Antonio Armellini, ambasciatore italiano in India: promuoveremo gli operatori economici italiani

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27 Settembre 2007

NEW DELHI: Sebbene nel nostro paese l’opinione pubblica si sia interessata all’India solo negli ultimi anni, in corrispondenza del boom economico in corso, la presenza dell’Italia nel Subcontinente parte da lontano. Risale all’epoca in cui New Delhi era la tormentata capitale di una democrazia povera e arretrata, mentre Mumbai, ancora chiamata Bombay, più che metropoli del business centro asiatico aveva l’aspetto di un porto di mare, quasi in disuso dopo l’indipendenza del 1947. Ebbene, anche all’ora l’Italia intratteneva rapporti attivi con l’India, arrivati all’apertura dell’ambasciata nel 1947. Una punto di appoggio importante per il nostro paese, che nel tempo ha favorito la nascita di nuove e crescenti relazioni politiche, culturali ed economiche con quella che per molti è destinata a diventare "la nazione del dopo Cina". Per capire meglio come Italia e India stiano dialogando in questi anni di cambiamento, Corriere Asia ha intervistato Antonio Armellini, dal 2004 Ambasciatore italiano in India.

EMANUELE CONFORTIN: L’India è nel pieno del proprio sviluppo economico e di conseguenza sta acquisendo rilevanza internazionale sempre maggiore. In questo particolare momento storico, le istituzioni italiane come interagiscono con l’India?

AMBASCIATORE ANTONIO ARMELLINI: Stiamo dedicando attenzione crescente agli sviluppi in atto in questo paese, garantendo così un seguito al legame instaurato con l’India sin dall’inizio. L’evoluzione in corso in India si rispecchia nei cambiamenti intercorsi nei rapporti con l’Italia, passati dall’acquisizione dell’autosufficienza alimentare per la quale anche il nostro paese ha contribuito, all’attuale situazione fortemente orientata al business, cui siamo giunti seguendo la rapida evoluzione economica e politica iniziata nel ’91, poi cresciuta a partire dal 2001, intensificandosi ulteriormente negli ultimi 3 anni.

E.C.: In base alla sua esperienza come siamo visti dagli indiani?

A.A.: Noi italiani godiamo di molta simpatia in India. Ci ritengono una popolazione con la quale è possibile interfacciarsi facilmente, instaurare un dialogo. Inoltre condividiamo la grande importanza dei rapporti di parentela, che in entrambi i casi hanno creato società fondate sulla famiglia e i valori che questa rappresenta. Siamo nazioni lontane geograficamente, e tuttavia affini.

E.C.: Attualmente gli italiani vedono l’India soprattutto come un partner economico, un mercato dal grande potenziale. Senza dubbio però, abbiamo molto da offrire anche a livello culturale. Come si sta muovendo l’ambasciata in tal senso?

A.A.: Credo che la dimensione culturale sia molto importante, soprattutto per un paese come l’Italia che può vantare un patrimonio storico e artistico senza eguali. Per questo stiamo ponendo particolare attenzione a questi aspetti con le attività dell’istituto italiano di cultura. Ad esempio organizzando corsi di lingua, sempre più richiesti dagli indiani. Stiamo poi dedicando particolare attenzione al cinema, proponendo regolari proiezioni di film italiani. Non tutti sanno infatti, che in India il cinema è un mezzo di comunicazione estremamente importante, e un’industria molto attiva. Sempre nel novero delle attività di promozione culturale abbiamo organizzato diverse esposizioni di arte contemporanea, inaugurando una mostra di artisti italiani anche in occasione dell’ultimo viaggio in India di Romano Prodi. Altrettanta attenzione è riservata alla musica classica e lirica, particolarmente apprezzata dagli indiani in quanto richiama la loro drammaturgia. Infine, i nostri sforzi sono orientati anche nel campo del design. Così come le firme italiane sono ricercate in tutto il mondo, anche in India esiste una classe borghese emergente in grado di apprezzare lo stile italiano.

E.C.: È questa particolare predilezione degli indiani per il Made in Italy, ad aver veicolato l’attenzione di molte imprese italiane verso il Subcontinente. Quali sinergie esistono tra ambasciata, Camera di Commercio e Ice?

A.A.: Attualmente ci sono diverse realtà operanti sul territorio impegnate a favorire l’approccio degli operatori economici italiani in India. Noi ci occupiamo del coordinamento generale, in modo da realizzare strategie comuni tra il nostro ufficio di promozione economica, l’Ice, la Camera di Commercio Indo Italiana e Camera di Commercio di Milano. Come già noto, l’India è stata nominata nel 2007 paese focus degli sforzi economici italiani, così, a dicembre, in occasione di Festa Italiana che rappresenta uno dei momenti di promozione del Made in Italy in India, giungerà anche una nutrita delegazione di autorità del governo e di rappresentanti delle regioni che intrattengono rapporti diretti con l’India. Sarà un’importante occasione per creare nuove sinergie.

E.C.: Cosa vede nel futuro delle relazioni tra Italia e India?

A.A.: Come dicevo tra i due paesi esiste un’amicizia antica, legami politici forti, e sebbene i rapporti economici fossero rallentati nel passato, sono stati rilanciati dal presidente Romano Prodi ad inizio 2007, con la sottoscrizione di nuove partnership. In futuro continueremo a muoverci su questa linea, cercando di tenere il passo sostenuto degli indiani.

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Emanuele Confortin