Oyakodon: pollo, uova e riso…in famiglia!

a cura di: Daniele Bevivino

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Al popolo giapponese, come a molta altra gente del resto del mondo, piacciono molto i giochi di parole, i doppi sensi, le ambivalenze e i significati nascosti. Complice una lingua che è composta da migliaia di ideogrammi di origine cinese, da due alfabeti sillabici (uno per le parole giapponesi e uno per le parole straniere) più l’utilizzo dei caratteri occidentali e il bombardamento costante di tante parole provenienti dall’estero e subito “nipponizzate”…bé, di materiale per i giochi di parole ce n’è abbastanza! Anche soltanto nel normale parlare ci sono moltissimi omofoni che spesso, più o meno maliziosamente, vengono impiegati “ad hoc” per sortire diversi risultati.

Addirittura nelle tradizioni più antiche e formali, spesso una parola non significa esattamente quello che sembra e rimanda, a volte grazie al suono e a volte grazie all’ideogramma più o meno “proprio”, a molteplici significati. Inoltre, come nel caso della ricetta che vi presentiamo questa settimana, molte volte vengono usati dei nomi che tradotti letteralmente lascerebbero un occidentale abbastanza interdetto. E’ vero anche che ciò accadrebbe anche con molti termini della lingua italiana che ormai utilizziamo in modo automatico senza più soffermarci sul reale significato e sulla loro etimologia.

Oyakodon, nome che sicuramente in tutti i giapponesi stimola appetito e acquolina in bocca, significa letteralmente “genitori e figli in tazza”…perché? Perché gli ingredienti principali di questo piatto, oltre al quasi onnipresente riso, sono il pollo e le uova…ossia il “genitore” e i “figli”!
Un po’ macabro, a pensarci bene, ma abituati da sempre a incollare tra loro diversi ideogrammi nei modi più pratici, probabilmente in passato devono aver pensato che il miglior modo per indicare un piatto con pollo e uova poteva essere indicare, per praticità e musicalità del nome, il rapporto di parentela tra gli ingredienti! Probabilmente la traduzione letterale incontrerebbe nei bambini italiani qualche resistenza nel consumare un piatto con tale nome, e forse anche in qualche adulto!

Ma i giapponesi hanno un rapporto con il cibo che è tutt’altro che inconsapevole e questo si evince già dal fatto che, come in molte altre culture dove in passato la componente sciamanica della religione è stata importante, il cibo viene “ricevuto” (per l’appunto “itadakimasu”, ricevere, al posto del nostro “buon appetito”) e in molti villaggi ma anche nelle grandi città non è raro trovare tempietti o piccoli altari dedicati agli animali che vengono uccisi per alimentarsi o ad un particolare animale che, suo malgrado, è la risorsa principale dell’economia della comunità (e al tempo stesso, paradossalmente, il protettore della comunità stessa).

Insomma, tra giochi di parole e diversi modi di pensare al cibo, eccoci a presentarvi la ricetta di cucina giapponese dell’Oyakodon, che è da considerarsi un “super-piatto unico” visti i sostanziosi ingredienti. Ha una larga diffusione in tutto il Giappone sia nei ristoranti che nei conbini, i market aperti 24 ore su 24, e infatti, tra le curiosità, il pollo e le uova sono ingredienti relativamente economici in Giappone e quindi piatti come l’Oyakodon sono diffusissimi per il loro basso prezzo, in particolar modo tra gli studenti universitari o aspiranti tali che lungo il loro percorso formativo si ritrovano il più delle volte senza grosse risorse economiche! Ma torneremo nei prossimi articoli anche su questo argomento per presentarvi alcune ricette che sono proprie del mondo universitario giapponese!

Oyakodon
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Ingredienti per 2 persone:

Un cosciotto di pollo
4 uova
200 gr. Riso giapponese
1 cipolla
4 cucchiai di shoyu
3 cucchiai di sake per cucinare
4 cucchiai di mirin
alghe Nori
1 pizzico di sale

Preparazione:

Iniziare a preparare il riso bianco in una pentola (come abbiamo già spiegato nelle ricette passate, in particolare vedi “Onigiri” e “Shiro Gohan”).

Tagliare a fettine una cipolla e metterla da parte.
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Prendere un cosciotto di pollo e togliere tutta la pelle. Rimuovere tutte le ossa. Rimarrà soltanto la parte magra e senza pelle. Tagliare il tutto in bocconcini di circa tre centimetri per lato.
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In una padella mettere 3 cucchiai di Sake per cucinare e 4 di Mirin. Mettere sul fuoco con la fiamma bassa e lasciar evaporare l’alcool per circa tre minuti. Aggiungere i 4 cucchiai di Shoyu e un pizzico di sale.

Aggiungere quindi la cipolla tagliata a fettine e mezzo bicchiere di acqua. Lasciar soffriggere finchè la cipolla non diventa morbida e un po’ trasparente.
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Aggiungere i bocconcini di pollo e mischiare con il soffritto. Durante la cottura del pollo evitare di far asciugare tutta l’acqua. Aggiungere eventualmente un altro mezzo bicchiere d’acqua.

Battere in una ciotola le quattro uova come se si preparasse il composto per una frittata. Aggiungetele quindi al contenuto della padella spargendole su tutta la superficie a coprire il tutto. Se avete dovuto aggiungere dell’acqua al soffritto, prima di versare le uova accertatevi che anche l’acqua nuova si sia riscaldata a dovere e che tutto il liquido contenuto nella padella sia caldo e in fase di bollitura.
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Mischiare leggermente, un giro di cucchiaio quindi, e coprire la padella con il coperchio per 10 secondi. Togliere il coperchio e constatare se le uova si sono effettivamente cotte. A cottura ultimata spegnere il fuoco.

Porre il riso bianco, che nel frattempo avrete finito di cuocere, ancora caldo nelle ciotole dove verrà consumato l’Oyakodon e coprire il riso con il contenuto della padella.
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A piacere, aggiungere sulla superficie la quantità gradita di un foglio di alga Nori spezzettato.
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A proposito delle alghe Nori, per l’ormai consueto appuntamento con gli ingredienti della cucina giapponese reperibili in Italia, vi mostriamo una busta di alghe Nori in fogli che si trova solitamente nei market asiatici in Italia. Queste in particolare, hanno il buffo particolare di essere prodotte in California, impacchettate in Germania e importate in Italia nei negozi cinesi. E di giapponese? Bè, la busta con gli ideogrammi e il nome!
Scherzi a parte, queste alghe vanno benissimo per questa e altre ricette dove sono necessarie! Anzi, forse le alghe Nori sono tra gli ingredienti più facilmente reperibili anche in Italia, complice forse la grande mania del Sushi o simil-sushi che ultimamente sembra dilagare ovunque, cucine italiane comprese!
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Alla prossima!

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Daniele Bevivino

Daniele Bevivino

Classe 1974, dopo diversi viaggi e brevi permanenze vive in Giappone dal 2008, dove ha prima gestito il negozio online Hamakura trattando articoli della tradizione giapponese e poi un negozio di antiquariato occidentale. Collabora dal 2006 con il CorriereAsia dove inizialmente ha curato insieme a sua moglie Yumie, cuoca e insegnante di cucina, numerosi articoli di cucina giapponese da realizzare facilmente con gli ingredienti a disposizione anche fuori dal Giappone. Per molti anni ha scritto sul web a proposito di arti marziali giapponesi e argomenti correlati collaborando con diversi siti specializzati.

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