Laos e il fascino di un popolo dalle mille tradizioni

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LAOS: Alla luce dell’alba il Mekong si colora di un rosa tenue quasi a dare un tocco di delicatezza a questo gigante e potente corso d’acqua. Assieme al buddismo, il “Grande Mekong” è ciò che più di tutto mette insieme questo complicato risiko che è il sud-est asiatico. Nasce tra le alte montagne del Tibet e scorrendo verso sud, dove acquista sempre più portata, attraversa la regione cinese dello Yunnan, la Birmania, la Thailandia, il Laos, la Cambogia e il Vietnam dove forma il suggestivo delta scolvolto dalla guerra e reso famoso dalle crude immagini del film Apocalypse Now. Sono circa 250 milioni le persone che vivono presso sue sponde e molte di più sono quelle che possono sopravvivere grazie agli abbondanti campi di riso che il fiume permette di mantenere perfettamente irrigati durante tutto il corso dell’anno. Qui in Laos, precisamente a Si Phan Don, vicino Pakse, il Mekong crea un fanastico scenario fatto di canali e correnti che collegano le 4000 isole che formano questo strano arcipelago tra la giungla fitta e le ampie risaie. Qui si sono creati piccoli vilaggi rurali ma la gran parte di queste isole sono ancora disabitate e le uniche due adibite a ricevere turisti offrono delle economiche ed essenziali sistemazioni dove la corrente elettrica viene distribuita giusto due ore al giorno tramite un generatore.
La vita scorre tranquilla, come in gran parte del paese. Senti parlare del Laos dalle persone che incontri in viaggio e ad ognuna di loro iniziano a brillare gli occhi mentre partono a raccontare quanto sia loro piaciuto e quanto siano innamorate della popolazione locale. Ed’è impossibile non esserlo. Quando si entra in Laos dopo aver attraversato paesi come l’india, il vietnam o la thailandia, la prima cosa che si avverte è… la mancanza di persone. Le città sono vuote, le macchine si contano sulla punta delle vita e regna ovunque un silenzio a cui le orecchie non erano più abituate.Il Laos è un paese di poco più piccolo dell’Italia ma ci vivono solamente sei milioni di persone, 24 ogni kmq precisamente. Il Laos è anche uno dei paesi più poveri al mondo, ma la gente non sembra sentirsi così messa male in classifica. Quel poco che la terra mette a disposizione può, essere condiviso da tutti ed anche i turisti, che sempre più arrivano nel paese, non sono oggetti rari che animano le brame di un facile guadagno ma sono abbastanza da distibuire denaro alla popolazione, in maniera più o meno omogenea. I laotiani sono simpatici, consapevoli dei diversi ruoli tra loro ed i turisti ma senza restare intrappolati in una reverenzialità a volte imbarazzante. Sono curiosi ma con discrezione e nonostante le cose spesso sono fatte all’asiatica alla fine non puoi che volergli bene ad un popolo così calmo e genuino.

In questo momento la grande finestra della mia stanza si affaccia su una sgangherata pagoda che forse è anche un piccolo monastero e tutt’intorno le montagne sono coperte da una leggera foschia. Per strada sembra sia perennemente domenica. Di aperto c’è qualche negozietto sonnacchioso e pochi ristoranti che più che altro servono birre ghiacciate ai pochi turisti che sudano dal caldo torrido. Ancora non c’è un rumore ed è strano pensare che a poche ore da qui ci sia Bangkok con i suoi treni volanti e centri commerciali.

di Marco Manieri

Redazione

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