Anche in Cina spopolano i Podcast

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12 Marzo 2006

PECHINO: I Podcast, l’ultima trovata del web, stanno letterlamente spopolando in Cina, con un mercato di oltre 100 milioni di frequentatori regolari e 30 milioni di blogger, la maggior parte di cui giovanissimi. Gary Wang, il creatore della piattaforma piu’ usata dai podcaster cinesi, Toodou (che ha a malapena un anno di vita), afferma che i contatti sono 1,5 milioni al giorno. L’ irlandese Ken Carrol e la cinese Jenny Zhou, a partire dalla loro base a Shanghai, hanno lanciato da pochi mesi una scuola Podcast di lingua cinese, e finora avrebbero già 10.000 clienti. Le trasmissioni Podcast – file audio e video messi su internet in formato compresso, che possono essere trasferiti e immagazzinati in lettori Mp3 e dispositivi simili per essere ascoltati o visti quando si vuole – sono nate per servire la crescente popolazione di utenti dell’iPod, il lettore musicale della Apple Computer che consente di ascoltare migliaia di canzoni e che puo’ facilmente essere collegato ad un computer e da questo alla Rete. Per i Podcast e’ relativamente facile sfuggire ai controlli dei cyber poliziotti (circa 30.000) che controllano la cosidetta Grande Muraglia di Fuoco, cioe’ il sistema di filtri che impedisce l’ accesso ai siti Internet sgraditi al governo di Pechino. Noto è il caso di Mu Zimei, sfuggita ai controlli, ha diffuso l’ audio di un suo incontro amoroso con un uomo che che aveva conosciuto attraverso Internet. Mu era gia’ conosciuta come autrice di un popolare blog, un sito personale su internet dedicato alla sua intensa vita sentimentale.

Ylenia Rosati