Vietnam: accordi economici con gli Stati Uniti

15 Maggio 2006

HANOI: La piccola economia del Vietnam, dovrà far fronte ad una brutale competizione e a molte altre sfide, dopo l’accordo commerciale con gli Stati Uniti che lo ha portato sulla soglia per accedere al WTO.

‘Questo è un gioco dove chi è forte vive e chi è debole muore’, ha detto da Hanoi Nguyen Vu Hiep, direttore della compagnia di spedizioni di Hanoi, dando cosi mostra del pragmatismo che caratterizza negli ultimi anni le economie dei paesi del sud-est asiatico.

Il Vietnam, che ha un’economia che totalizza solo 52 miliardi di dollari come prodotto interno lordo, è uno dei paesi con il più veloce tasso di crescita a livello mondiale (nel 2005 il tasso di crescita è stato dell’8.4%, ndr), e ha siglato un accordo economico sabato con gli USA.

L’accordo che doveva già essere concluso nel giugno scorso, è stato salutato con entusiasmo, e da un punto di vista strettamente politico rappresenta una pietra miliare nelle relazioni tra i due paesi.

Un processo di normalizzazione che sta andando avanti a fasi alterne da due decenni, e che vede nell’eventuale entrata di Hanoi al club del WTO una sua consacrazione.

Il Professore Tran Dinh Thien del Istituto di Economia del Vietnam, ha dichiarato che questo momento potrebbe spingere il governo di Hanoi a realizzare quelle riforme economiche di cui il paese necessita.

‘L’accesso al mercato rappresenta una grande opportunità per il Vietnam ma anche una grande sfida’, ha detto Thien. ‘La più grande sfida è la competitività che si realizzerà entrando a far parte del WTO’

Hanoi ha quasi completato tutti gli accordi necessari per aderire all’organizzazione.

Tra le future sfide che attendono il paese ci sono ancora un’economia dominata dalle imprese di stato e basata su corruzione e una burocrazia elefantiaca.

Nonostante le problematiche interne, l’Assemblea Nazionale (il Parlamento, ndr), negli ultimi anni ha fatto passare delle leggi per promuovere l’economia del paese e attirare anche investimenti stranieri, che negli ultimi cinque anni sono cresciuti appunto del 24%, attirando compagnie come la Intel Corp, leader nel settore dei microchip o il gigante della difesa, la Lockheed Martin.

Marianna Sacchini

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