Niku Udon, noodles giapponesi con carne

a cura di: Daniele Bevivino

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Nello scorso articolo abbiamo accennato ad alcune regole di comportamento, di buona educazione, che sono utili e alcune volte indispensabili quando ci si trova in Giappone o ad interagire con i giapponesi. La tavola, da sempre regno e test supremo della buona educazione anche nella cultura occidentale moderna, è in Giappone come da noi luogo di incontro e “socializzazione”.
Incontrarsi intorno ad un tavolo, è un modo per iniziare o per sottolineare certi rapporti interpersonali, consolidare rapporti di lavoro, rafforzare il lavoro di squadra, stringere alleanze o valutare i nuovi impiegati…a volte è anche, soprattutto in presenza dell’alcol, il modo per sciogliersi e finalmente lasciarsi andare un po’… in particolar modo quando si tratta di andare a bere con i colleghi o anche con i propri superiori dopo il lavoro o nelle gite aziendali.
Anche in momenti di apparente relax però, ci sono sempre e comunque delle regole da seguire! Prima regola fra tutte, che può aiutare un occidentale a fare una discreta figura, è capire la dinamica dei bicchieri pieni e di quelli vuoti!

Per fare ciò, intanto è necessario aver individuato la persona, tra i due commensali o nel gruppo, che abbia la posizione sociale, il grado, la qualifica, l’esperienza o l’età maggiore, che sia quindi in qualche modo “il superiore”. Questa classificazione che per la mentalità occidentale è al primo impatto fredda e spoetizzante, è in realtà la condizione essenziale per far sì che tutto proceda per il meglio e che all’interno delle rigide dinamiche previste possa trovar spazio anche un po’ di divertimento, una battuta, un segreto confidato… o almeno che tutto proceda per il meglio fino alla fine!

Una volta chiarito questo (non è così difficile, però!) nascerà, specialmente per il turista o il visitatore occasionale, il “combattimento” vero e proprio tra le attenzioni che dovrete al vostro “superiore” e quelle che lui vi riserverà in quanto straniero o ospite. Non dovete cedere mai! O almeno, il consiglio è di accettare sempre tutto, assaggiare sempre tutto, ma sempre assicurandovi che non stiate assaggiando, mangiando o bevendo in quantità superiore al vostro ospite o che presi dal vostro pasto la vostra attenzione nei suoi confronti vada scemando. Ecco quindi che torniamo alla regola dei bicchieri che accennavamo più su, ossia che, detta a grandi linee, il bicchiere dell’altro non dovrà mai essere vuoto.

Prima di tutto, a meno che voi non siate molto in confidenza con l’altro o che (ma è difficile) la vostra età o il vostro posto nella società vi pongano in una posizione nettamente superiore, non dovrete mai versarvi da bere da soli! Prima regola, versare da bere al vicino ogni volta che il suo bicchiere sarà vuoto o quasi, tenendo il recipiente, che sia una bottiglia o altro, sempre con due mani. L’altro dal canto suo, tenendo il bicchiere in mano e non lasciato sulla tavola (possibilmente il modo più formale è di porre una seconda mano sotto il bicchiere) vi lascerà fare e poi risponderà immediatamente riempiendo il vostro bicchiere e così via in un reciproco scambio.

Importantissimo: ogni volta che vi verseranno da bere dovrete bere almeno un sorso ( o quantomeno fare finta!) perché è estremamente maleducato farsi versare da bere e lasciare lì il bicchiere. Se non vorrete bere più, dopo qualche volta potrete lasciare il vostro bicchiere pieno, impedendo all’altro di versare ulteriormente.
Chiaramente con questi scambi reciproci il rischio ubriacatura, in caso di alcolici, è molto alto!
Seguire queste regole, apparentemente fredde e antipatiche, con il tempo aiuta invece a definire meglio i rapporti personali e guardando le sfumature nei diversi comportamenti, a dire e capire molto di più che con tante parole. Con gli amici (o con i nuovi eventuali parenti!), alla lunga molte cose si sfumeranno un po’ e qualche volta si chiuderà un occhio mentre altre si rafforzerà un concetto sottolineando un determinato atteggiamento.

Se all’inizio è soltanto l’etichetta che impone di prenderci cura dell’altro, non possiamo negare però che questo modo di fare propizi in modo particolare alcune dinamiche, che sia una forma elaborata di gentilezza e rispetto verso l’altro e che il suo significato profondo possa essere -anche- che non si può stare a tavola insieme e comportarsi come se si stesse da soli.

Per quel che riguarda la ricetta invece, come promesso, questa volta cuciniamo gli Udon che abbiamo preparato grazie alle indicazioni per farli in casa pubblicate la settimana scorsa.

Nello specifico, cucineremo i Niku Udon, ossia gli Udon con carne.

Niku udon
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Ingredienti (per una o due persone):

2 etti di udon
1 etto di pancetta (non salata)
1 porro ( o "negi")
shoyu (salsa di soia giapponese)
mirin (sake da cucina)
sake (o altrimenti vino bianco)
olio di semi
due cucchiai di polvere di fecola di patate
sale fino

preparazione:

Preparare la pancetta tagliando la carne a fette di circa 3-4 millimetri e poi in senso trasversale rispetto alle linee del grasso, in pezzi di 3-4 centimetri per lato.

Prendere il porro e tagliare cominciando dalla parte bianca diagonalmente rotelle di circa un centimetro di spessore, fino a dove il porro diventa verde (la parte verde non verrà utilizzata)

Cuocere gli Udon in una pentola con acqua bollente (come per la pasta italiana ma senza mettere il sale). Quando sono cotti, al dente, scolare e mettere sotto l’acqua fredda corrente.

Nella pentola di prima, mettere un cucchiaio di olio di semi e scaldare. Quando l’olio è caldo, mettere a soffriggere il porro tagliato a rotelline e un pizzico di sale.

Aggiungere la pancetta e mischiare con il soffritto aggiungendo due cucchiaini di Sake. Quando la pancetta cambia colore ed è cotta aggiungere circa un litro di acqua. Aggiungere 3 cucchiai di Mirin e 5 cucchiai di Shoyu. Mischiare e poi lasciare sul fuoco e poco prima che l’acqua arrivi a bollitura, aggiungere gli Udon e girare.

Dopo 3-5 minuti, i Niku Udon saranno pronti e non rimarrà altro che versare il tutto in una o due ciotole.

Se si desidera una zuppa meno liquida e più stretta, prima di aggiungere gli Udon sciogliere due cucchiai di fecola di patate con due cucchiai di acqua in un bicchiere e versare nella pentola, avendo cura di mischiarla subito con l’acqua per evitare che si addensi e depositi sul fondo. Quando la zuppa sarà più stretta, potrete aggiungere gli Udon.

Alla prossima!

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Daniele Bevivino

Daniele Bevivino

Classe 1974, dopo diversi viaggi e brevi permanenze vive in Giappone dal 2008, dove ha prima gestito il negozio online Hamakura trattando articoli della tradizione giapponese e poi un negozio di antiquariato occidentale.
Collabora dal 2006 con il CorriereAsia dove inizialmente ha curato insieme a sua moglie Yumie, cuoca e insegnante di cucina, numerosi articoli di cucina giapponese da realizzare facilmente con gli ingredienti a disposizione anche fuori dal Giappone.
Per molti anni ha scritto sul web a proposito di arti marziali giapponesi e argomenti correlati collaborando con diversi siti specializzati.