Yangon spinge la crescita con le zone speciali e apre il paese alla Cina

a cura di: Lorenzo Riccardi

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Myanmar Muse zona economica

Il vento di riforme che sta attraversando il Sud-Est asiatico non risparmia il Myanmar. Gli interventi in ambito economico e fiscale degli ultimi mesi portano il paese membro dell’ASEAN all’attenzione degli investitori esteri, grazie a flussi in entrata per circa venti miliardi di dollari e ad una crescita del PIL attorno al 6% nell’ultimo.

L’ultimo intervento in ordine di tempo è l’inaugurazione di un’Area Speciale in Muse, al confine con la Cina. A differenza delle altre zone atte alla promozione economica e all’attrazione degli investimenti esteri grazie ad aiuti fiscali, la citta’ di Muse prevede un canale diretto con il centro di Ruili, situato nella vicina regione dello Yunnan, nella Cina Meridionale. È quindi chiaro come la seconda economia mondiale sia un partner fondamentale nello sviluppo del Myanmar.

La crescente apertura verso il gigante asiatico è solo l’ultimo stadio nel processo di integrazione economica regionale che sta caratterizzando l’aria del Sud-Est asiatico. Sono numerosi i progetti intrapresi da Pechino nell’ex colonia inglese, per un valore complessivo di 14 miliardi di dollari di investimenti. Ricoprendo sempre maggiore rilevanza negli scambi diretti, la scelta di Muse non è casuale, dal momento che più della metà dei traffici diretti in Cina passano proprio dalla zona designata per la nuova Zona Speciale.

La grande sfida è ora una crescita sostenibile. Il boom è infatti giunto in una fase in cui il paese presenta un marcato deficit in termini di infrastrutture e servizi. La gran parte dei progetti inoltre interessa aree ancora a forte connotazione agricola, nelle quali il vertiginoso incremento dei prezzi in atto potrebbe colpire duramente le popolazioni locali. Infine, la scarsa stabilità politica al momento rappresenta un notevole freno agli investitori esteri in cerca di maggiori garanzie. Il progetto di Muse sembrerebbe dare risposta a tutte queste incognite, e darebbe al Myanmar lo slancio definitivo per diventare uno dei nuovi giganti produttivi dell’Asia orientale.

Lorenzo Riccardi

Lorenzo Riccardi

Insegna fiscalità asiatica presso Shanghai Jiao Tong ed è Adjunct Associate Professor alla Xian Jiao Tong Liverpool University. Si è specializzato in fiscalità internazionale all'IBFD di Kuala Lumpur e nel 2016 ha conseguito una borsa di studio per un progetto di dottorato di ricerca sulle economie del Far East presso Shanghai University. E’ segretario dell’Associazione degli Accademici italiani in Cina ed e’ stato ammesso come International Associate dell’American CPA Association, membro di Australia CPA, dell'Ordine dei Dottori Commercialisti, del Registro dei Revisori in Italia e International Affiliate dell’Hong Kong Institute of CPAs. Vive e lavora a Shanghai, dove si occupa di diritto commerciale e tributario, seguendo gli investimenti stranieri in Cina e Sud Est Asiatico. Ha ricoperto ruoli nella governance di istituzioni e gruppi societari, tra cui Giorgio Armani, Trussardi e Pomellato. E' socio dello Studio di consulenza RsA (www.rsa-tax.com), specializzato in Asia e paesi emergenti e ha ricoperto ruolo di Board Director della Camera di Commercio Italia-Vietnam, della Camera Italiana in Cina e di Chief Representative di Unimpresa a Shanghai. Ha pubblicato per Il Sole 24Ore Guida alla fiscalità di Cina, India e Vietnam, per Maggioli Editore cura le guide dei paesi dell’Asia Orientale e per Wolters Kluver è il responsabile della banca dati Asia. E’ membro del comitato scientifico di Corriere Asia e Fiscalità Estera. Per l’editore Springer cura una collana di testi su temi in ambito contabile e fiscale legati alla Cina e i suoi testi sono stati pubblicati in lingua italiana, cinese, portoghese ed inglese. Contatti: Website / LinkedIn