Arrivederci Roma – Andrea Palleschi dalla città eterna alla terra di mezzo

Andrea Palleschi Cina

Corriere Asia: ci puo descrivere il percorso professionale che ti ha protato in Asia

Andrea Palleschi: dopo un’esperienza in Aeronautica Militare Italiana come Ufficiale Tecnico con il grado di Tenente, ho cominciato a lavorare presso l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.
Successivamente aver conseguito una laurea in Scienze Politiche prima, e in Sociologia poi, ero determinato ad uscire dalla mia confort zone per scoprire che e’ fuori di li’che succedono le cose piu’ belle. La Cina – che nel 2006 non appariva ancora sugli schermi radar del dibattito economico – aveva quella giusta dose di mistero ed opportunita’ e poteva quindi fare al caso mio. Ho cosi’ trascorso un periodo di perfezionamento presso la Scuola Superiore di Studi Universitari Sant’Anna di Pisa per poi partire alla volta della Chogqing University, ora un’area metropolitana immensa, ai tempi ancora un avamposto dello sviluppo cinese.

Nel 2006 mi sono poi trasferito stabilmente a Shanghai dove fino al 2011 ho lavorato presso Birindelli & Associati – societa’ di consulenza strategica. Durante quegli anni ho avuto l’opportunita’ di lavorare a fianco dell’Avvocato Luca Birindelli: primo avvocato ad ottenere la licenza per operare con un proprio studio legale nella Repubblica Popolare Cinese. Ne aprira’ poi di altri ad Hong Kong, Singapore, Vietnam e Corea del Nord. Un professionista preparato ed un uomo capace di vedere un passo avanti rispetto agli altri e a cui devo il riconoscimento per avermi portato in Cina.

Dopo questa prima esperienza stavo cercando un’opportunita’ per mettere insieme le mie precedenti esperienze lavorative in Italia in ambito tecnico con la conoscenza, seppur limitata, della Cina che nel frattempo avevo maturato. Il progetto di Toscotec (societa’ italiana che produce impianti tecnologicamente avanzati per l’industria della carta) mi e’ apparso subito stimolante. Seguire tutto il percorso di internazionalizzazione di una solida azienda di Lucca in un mercato complesso come quello cinese era una sfida che andava senz’altro colta. Dal 2012 ricopro, cosi’, il ruolo di General Manager di Toscotec Shanghai.

Un percorso non propriamente lineare ma fin qui ricco di soddisfazione per una cosa cercata e voluta. A differenza di altri expat mandati dalle loro aziende, la mia e’ stata una doppia sfida tutt’altro che terminata.

CA: quali sono le tue previsioni per il futuro in questa regione?

AP: Tutti gli indicatori macroeconomici indicano un raffreddamento dell’economia cinese e l’avvicendarsi di un nuovo modello economico meno basato sulla produzione industriale e più sulla fornitura di servizi e tecnologie avanzate. Questo cambiamento e’ sostenuto dalla leadeship cinese – da poco avvicendatasi al potere – nella persona del Presidente Xi Jinping che ha avviato una propria personale crociata contro la corruzione, individuata come l’origine dei possibili squilibri del paese e quindi posta come priorità nell’agenda politica.

La vera sfida che oggi la Cina si trova di fronte penso sia proprio questa: rinnovare l’accordo tra elite al potere e il popolo cinese; legittimare la titolarita’ dell’azione politica a fronte di una crescita economica omogenea e di una lotta senza quartiere alla corruzione di ampi settori del Partito. A questo scenario gia’ di per se delicato aggiungerei anche le spinte centrifuge che provengono dagli angoli remoti dell’”Impero”. Le questioni del Xingjian, del Tibet e per alcuni versi di Taiwan richiedono un’attenzione particolare da parte dei leader del Parito Comunista. Ultimo ma non meno importante il tema dell’inquinamento che se non affrontato con coraggio e risolutezza rischia di compremettere qualsiasi miglioramento economico e sociale.

CA: quali consideri essere le principali criticità, del tuo settore, nel fare impresa in Asia?

AP: Come commento generale ritengo che le difficolta’ sono quelle tipiche di operare in un paese straniero (lingua, cultura, abitudini). Penso che un qualunque investitore straniero che voglia investire in Italia condividerebbe le stesse criticita’ che i suoi omologhi italiani trovano in Asia. A questo – poi – vanno certamente aggiunte le peculiarita’ della Cina che sono a mio parere un modus operandi legato molto alle relazioni personali e alla capacita’ di creare un network piu’ o meno informale in grado di attivare e sviluppare il business.

Come aneddoto mi viene in mente una frase del film “La Stella Che Non C’e’”. (Regia Gianni Amelio. Attori Sergio Castellitto, Ling Tai. 2006): “[…] I cinesi prima ti fanno lo sgambetto, poi ti aiutano a rialzarti”. Incaricato della creazione della start-up produttiva a Shanghai, l’iter si rivelo’ ben presto complesso. Un gioco di specchi in cui tutto appariva il contrario di quello che effettivmente era. Dalla scelta della giusta location per lo stabilimento fino alle promesse dei fornitori; Sembrava che ad ogni passo ci fosse qualcuno a farci lo sgambetto.

Nel dicembre 2011 arrivo’ pero’ finalmente la Business Licence che sanciva la nascita ufficiale della societa’ di diritto cinese. Come riconoscimento del lavoro fatto, Toscotec e’ stata premiata con il Premio Panda d’Oro categoria “The best SME”. Il premio patrocinato dall’Ambasciata d’Italia in Cina, dal Ministero degli Affari Esteri e dal Ministero dello Sviluppo Economico e promosso in collaborazione con la Fondazione Italia Cina e’ un riconoscimento a societa’ che hanno contribuito maggiormante al rafforzamento e allo sviluppo delle relazioni economiche bilaterali tra l’italia e la Cina.

CA: qual è la migliore opportunità che la Cina offre agli stranieri in questo momento?

AP: le possibilita’ sono molte e nei campi piu’ differenti. Valutazione ancora piu’ vera se queste vengono paragonate a qualle attualmente presenti in Europa e in Italia in particolare. Detto questo sarebbe superficiale pensare la Cina come un unico mercato omogeneo tralasciando le profonde differenze tra le varie regioni lungo l’asse Est-Ovest. Cosi’ come si rischierebbe di fallire se il prodotto che si propone non rappresentasse lo stato dell’arte in termini di innovazione tecnologia, design e attenzione ai temi della sostenibilita’ ambientale. Cruciale per i beni di consumo e servizi alla persona e’ poi la capacita’ di intercettare i gusti e i bisogni della classe media cinese emergente che cerca prodotti e stili di vita capaci di identificarli, differenziarli e farli sentire simili – ma non uguali – alla loro controparte occidentale.

CA: qual’è il miglior consiglio che potresti dare a chi è interessato a trasferirsi in Asia?

Direi senz’altro una forte motivazione e credere nel proprio progetto. Potrebbe sembrare un’ovvieta’ detta cosi’ ma una seria valutazione del passo che si sta per fare porta con se una serie di considerazioni e domande di piu’ ampio respiro rispetto a quelle immediatamente legate a lavorare in un paese altro. Un ulteriore consiglio che darei e’ quello di fare “i compiti a casa”: una solida preparazione universitaria, una conoscenza dell’inglese e l’attivazione di quanti piu’ contatti possibili che poi in loco potrebbero risultare strategici. Gli stessi social media in questo senso potrebbero essere un buon aiuto e punto di partenza. Una volta nel nuovo paese, infine, cominciare a studiare la lingua locale sin dal “giorno zero”.

CA: qual è la parte del tuo lavoro che ti piace di meno e quale di più?

AP: Mi piace occuparmi dalle verifiche con il commercialista o gestire la logistica dell’arrivo dei containers dall’Headquarter e poi, il momento successivo, essere in officina con i tecnici e con disegno meccanico alla mano verificare che la produzione stia andando avanti come programmato. Mi gratifica a fine giornata poter vedere in officina il frutto del mio lavoro e delle persone con cui lavoro. Se dovessi indicare – invece – la parte meno attraente direi senz’altro tutte le attivita’ di sales. Sono pero’ fortunato perche’ di questo non me ne occupo io ma un mio collega che lo fa in maniera straordinaria.

CA: cosa ti stimola e ti da nuove motivazioni?

AP – Le sfide, il coraggio di affrontarle, vincerle e perderle, l’entusiasmo, mettere in discussione i luoghi comuni e vivere in una citta’ – Shanghai – in cui decidi tu chi vuoi essere!

CA: che libro stai leggendo?

AP – My Share of the Task: A Memoir scritto dal Generale Stanley McChrystal Comandante delle truppe NATO in Afghanistan. Un affascinante esempio di leadership e coraggio.

CA: com’è il tuo fine settimana tipo? Cosa fai nel tempo libero?

AP: Mi piace passare il mio tempo libero a Moganshang Road; Un dedalo di strade sulle quali si affaciano le gallerie d’arte e gli studi degli artisti. E’ qui che ho cominciato a seguire prima con curiosita’ e poi con passione la scena dell’arte contemporanea cinese forse attratto dall’odore dei colori ad olio che mio nonno paterno usava per le tele in cui rappresentava angoli di Roma.

Mi piace in particolare quella corrente artistica dell’arte contemporanea cinese che dopo il crollo del Comunismo si e’ orientata verso l’ironia e il cinismo tipici dei movimenti Pop di matrice occidentale (penso al riguardo a Hopper, Whorol, Lichtenstein), dove icone e immagini politicamente influenti del periodo della Rivoluzione culturale sono reinterpretati in chiave umoristica: Mao viene riprodotto come un personaggio dei giochi elettronici eternamente sconfitto dalle Tartarughe Ninjia (Feng Mengbo), viene languidamente truccato come i personaggi femminili dell’opera di Pechino (Li Shan) o neutralizzato a livello formale attraverso un eccessivo e ripetitivo decorativismo che ricorda il pattern dei tessuti contadini (Yu Youhan). E così tutti i simboli più famosi della precedente esperienza ideologica, dagli eroi rivoluzionari alla stella rossa, vengono azzerati con ironia e sarcasmo. In aperto rifiuto nei confronti della tirannia del “pubblico” imposto dall’arte ufficiale del periodo Maoista, il Realismo cinico (Liu Wei, Fang Lijun, Liu Xiao Dong) propone invece la rivisitazione di immagini tratte dal personale microcosmo quotidiano degli artisti, che vengono grottescamente deformate ed esagerate a smascherare il sentimento di desolazione, l’assenza di ideali e il profondo nichilismo delle giovani generazioni.

Il mio artista preferito e’ il maestro SanZi capace di mescolare con sapienza le tecniche di pittura con l’inchiostro tipiche della tradizione cinese con tecniche piu’ occidentali. Tutti i suoi lavori sono fortemente influenzati dai principi del Taoismo e riflettono i temi del cosmo, dell’umilta’ e del “wu mei”: l’azione attraverso la non azione.

Un quadro di SanZi intitolato “The fragrance” e’ alle mie spalle nel mio ufficio di Shanghai.

Redazione

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