Federico Bonotto e la Cina di Faist Group

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Federico Bonotto intervista

Corriere Asia: breve descrizione del percorso professionale che ti ha portato in Asia.

Federico Bonotto: Nel 2004 ho iniziato a lavorare presso la nostra casa madre in Italia, a Perugia. Dopo due anni di si è avvertita la necessità di aprire uno nuovo stabilimento estero, in Cina, i nostri clienti globali necessitavano di una nostra presenza in loco.

Il management ha puntato su di me e mi ha proposto quindi la “Missione Cina”, senza pensarci troppo ho accettato e oggi devo dire che la mia incoscienza e ambizione che avevo 10 anni fa hanno certamente giocato un ruolo importante in quella decisione presa tutta di pancia.

Dopo poco, ad Agosto 2006, all’età di 26 anni ero già qui, in Cina fra mille difficoltà e preoccupazioni che mi sormontavano giorno per giorno e ho iniziavo così ad occuparmi di tutte le varie pratiche iniziali necessarie ad uno start-up (da business license, a ricerca della location, per arrivare al personale e gestione dei clienti).

 

Corriere Asia: Quali sono le tue previsioni per il futuro in questa regione?

Federico Bonotto: Una bella domanda… a cui molto francamente non so rispondere in modo chiaro. Sono sicuramente legato alla Cina, questo è chiaro, si è preso tanto della mia vita, gli anni più belli ma al tempo stesso mi ha dato tanto, mi ha reso molto determinato e mi ha fatto bruciare tante tappe.

Lavorare con gli asiatici per me ormai è la normalità, riesco a capirli, spesso riesco a prevederli, il mio valore aggiunto in Cina è quindi cento volte più alto rispetto a quello che potrei dare in un altro paese, penso che io debba costituire qui ancora buona parte del mio futuro professionale, perdere questa marcia in più sudata con 7 camice sarebbe un vero peccato.

Chiaramente, come tutti gli stranieri che vivono qui anche io non percepisco ancora questo paese come il mio paese “a vita”, l’environment locale ti fa sentire sempre un ospite, gradito e privilegiato ma cmq sempre un ospite, non è casa… io mi sento italiano al 100% e sono fiero di esserlo ma il vero problema che ormai vivo da anni è che non mi sento a casa nemmeno quando sono in Italia.

Sicuro lavorerò ancora parecchi anni in Cina, questo è certo.

 

Corriere Asia: Quali consideri essere le principali criticità nel fare business in Asia?

Federico Bonotto: Di criticità ce ne sono ancora moltissime, bisognerebbe scrivere un libro in merito e chissà, forse un giorno lo farò… mi piacerebbe.

Nel tempo trascorso in Cina (dal 2006 ad oggi) le criticità sono cambiate, si sono evolute, trasformate. Nel 2006 le maggiori criticità’ erano puramente “operative”, far comprendere alle persone che esistono standard importanti da dover rispettare, la comunicazione era poi realmente complicata, in modo diretto ma non troppo, i cinesi usavano per lo più comunicazioni indirette… il FARE era quindi davvero complicato… piano piano questi problemi e vere e proprie criticità si sono decisamente trasformate.

Oggi le maggiori criticità che continuo a riscontrare sono dovute all’ancora forte differenza culturale (diminuita in modo netto rispetto a 10 anni fa ma è ancora tanto marcata, si fa sentire)… per questo motivo ad esempio la penetrazione del mercato locale risulta spesso complicata per noi stranieri, mantenere relazioni con certi clienti se non siamo noi a cambiare le nostre abitudini ed entrare nella loro cultura, nella loro testa spesso risulta impossibile aprire dialoghi. Capire a fondo le loro aspettative non è per niente semplice, culturalmente, in linea generale i cinesi si aspettano ma non chiedono, da un punto di vista manageriale ricevere suggerimenti down-top dai propri collaboratori è molto raro, funziona benissimo invece il top-down, se sei bravo ad indirizzarli sono degli esecutori eccezionali, anche questo è un retaggio culturale difficile da superare, bisogna comprenderlo e usarlo a nostro favore, non combatterlo. L’esperienza acquisita negli anni svolge ormai, sempre più spesso, un ruolo importante… come sugli sci anche qui in Cina bisogna essere bravi a fare lo slalom, rendersi conto del pericolo, vedere le criticità in anticipo e fare subito un cambio di direzione, la reattività e l’operatività di un manager in questi casi è davvero fondamentale.

A mio modesto avviso è naturale che queste diversità e criticità siano ancora presenti, in fin dei conti la Cina è un paese che si è evoluto troppo rapidamente, penso che ci vorranno almeno altre due o tre generazioni per far si che spariscano definitivamente, parlo ovviamente di città tier1 (l’area di Shanghai, di Pechino e di Hong Kong), il resto della Cina è chiaramente molto più indietro, in tali zone ci vorrà molto più tempo.

Corriere Asia: Come potresti descrivere la vostra strategia di business?

Federico Bonotto: Come tante aziende che operano nel settore Automotive, anche noi abbiamo team dedicati a clienti, dipartimenti funzionali, risorse dedicate ai nuovi progetti e a tutte le attività correlate ai nuovi business. La generale strategia che abbiamo e che sviluppiamo nel mondo è “Local to Local” ma con un supporto “Corporate”.

Essere presenti in Cina è necessario ma non è più tra i paesi maggiormente economici al mondo, i costi sono aumentati moltissimo, la presenza locale è necessaria per motivi logistici e per aggredire il mercato interno, non è più il paese per produrre a basso costo e poi fare export, è certamente il più grande del mondo e quello con maggiore potenziale ancora inespresso, tutti i settori crescono e hanno potenziale, la fortuna di una società qui localizzata è lavorare bene localmente per il mercato interno.

Correlato a quanto appena detto, scegliere le giuste persone, un team d’assalto sul quale poter contare è probabilmente l’attività più complicata che tutti i vari responsabili si trovano a dover affrontare. La ricerca e la scelta di veri talenti cinesi è difficile, sono rari e purtroppo ancora adesso tanti CV sono spesso falsi, trovarli quindi è complicato, avere connections locali e fare adeguati cross-check prima di fargli l’offerta è decisamente necessario e se siamo stati bravi a trovarli poi si apre un’altra difficoltà, riuscire a tenerli, i cinesi sono ambiziosi e se sono persone valide e intelligenti conoscono le opportunità… la bravura di un responsabile è tenerseli stretti e dare loro prova della tua leadership, per loro percepirti come loro capo è fondamentale, se percepiscono che con te possono crescere e possono imparare certamente rimangono al tuo fianco anche se la loro paga è inferiore rispetto ad altre proposte esterne, la leadership e il carisma sono aspetti importantissimi.

 

Corriere Asia: Qual è la migliore opportunità che il paese in cui vivi offre agli stranieri in questo momento? 

Federico Bonotto: Le opportunità sono tante e di vario genere, chi vive in Cina lo sa bene. Volendo riassumere in due parole potrei dire che si differenziano in tre tipologie: a breve, a medio e a lungo termine. A breve termine dandosi un obbiettivo di 2-3 anni in Cina generalmente si arriva qui con una posizione media e ci si può rivendere dopo appena 2-3 anni su posizioni più elevate (high-middle management, accade anche in occidente ma generalmente ci vogliono molti più anni). A medio termine ovvero dopo 5-6 anni di Cina si riesce a raggiungere solitamente un discreto livello di cinese, una conoscenza media della cultura locale e quindi si può puntare a posizioni manageriali, rivendersi localmente è facile. A lungo termine ovvero dopo almeno 8 anni di Cina si inizia ad avere una maturità del paese, una reale comprensione dei loro limiti e dei loro punti di forza, le vere opportunità sono a questo livello, non molti rimangono così tanto a lungo quindi per i pochi che rimangono si aprono tante proposte lavorative, le aziende che cercano stranieri con esperienza sono tante, a me accade davvero spesso di ricevere proposte di lavoro ma ad oggi per vari motivi non ho mai preso seriamente in considerazione il fatto di cambiare lavoro.

 

Corriere Asia: Qual è il miglior consiglio che potresti dare a chi è interessato a trasferirsi in Asia? 

Federico Bonotto: Io consiglio a tutti di fare così: Lavorare 4-5 anni in europa e iniziare a maturare una professionalità, mettersela nel “cassetto della propria conoscenza” e di seguito poi licenziarsi e trasferirsi in Asia a proprie spese almeno dandosi un anno di tempo. In questo periodo studiare la lingua locale e la cultura, per poi proporsi sul mercato. L’environment locale è talmente caldo e dinamico che trovare lavoro è semplice… se poi una persona ha una professionalità e anche la conoscenza della lingua il tutto si semplifica alla massima potenza.

Corriere Asia: Quale parte del tuo lavoro ti piace di meno?

Federico Bonotto: Fare il “cattivo” non mi piace ma purtroppo la mia posizione spesso lo richiede, non posso fare altrimenti.

Corriere Asia: Cosa ti stimola e ti da nuove motivazioni?

Federico Bonotto: Le continue opportunità che si presentano e la crescita asiatica sono un turbo eccezionale, lo stimolo più grande che tutt’ora riscontro.

Da un anno a questa parte sono poi stato eletto Board Director della Camera di Commercio italiana in Cina quindi partecipo a molti eventi di networking, conosco praticamente tutti e sempre più spesso mi trovo a dover interagire tra aziende e istituzioni (italiane e cinesi), è un altro stimolo che certamente mi spinge a restare in Cina.

 

Corriere Asia: Quali sono le tue passioni e cosa fai nel tempo libero?

Federico Bonotto: Amo andare in moto, in Cina ho comprato una Ducati e anche se è molto pericoloso la uso spesso, è adrenalina e amo sentire il vento in faccia.

Adoro poi andare a vela ma in Cina è uno sport non facile da praticare, solo i laghi sono navigabili ma purtroppo non offrono molto, probabilmente andare a vela è la cosa che più mi manca del bel paese.

 

Redazione

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