Affari italiani in Cina: Gianluca Bisol, quando il Prosecco scommette sull’Asia.

13 Novembre 2007

TREVISO. Giancluca Bisol: "così i miei vini hanno fatto innamorare l’Asia"

I mercati asiatici continuano a crescere, offrendo infinite opportunità per le eccellenze del Made in Italy. Non parliamo solo di Cina e India, ormai in fuga nella corsa alla leadership dell’economia globale, ma di gran parte dei Paesi compresi tra il Pacifico e l’Oceano Indiano. Qui ogni anno fioriscono le fiere del lusso, e nei sogni di molti ricchi entrano biposto da 600 cavalli, super attici e gioielli da sfoggiare sui campi da golf, dimostrazione tangibile e forse ostentata della nuova condizione acquisita. Tuttavia, tra i magnati d’Asia, soprattutto quelli più ‘maturi’, trovano spazio interessi meno appariscenti, quasi introspettivi, come per i vini di alta qualità. Passione crescente e ormai diffusa, cui molte cantine italiane hanno saputo rispondere, cogliendo una sfida ancora aperta, in grado di offrire sbocchi interessanti. Lo dimostrano i numeri del 2006 resi noti dall’Istat, con il Giappone in testa quale maggiore importatore asiatico di vini italiani, vicino ai 100 milioni di euro. Seguono Corea del Sud (6,7 milioni), Cina (5,6 milioni), Hong Kong (3 milioni) poi Singapore e Thailandia (2,6 milioni circa), per finire con i nuovi ma promettenti mercati di India e Vietnam. Cifre a parte, per molti viticoltori italiani la conquista dell’Asia ha assunto i toni di una vera missione, quasi una crociata il cui fine è esportare decenni di tradizione (talvolta secoli), guidando milioni di nuovi consumatori oltre i labirinti del gusto. È il caso di Gianluca Bisol, direttore generale di ‘Bisol viticoltori in Valdobbiadene dal 1542’, uno dei più prestigiosi marchi dell’area del Prosecco, che noi di Corriere Asia abbiamo incontrato per carpire qualche segreto.

Emanuele Confortin: signor Bisol, da quanto tempo vi state interessando alle opportunità dei mercati asiatici e in quali Paesi?

Gianluca Bisol: i nostri primi passi in Asia risalgono a 15 anni fa, quando intuimmo la possibilità di far conoscere i nostri prodotti ad un pubblico appassionato. Iniziammo con Singapore, Taiwan e le Filippine, per approdare qualche anno più tardi in Cina e Giappone, poi Vietnam, Tailandia e India. Attualmente lavoriamo con la maggior parte dei Paesi asiatici.

E.C.: considerando la lontananza culturale e la diversa concezione del gusto, non credo sia stato semplice far apprezzare i vostri vini?

G.B.: in realtà abbiamo ottenuto ottimi risultati in generale, ma siamo particolarmente soddisfatti per l’interesse riscontrato in Cina e Giappone. Non si tratta di una mera questione numerica, la nostra azienda infatti, si occupa come prima cosa della produzione e distribuzione in tutto il mondo di vino prosecco di alto livello. Per noi, successo significa essere entrati nelle carte vini dei ristoranti e locali più prestigiosi d’Asia, assieme a importanti marchi selezionati in tutto il mondo.

E.C.: in che modo siete riusciti a far conoscere il vostro vino in Asia, divenendo un nome ricercato dagli intenditori?

G.B.: abbiamo lavorato con passione e dedizione, cercando di intuire e anticipare le aspettative del consumatore attento, alla costante ricerca di novità e sensazioni diverse. Dopo aver fatto apprezzare i nostri vini alle persone giuste, la diffusione è iniziata in modo spontaneo grazie al cosiddetto marketing virale, o più semplicemente passa parola. In effetti, se ci pensa un attimo ciascuno di noi tende a frequentare persone con le quali condivide cultura e passioni, e perché no, l’amore per il buon vino.

E.C.: una cosa è la degustazione e presentazione del vino, un’altra la gestione di così tanti mercati. Avete bisogno di partner locali per organizzare il lavoro? Come intervengono nella diffusione del marchio Bisol?

G.B.: in ogni Paese ci appoggiamo ai migliori importatori, spesso titolari di note enoteche, che distribuiscono il nostro prosecco nelle grandi realtà della ristorazione. Senza dubbio però, il sostegno di questi partner è altrettanto importante quando si tratta di promuovere i vini, generalmente organizzando delle wine maker dinner: cene con più di cento invitati, soprattutto appassionati, durante le quali vengono presentate le caratteristiche dei prodotti e del territorio dal quale provengono, suggerendo inoltre gli accostamenti ideali con i cibi.

E.C.: gli importatori sono l’unica risorsa oppure esistano anche altre occasioni di promozione del vino italiano in Asia?

G.B.: esistono diversi momenti di incontro con i consumatori, alcuni dei quali sono organizzati da associazioni e istituzioni italiane. È il caso di Vinitaly, che tra qualche settimana giungerà in Cina e Giappone, mentre a gennaio sarà in India. Sono ottime opportunità per tutti i marchi italiani.

E.C.: secondo lei è plausibile pensare ad una diffusione su larga scala dei vini italiani in Asia?

G.B.: è improbabile, non tanto per una questione di appeal, ma per un problema di costi. L’importazione di vini è sempre accompagnata da pesanti dazi, che variano da un rispettoso 120% di Hong Kong, il più basso, al 300% dell’India, dove le difficoltà di penetrazione sono maggiori. Tuttavia i mercati asiatici esistono, grazie a schiere di veri estimatori disposti a spendere molto per un buon prodotto, per giunta difficile da trovare. Non le dico però la soddisfazione nel vedere giapponesi o cinesi apprezzare le molteplici sfumature dei nostri Cru di prosecco, diversi a seconda della collina dalla quale proviene l’uva.

E.C.: lei è stato uno dei primi viticoltori a credere nell’Asia. In questi 15 anni come ha influito la crescita economica in atto?

G.B. assieme al benessere economico è aumentato anche l’interesse per i vini di qualità, innescando due evoluzioni parallele. Da un lato i nuovi ricchi fedeli alla linea del "più costa meglio è", spesso alla ricerca di status symbol più che di vini buoni. Dall’altro i ricchi ‘maturi’, quelli che hanno superato la fase dell’ostentazione per dedicarsi ad una ricerca personale, più raffinata. Questi sono i nostri clienti.

E.C.: e i numeri di Bisol in Asia?

G.B.: basti sapere che in 15 anni siamo cresciuti del 3000%, con un export totale di 50 mila bottiglie nel 2006.

E.C.: come vede il futuro per i vini italiani in Asia? E un consiglio per giovani viticoltori interessati a cogliere la sfida?

G.B.: non ho dubbi, i Paesi asiatici continueranno a crescere in futuro, così come il mercato dei vini. Per quanto riguarda i nuovi esportatori il mio consiglio è quello di visitare e cercare di conoscere i diversi Paesi, magari appoggiandosi alle istituzioni italiane in loco. Poi è importante aggiornarsi costantemente, magari partecipando a Wine Evolution, meeting annuale che si svolge a Parigi, con un focus particolare sui mercati asiatici. Comunque sia la passione la voglia di riuscire vengono prima di tutto.

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Emanuele Confortin

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