnellate.

Khan auspica che il governo cinese approvi il progetto entro la fine dell’anno. Considerando che ci sono già, al momento, altre proposte e progetti che prevedono la costruzione di pipeline per bypassare il corridoio del Malacca, come quella per congiungere Sittwe, in Myanmar, alla regione dello Yunnan in Cina, il dilemma più che economico potrebbe diventare di natura tecnico-politica. Ci sono altri attori e altri contratti nella regione: nello specifico contratti con l’Iran, e progetti con l’India. E l’India, malgrado la politica di distensione del ‘ping pong’, non ha ancora definitivamente raggiunto accordi né con il Pakistan per la questione del Kashmir, né con la Cina per la definizione di confini certi e inviolabili.

Marianna Sacchini

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