Aviaria: 1% dei polli dei mercati del Sud Cina positivo al virus H5N1

12 Marzo 2006

HONG KONG: Quasi l’uno per cento dei polli vivi in vendita nei mercati all’aperto nel Sud della Cina è risultato positivo al virus H5N1 dell’influenza aviaria. "La popolazione cinese è molto più esposta al contagio di quanto si pensasse finora", rivela una ricerca condotta da alcuni ricercatori di Hong Kong e della Cina continentale. I ricercatori, guidati dal microbiologo Guan Yi, dell’Università di Hong Kong, hanno raccolto, tra il gennaio 2004 e il giugno 2005, oltre 51 mila reperti fecali di uccelli apparentemente in buona salute, attraverso mercati di sette province della Cina del sud. Il virus H5N1 è stato trovato nell’1,8 per cento delle anatre, nell’1,9 per cento delle oche, nello 0, 26 per cento dei polli, nello 0,46 per cento di altri volatili.Ciò significa che su ogni cento uccelli in vendita nei mercati all’aperto, uno risulta infetto. "Sembrano sani ma possono contagiare altri volatili e uccidere persone", sostiene il prof. Guan in uno studio pubblicato sulla rivista dell’Accademia delle scienze nazionale. Guan è un nome noto in Cina sul fronte dell’aviaria. Nel dicembre scorso fu aspramente criticato dai giornali cinesi, che lo avevano accusato di aver troppo enfatizzato il problema del virus dei polli nel Paese. Da allora si è rifiutato di parlare con i giornalisti. Nella Repubblica popolare cinese sono morte finora dieci persone per il virus H5N1. A spaventare non è tanto il numero dei decessi quanto il fatto che la maggior parte dei casi siano avvenuti in località dove non erano state registrate, in precedenza, morie di uccelli. L’ultimo morto, che risale agli inizi di marzo, un uomo della provincia meridionale del Guangdong, si era ammalato dopo aver visitato alcuni mercati all’aperto e un macello. Il virus dell’influenza aviaria è stato per la prima volta identificato in un’anatra del Guangdong nel 1996. Da allora il Governo cinese ha lanciato un programma di vaccinazione per i polli di allevamento, senza però riuscire a debellare il virus. L’influenza aviaria si è allargata a 14 province cinesi negli scorsi anni, prima di emigrare verso altri Paesi asiatici, Europa e Medio Oriente. Ciò ha sollevato molti dubbi sulla qualità della vaccinazione in Cina. "I vaccini cinesi riescono a tenere in vita gli uccelli malati, ma non impediscono il contagio", ha affermato una fonte del settore medico, che ha voluto mantenere l’anonimato.

Ylenia Rosati

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