Aumentano i consumi in Cina.

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25 Aprile 2007

PECHINO: La crescita dei consumi del ceto medio urbano cinese è più veloce di quella dei suoi redditi. Una civiltà che si riteneva votata soprattutto al risparmio familiare entra così ufficialmente nel mondo del consumismo.

A sancire lo storico passaggio è uno studio dell’Ufficio Nazionale di Statistica, da cui emerge che nei primi tre mesi del 2007 la vendite al dettaglio di beni di consumo hanno totalizzato nell’intera Cina 1.450 miliardi di yuan (circa 138 miliardi di Euro), crescendo del 14,7 per cento rispetto allo stesso periodo del 2006.

Nel frattempo, i redditi urbani sono cresciuti "solo" del 10,4 per cento e quelli rurali del 7,4.

Dall’inizio delle riforme, il livello dei consumi è cresciuto regolarmente. Nel 1978 ogni cinese spendeva circa 184 yuan all’anno; nel 2005, 5.434.

E le caratteristiche dei consumi sono cambiate profondamente. Attualmente, i cinesi spendono più per il superfluo che per garantirsi i beni primari. Secondo Zhong Wei, direttore del Centro di Ricerca Finanziaria dell’Università di Pechino, ai primi posti tra gli oggetti del desiderio ci sono sono automobili, articoli hi-tech, cultura e intrattenimento.

Un rapporto della Camera Generale di Commercio conferma questa tendenza: le vendite di oro, argento e gioielli sono cresciute del 28,5 per cento; costruzioni e decorazioni d’interni, del 24; telefonia del 22 e arredamento del 21,3. Contemporaneamente, si registra una forte crescita dei consumi di audiovideo ed elettrodomestici (19,2 per cento), cosmetici (18,6) e automobili (26,3).

Secondo lo studio, il trend continuerà. Si calcola che, alla fine del 2007, le vendite al dettaglio raggiungeranno gli 8.700 miliardi di yuan: più 14.5 per cento.

I cinesi sostituiscono o rinnovano i beni durevoli con maggiore frequenza. I protagonisti assoluti di questa ondata di acquisti sono i ceti medi urbani nella fascia d’età tra i 30 e i 40 anni, che rappresentano il 37 per cento dei nuovi consumatori urbani-benestanti. Tra di loro, si calcola ci siano circa 100 milioni di "figli unici", nati dopo il varo della politica di contenimento delle nascite.

Immediatamente a ruota, la fascia d’età compresa tra i 40 e i 50 (31,3 per cento), sempre più ottimista ed economicamente solida.

La maggior parte dei "nuovi consumisti", il 74 per cento, acquista per differenziarsi ed esprimere i propri gusti e personalità. E una quota sempre maggiore di beni viene comprata su internet.

Secondo il China Internet Network Information Center (CNNIC), circa 30 milioni di cinesi – più o meno un quarto degli internet-users – fa shopping online.

Tra i più venduti, risaltano i beni legati al benessere fisico e alla cura della persona. L’86 per cento dei cinesi urbanizzati indica la salute come priorità e ogni mese spende in media 62,42 yuan in prodotti nutrizionali e 148,4 in attrezzature e attività sportive.

Statistiche della People’s Bank of China (PBC) mostrano anche che nei primi tre mesi del 2007, i prestiti alle famiglie sono cresciuti di 170,8 miliardi di yuan rispetto allo stesso periodo del 2006.

I contadini sono attualmente protagonisti di appena il 21 per cento delle vendite al dettaglio totali, pur costituendo il 70 per cento della popolazione cinese. I ceti urbani acquistano il 60 per cento dei beni, mentre al rimanente 20 per cento ci pensa il governo.

Il consumo nelle campagne può quindi fare da ulteriore trampolino di lancio per l’intera economia, in quanto si è calcolato che ogni yuan speso dai contadini ne produce altri due nel complesso dell’economia cinese.

Per questo motivo, il viceministro del Commercio, Huang Hai, ha dichiarato recentemente che la priorità diventa ora l’incremento dei consumi nelle aree rurali.

Gabriele Battaglia