Thailandia, Cambogia e la disputa sul tempio Indu

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BANGKOK: Gli ingredienti per un affaire politico militare ci sono tutti. Un fazzoletto di terra di nessuno larga 4,6 Km quadrati tra i 2 Regni di Siam da decenni in “pacifico” contenzioso per la definizione dei confini territoriali; il Preah Vihear, un tempio Indu in rovina dell’undicesimo secolo posto a 525 metri sopra il livello del mare sulla roccia di Dongrak proprio nel mezzo di quel cuscinetto e che fino a pochi giorni fa era uno dei tanti fratelli minori del piu’ noto Angkor Wat (Cambogiano); la provocatoria iscrizione da parte del Governo Cambogiano del tempio indu nella lista Unesco dei patrimoni dell’umanita’; la recentissima approvazione della proposta cambogiana da parte del Worl Heritage Committee riuntosi in Quebec; l’arresto e rilascio di 3 monaci Thai presso il tempio accusati di aver oltrepassato illegalmente il confine cambogiano; lo schieramento di truppe Thai (2,440 unita’) seguito da quelle Cambogiane (almeno 2,000 unita’) a poche centinaia di metri dal tempio pronte ad ogni evenienza; la forte tensione della politica estera tra i due Paesi, con Cina e Vietnam che hanno gia’ fatto capire da che parte schierarsi e Francia e USA che hanno ispezionato l’area; infine l’appello diplomatico ufficiale della Cambogia alle Nazione Unite in difesa di un territorio che di fatto non dovrebbe essere all’interno dei propri confini nazionali.No. Non e’ la sceneggiatura dell’ultimo kolossal cinematografico asiatico ma purtroppo e’ tutto vero e drammaticamente recente, storia di oggi e domani. Due settimane di improvvisa escalation hanno ridato fermento ad una dormiente disputa territoriale tra Thailandia e Cambogia che risale al 1962. Con la complicita’ dell’UNESCO (Organizzazione delle nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura) che dopo l’approvazione ha spedito i suoi delegati per chiarire la propria posizione. Circa 900 famiglie cambogiane che da anni vivono dei proventi generati dal turismo culturale di quell’area sono state evacuate per motivi di sicurezza; i tour operators thailandesi parlano di massicce cancellazioni di visite al tempio per tutto il 2008. La Thailandia sta approntando un piano generale di evacuazione dei propri cittadini (molti) in territorio Cambogiano che si sentono in pericolo di vita; i numerosi investitori Thailandesi in Cambogia vedono a rischio le loro attivita’ imprenditoriali; il PAD (partito all’opposizione) in questi giorni sta alimentando la propria protesta politica fomentando un eccessivo nazionalismo.Il 30 Gennaio 2003 una presunta ed infelice battuta di un’attrice Thailandese che rivendicava alla televisione l’antica appartenenza del tempio di Angkor Wat alla Thailandia ed il suo successivo furto da parte dei kmerr, provoco’ la virtuale sospensione dei rapporti diplomatici tra i 2 Paesi. All’epoca, infatti, l’Ambasciata Thai a Phnom Penh venne data alla fiamme – l’ambasciatore Thai trovo’ la fuga scavalcando le recinzioni – alberghi, uffici e attivita’ thailandesi nella capitale cambogiana bruciarono. Ci fu anche un morto a seguito delle violenze e degli scontri.La partita di risiko tra Thailandia e Cambogia proseguira’ oggi con i colloqui bilaterali per una soluzione pacifica della disputa. La situazione e’ talmente complessa che non ci si aspetta venga risolta nel breve ma quantomeno che sia scongiurato il conflitto aperto tra i due Paesi. In gioco ci sono gli interessi per lo sviluppo turistico di un’area che potrebbe diventare un’attrazione mondiale ma soprattutto la geografia da ridisegnare e gli spiriti nazionalisti da contenere: domenica prossima in Cambogia si vota per le elezioni nazionali per cui tutto lascia pensare che questa settimana non succedera’ proprio nulla.

Ci si augura che la sacralita’ dell’area contesa faccia meditare a sufficienza le controparti.

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Luca Vianelli

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