Alla conquista del mercato indiano: quando l’India strizza l’occhio alle regioni italiane

2 Ottobre 2007

Crescono a ritmi serrati gli scambi bilaterali tra Italia e India. Sebbene la bilancia sia ancora favorevole a New Delhi, nel nostro paese si intensificano gli sforzi degli operatori economici interessati alle immense opportunità offerte dal fiorente mercato asiatico. Una dimostrazione l’abbiamo avuta tra il 24 e il 29 settembre, in occasione di Namasté India 2007, l’evento promosso dalla Camera di Commercio Indo Italiana, che ha avvicinato importanti business man e rappresentanti di istituzioni indiani alle eccellenze che il nostro paese può offrire. Nel corso dell’evento itinerante, giunto in 9 città, sono stati puntati i riflettori su settori centrali della nostra economia, quali trasformazione alimentare e ambiente, biotecnologie e ICT, meccanica e infrastrutture, auto e design industriale, arredamento, gioielleria e ovviamente tessile-abbigliamento. Ambiti in cui New Delhi sta investendo immensi capitali, in parte volti a sostenere la crescita economica in atto, in parte necessari per velocizzare la modernizzazione del paese.

Interessante a questo punto conoscere dati alla mano, come gli scambi tra i due paesi si stiano sviluppando. Nel nostro servizio del 22 settembre, noi di Corriere Asia abbiamo delineato un quadro positivo del trend di crescita, che a fine 2006 si è attestato su un più 20% rispetto al 2005. Confrontando il II semestre del 2006 con lo stesso periodo del 2007, scopriamo come l’export del Made in Italy stia guadagnando terreno rispetto al volume delle importazioni dall’India. Lo scorso anno New Delhi ha originato un volume di affari verso il nostro paese di 1.431 milioni di euro, che nello stesso periodo di quest’anno ha superato i 1.762 milioni, pari ad un più 23,1%. Più interessanti i numeri dell’export, cresciuto del 36,3%, passando dai 960 milioni di euro del 2006 ai 1.308 milioni di quest’anno.

A spingere sull’acceleratore sono alcune regioni trainanti, partner storici dell’India, quali Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Campania, che non a caso a fine settembre hanno ospitato le delegazioni indiane.

PIEMONTE: in una regione in cui è forte il peso dell’industria automobilistica (cresce l’intesa tra Fiat e l’indiana Tata), si intensificano le strategie verso l’India nei settori automotive, progettazione, design industriale, ICT e biotecnologie. Anche grazie all’ufficio di rappresentanza aperto nel 2005 a Mumbai dalla Camera di Commercio di Torino, al servizio di un centinaio di aziende piemontesi operanti in India. Confrontando il primo trimestre del 2006 allo stesso periodo del 2007, scopriamo come le esportazioni verso New Delhi delle imprese piemontesi siano passate da 62 milioni di euro a 98 milioni, segnando una crescita del 57,6%. Decisamente inferiori i flussi inversi, a dimostrazione di come le bilancia degli scambi si stia riequilibrando a favore del nostro paese. Dai 119 milioni di euro di importazioni dello scorso anno, il Piemonte è passato a 135 milioni, pari ad un più 13,7%.

LOMBARDIA: pur restando la regione più attiva negli scambi con l’India (33,9% sul totale Italia), esaminando lo stesso periodo la Lombardia non conferma la tendenza a riequilibrare lo sbilancio tra import ed export. L’export è passato da 334 a 420 milioni di euro, pari ad un incremento del 25,7%, che non tiene il passo delle importazioni, passate da 448 milioni a 621 milioni, ovvero più 38,6%. Milano sempre in testa con 217 milioni di euro di esportazioni (+18,8%) e 338 milioni di importazioni (+35,6%). Interessanti i numeri delle esportazioni finalizzate da altre province lombarde, quali Cremona (+98%), Varese (+62%), Como (+46,5%) e Bergamo (+42%). Crescono le importazioni a Pavia (+118%), Mantova e Brescia (+74%) e Lecco (+56%). Stando ai dati forniti dalla Camera di Commercio di Milano, la Lombardia esporta soprattutto macchinari e materiali da trasporto (54% sul totale delle esportazioni), prodotti finiti (26%) e prodotti chimici (14%). Dall’India giungono invece prodotti finiti (46%), chimici (18%), macchinari e materiali da trasporto (15%).

VENETO: la più orientale delle regioni italiane sembra credere molto nelle potenzialità dei mercati asiatici, in particolare nel Subcontinente Indiano, dove sta spingendo nei settori ICT e infrastrutture. Rispetto ai 112,25 milioni di euro dell’export del 2000, lo scorso anno il Veneto ha portato merci in India per 235,21 milioni, più 24,2% rispetto all’anno precedente. Una crescita costante, trainata soprattutto dall’industria metalmeccanica (164,66 milioni nel 2006), seguita da tessile cuoio e abbigliamento (26,72 milioni) e prodotti chimici (14,93 milioni). Decisamente superiori i numeri delle importazioni (tuttavia cresciute meno dell’export, +19,7%), che nel 2000 superavano i 236 milioni di euro, mentre lo scorso anno hanno sfiorato i 490 milioni. Nel 2006 al porto di Venezia (che ha da poco aperto un ufficio di rappresentanza a Mumbai) sono giunti dall’India soprattutto prodotti tessili, cuoio e abbigliamento (270,83 milioni di euro), prodotti metalmeccanici (87,24 milioni), prodotti dell’industria estrattiva (40,79 milioni), legno, carta e gomma (38,41 milioni). Dati messi a disposizione dal Centro Estero Veneto, presente con un desk a Mumbai.

EMILIA ROMAGNA: tra i settori più attivi nello sviluppo del business con l’India troviamo soprattutto trasformazione alimentare, ingegneria meccanica, infrastrutture e ambiente, auto e design industriale. Prendendo in esame i dati forniti dalla Camera di Commerci di Forlì e Cesena, vediamo come l’export del 2006 sfiori i 290 milioni di euro, composti in particolare da prodotti trasformati e manufatti (99,5% del totale). Inferiore il totale delle importazioni, che supera i 281 milioni di euro, composte anche in questo caso da prodotti trasformati e manufatti (95,5 del totale). Interessante notare come tra India ed Emilia Romagna la bilancia dell’import-export sia favorevole agli italiani, trend confermato anche nei primi mesi 2007, con un 31,2% delle esportazioni rispetto al 19% delle importazioni. Nel corso di Namasté India 2007, è stato siglato a Forlì un importante accordo tra operatori indiani e italiani per intensificare la cooperazione e lo scambio di tecnologie e servizi nel settore della trasformazione agroalimentare. Previste iniziative comuni dalla certificazione tecnica alla formazione manageriale, passando per lo sviluppo di strategie di marketing, organizzazione di seminari e organizzazione di incontri di affari.

TOSCANA: Firenze e il distretto dell’Arno Valley puntano soprattutto su biotecnologie e ICT, settori per i quali l’India dispone di un mercato sconfinato. Da notare che le biotecnologie rappresentano vere e proprie eccellenze nel sistema produttivo toscano, dove operano ben 23 aziende del settore (detentrici del 10% della quota nazionale), affiancate da importanti parchi scientifici, atenei e investitori istituzionali. Sono addirittura 600, invece, le aziende del settore ICT, specializzate soprattutto in sicurezza, robotica e telefonia, la metà delle quali opera nel distretto dell’Arno Valley. Venendo alle cifre del 2006, le esportazioni hanno raggiunto i 183 milioni di euro. Poco se paragonato ai 284 milioni dell’import, composto in particolare da metalli, macchine e prodotti chimici. Diversamente, l’export toscano interessa soprattutto macchine e apparecchi elettrici e ottici (+159% rispetto al 2005) mentre calano le vendite di eccellenze quali cuoio e pelle (-60%). Trend negativo anche rapportando 2006 e 2007, che vede una crescita delle importazioni appena del 6,7%, mentre l’export va a -6,9%.

CAMPANIA: regione molto attiva nel comparto fashion, che concentra in provincia di Napoli gran parte delle proprie attività produttive, con eccellenze nei settori tessile abbigliamento e oreficeria-gioielleria. Raffrontando i valori del 2006 a quelli del 2007, scopriamo come l’import della Campania sia cresciuto del 6,5%, passando da 81 milioni di euro a 86 milioni. Diversamente, le esportazioni hanno registrato una netta impennata, passando da 27 milioni a 58,5 milioni, pari ad un +116,5%. Trend che fa ben sperare per il rilancio del Sud Italia, che sembra destinato a far sentire la propria voce negli scambi con l’India, come dimostrato dall’exploit della Puglia, dove le esportazioni sono cresciute del 346,2%.

Emanuele Confortin