Approfondimento: Studiare cinese in Cina, l’Italia meno coinvolta in scambi universitari.

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HANGZHOU: Perchè studiare cinese in Cina? Per parlare la lingua più parlata al mondo? Per cercare lavoro nel o con il più grande mercato del futuro? Per fare parte del secolo cinese? Per conoscere un altro mondo??

Da alcuni mesi mi trovo ad Hangzhou, nella regione dello Zhejiang, a studiare cinese presso l’Università dello Zhejiang). Terza università della Cina, in una delle città cinesi che vantano un numero sorprendente di istituti di istruzione superiore (oltre una ventina tra università e politecnici).

A meno di due ore da Shanghai, Hangzhou è nota (o almeno potrebbe esserlo) agli occidentali perchè Marco Polo la descrisse lungamente nei suoi scritti come una delle più belle città da lui incontrate.

Da questo punto di osservazione privilegiato cerco qualche risposta alle domande iniziali.

In questo microcosmo si trova uno sparuto numero di italiani. Meno di una decina, la maggioranza studia cinese in Cina al termine o durante il percorso universitario: studenti di lingue o di mediazione culturale. Si autofinanziano e sperano che tale approfondimento gli permetta di trovare un lavoro legato al cinese. Alcuni sperano in una collocazione nel settore sociale (Ong, privato sociale), altri confidano nel nascente business con la Cina. In base alle mie ricerche nessuna università italiana ha partnership con questa università cinese che permettano agli studenti di acquisire crediti una volta tornati in Italia. E, a detta di tutti, non esistono partnership che consentano il riconoscimento dei crediti con altre università cinesi. L’impressione è che le università o il governo italiano debbano fare ancora molti passi se si vuole internazionalizzare gli studenti italiani.

Incontro, invece, interessanti situazioni di alcuni gruppi di altre nazionalità. Una ventina di studenti universitari statunitensi, quasi tutti provenienti dal Midwest, sono inseriti all’interno di un programma gestito da una università in Iowa che ha un rapporto di collaborazione con Zhejiang Daxue. Per l’adesione al programma è sufficiente fare richiesta e fino ad oggi non si è mai verificato un problema di selezione dei partecipanti, in quanto il numero di domande non ha mai superato i posti disponibili. Gli studenti sono accompagnati da un coordinatore che costituisce il loro punto di riferimento per qualsiasi questione organizzativa (dai suggerimenti per il ristorante alla collaborazione nell’organizzazione di un viaggio o nella ricerca di un internship). Ogni rapporto burocratico amministrativo (pagamento tassa di iscrizione e alloggio) viene gestito direttamente dall’università statunitense. La frequenza del corso di lingua cinese e l’esito positivo dell’esame, permette loro di ottenere i crediti per la lingua straniera, qualunque sia il corso di laurea o l’università frequentata. Questa possibilità è la stessa che viene offerta anche a studenti provenienti da altri paesi, come ad esempio l’Austria, l’Australia, o la Corea del Sud (quest’ultima vanta numerosi rapporti di scambio tra singole università in Corea del Sud e Zhejiang Daxue).

Altrettanto interessante il programma del governo australiano per gli studenti che hanno terminato l?ultimo anno di scuola superiore. Gli studenti, a seguito di una domanda volontaria, vengono selezionati sulla base di un colloquio (in parte svolto in lingua, in quanto si tratta di studenti che hanno frequentato, durante la scuola superiore, un corso di lingua cinese) ed inseriti nel programma finanziato dal governo australiano che consente loro di seguire il corso di lingua cinese per due semestri. Obiettivo del governo australiano è permettere ad alcuni giovani australiani di approfondire la lingua cinese prima della scelta definitiva del corso di laurea, con l’obiettivo di ampliare le relazioni tra i due paesi.

Infine è presente un nutrito gruppo di studenti messicani, presenti non solo ad Hangzhou ma anche a Beijing, Shanghai ed in altre grandi città cinesi, nell’ambito di un programma gestito dal governo messicano. Gli studenti provengono da ogni parte del Messico ed in Cina sono tenuti a seguire un corso di lingua e in diversi settori (dall’import-export, all’ambiente) devono incontrare e costruire relazioni con aziende o soggetti istituzionali cinesi e favorire così la cooperazione tra i due paesi. Il loro tempo di permanenza è di almeno 1 anno, in alcuni casi 2 ed il governo messicano si fa carico delle spese e provvede all’elargizione di un contributo mensile.

Infine sono presenti molti studenti arrivati in Cina individualmente, non aderendo a programmi appositamente predisposti. Studenti universitari per la maggior parte; molti provenienti dalla vicina Corea del Sud. Alcuni studenti di lingue straniere, molti studenti di una delle tre parole più in voga in Cina al momento: Finance, Engineering and Business. Accanto a questi, insegnanti di lingua inglese o docenti universitari, principalmente anglofoni, che hanno deciso di prendersi una pausa dal proprio lavoro e attraverso strade variegate (chi attraverso contatti personali, chi attraverso l’ambasciata, chi attraverso scuole di lingua) dedicano meà della giornata allo studio e all’approfondimento della lingua cinese. Ci sono poi uomini di affari, tutti asiatici, che cercano di conciliare gli impegni professionali nel Paese di mezzo e in madrepatria, con la frequenza scolastica mattutina. Altri ancora, giovani, arrivano in Cina su mandato familiare: figli o parenti di imprenditori in affari con la Cina, inviati a studiare la lingua per migliorare le relazioni commerciali; altri overseas chinese, molti in grado di parlare ma non di scrivere, tornati nella madrepatria per studiare quella metà di lingua che manca.

Infine vi sono quelli semplicemente desiderosi di scoprire un’altra lingua. (nessuna lingua di grande diffusione è probabilmente più altra del cinese che non possiede alfabeto), di conoscere meglio questo differente pezzo di mondo di cui spesso si parla senza conoscerne le regole grammaticali essenziali: ognuno da un diverso paese e con una sua storia, ma in Cina per rimescolare le carte del proprio mazzo.

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da Hangzhou, Valeria Ferraris

Redazione

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La redazione corriereasia.com