Ambiguo l’atteggiamento del partito cinese circa la questione dei fumetti su Maometto

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7 Febbraio 2006

Piuttosto ambigua la posizione della Cina riguardo la questione della pubblicazione dei fumetti su Maometto che ha poi scatenato le violente manifestazioni di protesta del popolo mussulmano per l’umiliazione subita. In realtà, la posizione della Cina riflette quella che è la sua strategia di mediatore fra i paesi islamici e quelli occidentali. Il Ministro degli affari esteri cinese, Li Zhaoxing, il 6 febbraio nel corso di un incontro con il Ministro degli esteri norvegese a Oslo, ha illustrato la posizione della Norvegia subito dopo l’incendio dell’ambasciata in Siria. "Religioni e culture diverse devono rispettarsi reciprocamente", questa la reazione di Li Zhaoxing che ha poi aggiunto"la sicurezza della missione diplomatica deve essere garantita dalla legge internazionale. Spero che entrambe le parti mantengano il controllo e, soprattutto, che la cosa venga gestita in modo discreto evitando che accadano ulteriori scontri." E’ evidente dalla sua dichiarazione che Li Zhaoxing intende ingraziarsi entrambe le parti tralasciando, tuttavia, la questione scottante: la "grande sfida mussulmana". In sintesi, la Danimarca, la Norvegia o, più in generale, i media europei hanno la libertà di pubblicare dei fumetti che fanno ironia sul profeta Maometto? E ancora, la Cina condivide questa visione o preferisce semplicemente mantenere una posizione distaccata ma più vantaggiosa? Finora pare che l’atteggiamento della Cina nei confronti dell’incidente dei fumetti sia stato lo stesso mantenuto per la questione nucleare iraniana. Il Ministro dell’energia nucleare il 4 febbraio, attraverso la risoluzione avanzata dall’UE, ha deciso di rendere nota al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite la questione dell’Iran. Ma anche in questo caso la Cina non ha mostrato una chiara posizione, non pronunciandosi se l’Iran abbia o meno il diritto di usare pacificamente l’energia atomica. Alcuni giorni fa Li Zhaoxing, nel corso di una conferenza sull’Afghanistan, ha promesso sostegno a lungo termine nella lotta al terrorismo, all’estremismo e al separatismo. Nonostante ciò, la Cina nel Xinjiang continua ad ostacolare gli uiguri nella libera professione della propria religione attraverso tutta una serie di divieti. Stessa posizione ambigua la Cina l’ha avuta nei confronti della Palestina. Perciò, dando uno sguardo al modo in cui sembra gestire gli affari di interesse internazionale, la Cina non sembra più quella superpotenza mondiale che si appresta a sopravanzare l’America, quanto piuttosto un paese più interessato a fare da mediatore, conservando la posizione più vantaggiosa e, soprattutto, facendo gli interessi di Pechino.

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