La Cina che cambia e guarda all’Italia

a cura di: Riccardo Monaco

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Corriere Asia ha intervistato Lorenzo Riccardi a seguito delle recenti visite politiche tra Italia e Cina culminate con i viaggi di Mattarella e Gentiloni e finalizzate a rilanciare le relazioni bilaterali tra i due paesi. 

Quanto è cambiata la Cina nel corso degli anni? quale il nuovo ruolo nelle politiche globali e la contrapposizione con gli Stati Uniti dopo l’arrivo di Trump?

La Cina e’ cambiata moltissimo nel corso degli anni, migliorando in modo costante il proprio modello di sviluppo. Pechino ha variato più volte focus e settori trainanti, puntando nei tempi recenti ad un economia rivolta al terziario. Il Paese deve bilanciare mercato domestico ed esportazioni in quanto la crescita del settore industriale legata al basso costo della manodopera negli anni passati ha portato ad un dimensionamento della capacità produttiva che ad oggi non puo essere assorbita soltanto attraverso la domanda interna. Se si considera il fatto che Donald Trump minaccia l’avvio di una politica di sgravi fiscali alle imprese finanziati attraverso dazi all’importazione su prodotti cinesi non stupisce che Xi Jimping parli oggi di liberismo economico

Tra le maggiori variazioni recepite dagli investitori esteri vi e’ il costo del personale; salari sempre più alti in controtendenza con altre regioni del mondo dove si vede un trend opposto. Come impattano questi costi sul mercato globale?

L’aumento dei salari cinesi può diventare un’arma a doppio taglio; se da un lato l’aumento salariale può essere in grado di sostenere la domanda interna e quindi aumentare l’indipendenza della Cina dalle esportazioni, dall’altro può generare fenomeni inflazionistici e ridurre i margini dei gruppi societari che investono nel Paese.

Per quanto riguarda l’Italia e più in generale gli investimenti esteri, l’incremento salariale rappresenta un elemento potenzialmente disincentivante secondo solo al rallentamento dell’economia, che potrebbe influenzare i flussi di investimenti verso altre regioni, quella del Sud Est Asia prima su tutte.

Xi Jinping e Donald Trump si pongono come antagonisti in un nuovo scenario geo-politico che ricorda il rapporto USA-Unione Sovietica di un tempo. I sistemi economici si avvicinano mentre i sistemi politici sembrano allontanarsi. Quali sono gli impatti attesi sui flussi commerciali a seguito di queste policy?

Una guerra commerciale vedrebbe tutti perdenti, sia per gli interessi americani in Cina – basti pensare che la Cina dispone soltanto del 7% delle terre coltivabili ma deve nutrire il 20% della popolazione mondiale – sia per gli interessi cinesi alle esportazioni da cui al momento dipende  significativamente per via dell’aumento del costo della manodopera.

In una situazione di criticità nei flussi commerciali, l’espansione militare cinese nel mare meridionale contribuisce ad aumentare le tensioni non solo con gli altri paesi dell’area ma anche con gli Stati Uniti, tensioni che potrebbero ripercuotersi anche a livello di relazioni economiche tra i due paesi. 

Quali sono le nuove strategie e i nuovi ambiti di investimento per la Cina? 

I settori maggiormente interessati dagli investimenti cinesi, che ricordo sono cresciuti negli ultimi due anni del 36% arrivando ad oltre 17 miliardi di euro, sono stati principalmente, come testimoniato dalle più recenti operazioni societarie, la finanza, lo sport, l’energia, la moda, il lusso e le telecomunicazioni.

Pechino ha puntato ad un modello di sviluppo industriale con sgravi e vacanze fiscali che l’hanno trasformata nella world factory, successivamente hanno privilegiato con licenze high-tech gli investimenti esteri in settori ad alto contenuto tecnologico mediante deposito di brevetti. Oggi la Cina non si accontenta di new tech diluito ma mira ad acquisire interi gruppi che garantiscano una crescita certa di know how e organizzazione.

Pechino guarda al nostro paese per rafforzare le proprie politiche di espansione e investimenti out-bound. Quale e’ il profilo ideale degli imprenditori e gruppi cinesi interessati all’Italia?

I settori che hanno interessato fino ad ora gli investimenti cinesi sono stati i più diversi per dimensionamento e standard: Ferretti Yacht, Pirelli, Milan ed Inter, Krizia, Ansaldo Energia, De Tomaso Automobili. Non c’è un’unica tipologia di imprenditore cinese interessato ad investire in Italia piuttosto una moltitudine piuttosto variegata. Grandi Gruppi statali puntano ad acquisire tecnologia nel medicale e nel green; piccoli e medi imprenditori cercano di rendere internazionale la propria organizzazione acquisendo appeal e capacità organizzative con investimenti cross-border.

Quali sono i benefici che il nostro paese può cogliere dall’arrivo di investitori cinesi?

Le imprese italiane partecipate da gruppi cinesi sono ad oggi circa 400 e contano oltre 18.000 dipendenti con un giro di affari di quasi 10 miliardi di euro e  numeri in crescita. l’investimento cinese in Italia conta ancora poco se rapportato ai flussi verso le aree del Sud del mondo come Africa e Latino America ma vi e’ un trend netto che determina un interesse crescente verso il nostro Paese.

Quali opportunità può cogliere l’Italia all’interno di One Belt One Road e della nova via della seta? 

L’italia offre una posizione strategica come porta tra Oriente e Occidente; il governo italiano deve muoversi in modo strutturato accompagnando i gruppi di primo piano sui mercati internazionali garantendo sostegno agli investimenti attraverso mezzi istituzionali efficaci.

La nostra economia, caratterizzata dalla diffusa presenza di piccole e medie imprese e dall’alta tecnologia è un mercato estremamente attraente per gli investimenti cinesi.

Pechino ha investito costruendo i principali porti e aeroporti dello Sri Lanka, investe in Europa Orientale, limitando l’influenza di Bruxelles, in Asia centrale e nel sud est asiatico. il nuovo aeroporto di Islamabad si chiamerà: Xi Jinping international airport e le compagnie di telefonia più diffuse a Timor Est, possibile nuovo membro ASEAN e’ Oppo e Huawei. 

Se Cina ed Italia promuovono scambi bilaterali e investimenti, quali aspettative hanno gli investitori cinesi e italiani?

Nonostante diversi paesi europei si siano posti il problema relativo alla fuga di tecnologia, in Italia non vi sono ancora state azioni politiche volte a limitare questo rischio. Gli imprenditori italiani vedono con interesse le nuove opportunità offerte da Pechino e considerano che tale eventualità significherebbe ridurre il flusso di investimenti cinesi in Italia, perche verrebbe in tal modo ridotta l’attrattività del nostro paese.

Gli imprenditori cinesi si aspettano dalla politica una spinta istituzionale, una direzione ove incanalare nuovi flussi di M&A verso settori strategici promossi e finanziati da Pechino. 

la Cina si aspetta stabilità politica nei paesi in cui investe e lavora a fatica con sistemi caratterizzati da un turnover costante dei propri portavoce.
 
Gli imprenditori cinesi vedono l’italia come un paese che rappresenta l’eccellenza in molti campi e attraente sotto molti punti di vista; investire in Italia offre loro la possibilità di migliorare la propria tecnologia in molti campi e di migliorare la propria qualità produttiva. per chi si occupa di design, di moda e di alta gamma, l’Italia rappresenta il benchmark più alto in termini qualitativi. l’Italia e’ un trademark fortissimo per la Cina e gli investimenti da Pechino devono essere posti nelle giuste condizioni e devono essere supportati da una politica che li agevoli.
 

Quali sono le più grandi opportunità offerte dalla Cina per il nostro sistema imprenditoriale?

La nascita della classe media in Cina rappresenta un’opportunità per l’Italia considerando il numero di aziende italiane operanti nel settore dei beni di lusso. I settori di alta gamma sono tra i target primari per le nuove generazioni di questa fascia. 

Nonostante un passaporto limitato a 56 paesi visa-free (il passaporto italiano viaggia in 156 paesi visa-free mentre quello tedesco che e’ il migliore al mondo in 159 visa-free), i cinesi sono i primi viaggiatori in molte regioni, dall’Europa all’Asia con un numero crescente che determina uno dei più interessanti trend economici del Paese: il turismo outbound verso Oriente e Occidente. 

Quali sono i rischi e le opportunità dell’aumento di investimenti cross-border tra Roma e Pechino?

Sono maggiori le opportunità, rispetto ai rischi, nel garantire una vita di lungo periodo a gruppi che da internazionali possano trasformarsi in multinazionali nel far sopravvivere brand, tecnologia e società che hanno connotati di valore storico ma con minori prospettive per il futuro. Dico spesso che quando trovo tra gli scaffali di alcuni negozi nelle città cinesi bottiglie di bibite san pellegrino, queste mi ricordano l’infanzia in Italia. L’acquisizione di San Pellegrino da parte di Nestlé ha reso possibile una diffusione globale di un marchio che altrimenti oggi non esisterebbe. Le imprese multi-nazionali cinesi svilupperanno in modo analogo storie di brand, di design e di qualità italiana nella regione asiatica e nel resto del pianeta.

Riccardo Monaco

Riccardo Monaco

Co-fondatore e Curatore di Corriereasia.com
Dottore in Giurisprudenza, nei primi anni ’90 si specializza in Comunicazione e Marketing presso università americane. Dal 1998 è Digital Media Senior Advisor e Consulente Aziendale.
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