I giardini dell’Eden: intervista a Tjaša Iris

a cura di: Manuel Olivares

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Tjaša Iris nasce a Kranj, in Slovenia, il 5 ottobre 1968. Ha ascendenti italiani e austriaci, oltre che sloveni. Dopo aver frequentato il Liceo Linguistico in una cittadina medievale vicino Lubiana, si iscrive alla Facoltà di Scienze Politiche della capitale. Nel 1989 si trasferisce a Firenze per studiare Pittura e Fotografia nella International School of Fine Arts Fortman Studios. Prosegue gli studi in Inghilterra e, in Olanda, nella Academie Minerva di Groningen. Nel ‘94 è nuovamente in Italia, a Treviso, dove ha il suo primo studio in una fabbrica abbandonata. Quattro anni dopo è a Venezia, lavorando, presso la Galleria A+A, proprietà del Governo Sloveno e utilizzata come padiglione dello stesso alla Biennale.
Soggiorna per 4 volte, in inverno, nella Cité Internationale des Arts di Parigi, vive due anni in California per poi ritornare in Slovenia dove gestisce una villa per artisti.
Nel 2008 inizia ad interessarsi al sud-est asiatico, dove si trasferisce a vivere la maggiorparte del suo tempo.

 

Cara Tjaša, vuoi parlarmi brevemente di questo tuo amore per il sud-est asiatico?

Ti cito la biografia di Gauguin: lavorava come stockbroker (oltre a dipingere), è caduta la borsa nel 1882 e lui è andato a vivere a Tahiti, dedicandosi solo alla pittura. Io stessa, in Slovenia, avevo due ditte e mi dedicavo solo parzialmente alla pittura. Facevo tre lavori. Con la caduta della borsa del Settembre 2008, inizio a interessarmi al sud-est asiatico perché ne sentivo la vibrazione più alta.
Dunque nell’estate del 2009 sono andata a Hong Kong per due settimane, trovando l’energia vitale che stavo cercando. A Hong Kong c’era una galleria interessata al mio lavoro ma poi ho vinto una borsa per un soggiorno a Singapore di un mese che includeva, nell’ultima settimana, una mostra personale nella Galleria Instinc. Una delle persone più influenti nel mondo artistico di Singapore, Marjorie Chu della Galleria Art Forum, mi ha suggerito di partecipare a un concorso per “nuove scoperte” della Fiera dell’arte della città-stato. Ho vinto il concorso e, di conseguenza, una nuova mostra personale ad Art Singapore nell’Ottobre 2010 (che ha poi cambiato nome in Art Stage). Lì mi si sono aperte molte porte e da allora ho fatto circa dieci mostre in tutto il sud-est asiatico, anche in gallerie nazionali e di particolare prestigio.
I miei quadri sono stati esposti a Bali, Kuala Lumpur, Chiang Mai, Bangkok e, più volte, a Singapore. Per informazioni più dettagliate rimando alla mia pagina di Wikipedia e a quella del sito di Saatchi Art.

 

D’accordo, dunque l’Asia ti ha accolta “a braccia aperte”. Puoi dirmi qualcosa in più del tuo rapporto con questo continente?

Dell’Asia amo molto innanzitutto il clima, i colori, i profumi, il cibo, la luce, i suoni, il cuore morbido dei thailandesi, il ritmo frenetico di Singapore, i suoi centri d’affari, le spiagge bianche, i pesci colorati del mare tropicale, gli abiti delle tribù del nord della Thailandia, con colori brillanti, vivaci che mi ispirano nel mio lavoro, i workshops d’arte tenuti dai balinesi. Nel sud-est asiatico miipiace particolarmente l’isola Penang, in Malesia e la capitale George Town. E’ sul mare, ha una luce molto chiara e morbida. Sono stata anche molto colpita dai mercati laotiani e, ovunque nel sud-est asiatico, mi piacciono molto i templi e i loro colori. Amo la vegetazione lussureggiante di questi posti, che riporto nei miei quadri.

 

Ora, nel sud-est asiatico, dove fai, precisamente, base?

Vivo a Chiang Mai, nella Thailandia del nord, da circa quattro anni, sto anche imparando il thailandese e conto di rimanere fino a Settembre. Avrei poi voglia di andare a Singapore perché qui mi sento, francamente, un po’ periferica. Singapore e Hong Kong sono i due ombellichi del sud-est asiatico e vorrei spostarmi a vivere lì.
A Chiang Mai ho iniziato a lavorare con una galleria, ho fatto una mostra personale nel Chiang Mai University Art Museum ma in genere sto usando Chiang Mai come pied-à-terre, concentrandomi professionalmente su altri posti: Bangkok (Galleria Numthong), Singapore, Cambogia.

 

Veniamo al tuo stile di pittura. Cosa puoi dirmi al riguardo?

Sono sempre stata interessata all’uso di colori forti, brillanti, vivi. La mia ispirazione iniziale l’ho avuta, a sedici anni, a Monaco di Baviera. Ci andavo spesso, nel fine settimana, trascorrendo molto tempo nei musei dell’espressionismo tedesco, per esempio al Lembachhaus. Mi piaceva soprattutto il primo periodo di Kandinsky. Poi ho cominciato a viaggiare di più, sono andata a Parigi dove ho apprezzato molto i Fauves e i Nabis. Uno dei miei maestri è stato senz’altro Matisse, per l’uso del colore e Pierre Bonnard, per le composizioni articolate e complesse. Ricordo che nel museo della Gare d’Orsay sono rimasta davanti a un suo quadro per quasi un’ora e il mio sguardo non riusciva a staccarsi, trovandovi continuamente nuovi dettagli geniali.
Nel Palais de Tokyo, sempre a Parigi, ho poi avuto l’opportunità di vedere una grande mostra di Peter Doyg, discepolo di Bonnard e ho avuto emozioni simili a quelle che mi sono state ispirate dal suo maestro.
Personalmente tendo a utilizzare colori molto brillanti, senza mai mescolarli. Giro per il mondo e compro sempre i pigmenti più puri. Mi piace esprimere, attraverso i quadri, la gioia della vita. Difatti li definisco joy of life paintings. Negli ultimi anni i giardini sono uno dei miei motivi prediletti, non a caso il titolo delle mie ultime dieci mostre è stato Gardens of Eden (I giardini dell’Eden). Nell’ultimo anno mi sono mossa dall’espressionismo europeo come principale punto di riferimento alla pop art. Inizio con la realizzazione di un quadro su tela che poi digitalizzo per interventi di volta in volta nuovi con il computer. In questo modo sto producendo delle serie, con quadri che sono sempre uguali e sempre diversi.

 

Pensi rimarrai in Asia o tornerai in Europa?

Credo rimarrò nel sud-est asiatico, il posto dove mi trovo meglio anche se ho in programma alcune mostre in Europa. La prima a Trieste, a Giugno, a cura del critico d’arte Roberto Vidali.

 

Va bene, in bocca lupo, allora…

Crepi!

 

 

 

Manuel Olivares

Manuel Olivares

Manuel Olivares, sociologo di formazione, vive e lavora tra Londra e l’Asia. Esordisce nel mondo editoriale, nel 2002, con il saggio Vegetariani come, dove, perchè (Malatempora Ed).
Negli anni successivi, ancora con Malatempora, pubblicherà: Comuni, comunità ed ecovillaggi in Italia (2003) e Comuni, comunità, ecovillaggi in Italia, in Europa, nel mondo (2007).
Nel 2009 fonda l’editrice Viverealtrimenti, per esordire con Un giardino dell’Eden, il suo primo testo di fiction e Comuni, comunità, ecovillaggi, il suo terzo su un antico e moderno movimento di comunità sperimentali ed ecosostenibili.
Nel 2011 pubblica Yoga based on authentic Indian traditions, il suo primo libro in inglese e Barboni sì ma in casa propria, una raccolta di racconti e poesie. Nel 2012 pubblica Con Jasmuheen al Kumbha Mela, dipanando un interessante accostamento tra New Age e tradizione.