Bangkok – La via Thailandese alla lotta contro le emergenze sanitarie

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6 Novembre 2007

BANGKOK: I primi segnali di una rottura dello status quo si sono visti all’indomani dell’insediamento militare al Governo (19 Settembre 2006). Il 29 Novembre la Thailandia ha infatti concesso la compulsory license (licenza obbligatoria) della durata di 5 anni per il farmaco antiretrovirale Efavirenz dando di fatto il via libera sia all’importazione del generico dall’India (fino ad allora il contrabbando era l’unica soluzione) sia alla produzione locale (cominciata da poche settimane). Il farmaco, sviluppato in origine dalla DuPont, e’ distribuito il Thailandia con il nome di Stocrin dalla Merck & Co. e veniva commercializzato ad un costo per trattamento di 40 USD/mese contro circa i 20 USD/mese del farmaco Indiano. Il 14 Febbraio 2007 la Merck — facendo riferimento ad una sensibile riduzione dei costi di produzione – ha annunciato che il prezzo dello Stocrin sarebbe diminuito nei Paesi a basso reddito pro capite e alta incidenza del HIV nella popolazione adulta (>1%), portando il costo del trattamento mensile a 19,6 USD in Thailandia (in linea con quello del generico indiano). Il Governo Thailandese riconosce alla Merck una royalty pari allo 0.5% delle vendite della versione generica.

Il 29 Gennaio 2007 il Governo ha poi esteso la compulsory license anche al farmaco Kaletra (lopinvir/ritonavir) prodotto dai Abbot Laboratories (USA) attivo contro l’HIV e il farmaco Plavix (clopidogrel bisolfato) commercializzato dalla Bristol Meyer Squibb (USA) e dalla Sanofi-Aventis (Francia) che agisce contro le malattie cardiache. Il prezzo al pubbico di quest’ultimo farmaco e’ di 2.06 USD/ pillola contro i 0.18 USD/pillola della versione generica (meno di 10 volte). Solo il 20% dei 200,000 pazienti che necessitano del farmaco in Thailandia avevano accesso al Plavix: e’ evidente che per le case farmaceutiche americana e francese e’ piu’ profittevole servire il 20% del mercato che servirne il 100% ad un prezzo accessibile. Ma i farmaci essenziali non devono rispondere alle le logiche dei beni di lusso: il Plavix e’ stato il secondo farmaco piu’ venduto al mondo nel 2005 e la Bristol non ha mai rilasciato comunicati in proposito.

L’Americana Abbot dopo lunghe negoziazioni con il Governo locale aveva ridotto il prezzo mensile del trattamento da 347 USD a 167 USD: ancora troppo rispetto al generico Indiano che ne costa 120 e da qui la drastica decisione del Governo. La casa farmaceutica Americana ha detto di ritenere l’adozione del generico un fatto illegale e non nell’interesse dei pazienti.

Il Ministro della Salute Pubblica Thailandese ha detto che i suoi collaboratori hanno allo studio di allargare il panel delle compulsory license ai farmaci per le cure di diabete e tumori ed in alcuni casi anche agli antibiotici, ma a ha poi precisato che a breve non verranno rilasciate altre licenze.

Il Thailand Patent Act del 1999 sancisce nella sezione 51 che un Ministro, o altro dipartimento o ufficio ad esso correlato, puo’ esercitare il diritto di complusory license (decisione amministrativa di autorizzare a terzi la produzione, vendita e importazione parallela senza il permesso del licenziante a cui viene riconcosiuta solo una minima pecentuale sulle vendite) per consentire l’accesso del pubblico a servizi ritenuti di vitale importanza per la difesa del Paese e la protezione delle risorse naturali. I farmaci essenziali come gli antiretrovirali e quelli per la cura di malattie di tipo epidemologico rientrano in questa categoria.

La dichiarazione WTO di Doha del 2001, nota come TRIPS (Trade and Intellectual Property Right Agreement) esplicitamente conferma (articolo 6) che i Governi hanno il diritto di garantire la compulsory license e la liberta’ di decidere in quali casi applicare tale decisione. In altre parole ad essere liberalizzati dalle licenze non sono solo i farmaci anti HIV ma anche quelli per le malattie curate dai farmaci essenziali (cioe’ malattie di cui una sensibile percentuale della popolazione e’ affetta).

Nel caso dei farmaci antiretrovirali — come l’Efavirenz che e’ il piu’ efficacie per la terapia di prima linea perche’ ha effetti collaterali contenuti e quindi si puo’ somministrare a pazienti affetti da altre malattie come TBC e infezioni del fegato – il Governo riesce ad abbattere i costi della farmacologia cosi’ che il budget allocato per far fronte all’HIV puo’ essere speso per la prevenzione, l’area in cui la Thailandia ha dimostrato ampi progressi fin dal 1984 quando il primo caso di AIDS venne accertato nel Paese.

Dall’ultimo report UNAIDS/WHO disponibile (2006), in tutta l’Asia circa 8,6 milioni di persone vivono con il HIV: nell’ultimo anno si sono registrate circa 960,000 nuove infezioni e 630,000 decessi. Il numero delle persone che ricevono un adeguato trattamento e’ cresciuto del 300% dal 2003 ma si stima che solo il 16% (Giugno 2006) della popolazione in bisogno abbia accesso a cure appropriate. In Thailandia questa percentuale sale almeno al 50%.

In Thailandia a prevenzione e’ affidata ad associazioni e organizzazioni umanitarie che hanno contributi statali non superiori al 10%. Tra queste ricordiamo il Centro Camilliano di Rayong (a soli 20 minuti di strada da Pattaya) in cui Padre Giovanni conduce la sua battaglia da oltre 10 anni con una costante e capillare informazione in tutta la provincia della penisola (Eastern Sea Bord).

All’indomani del rilascio delle compulsory license la reazione delle case farmaceutiche e del Governo dei loro Paesi e’ stata naturalmente di forte condanna. C’e’ preoccupazione tra gli addetti ai lavori riguardo al possibile ritiro dal mercato di altri prodotti farmaceutici, cosi come di un arresto degli investimenti stranieri del settore.

In caso di compulsory licence infatti il danno arrecato alle case farmaceutiche in termini di fatturato e’ veramente ingente (si pensi al mancato introito per le differenze di prezzi menzionate prima) ed il rischio e’ che esse stesse non riescano piu’ a sostenere gli ulteriori investimenti in Ricerca e Sviluppo necessari per mettere a punto nuovi principi attivi e farmacologici che consentano di combattere meglio e vincere quelle stesse malattie. Tuttavia, occorre precisare che se una casa farmaceutica registra una licenza in un Paese e poi non lo rifornisce costantemente in maniera adeguata — cioe’ sposporzionata rispetto ai bisogni del Paese – da un lato il prezzo del farmaco si mantiene alto (offerta limitata vs. domanda sostenuta) e dall’altro ogni tentativo di far fronte all’indisponibilita’ del prodotto risulta illegale (importazione parallela e produzione in loco del generico). Secondo il Ministro della Sanita’ Thailandese khun Songkhla in Thailandia circa 500,000 persone affette da HIV sono in bisogno di cure e solo 100,000 hanno accesso ai medicinali antiretrovirali a causa dei loro prezzi astronomici. In questa situazione l’unica strada percorribile e’ la via (a senso unico) della licenza obbligatoria per mancata attuazione.

Per poter far quadrare il cerchio si rende necessaria un’azione concertata dei Governi dei Paesi coinvolti attraverso lo strumento fiscale, per esempio con un indennizzo o risarcimento alle case farmaceutiche interessate (da parte di entrambi i Paesi) e/o attraverso facilitazioni fiscali mirate e sancite dagli accordi bilaterali (putroppo quello tra Thailandia e USA — al contrario — e’ in stallo anche per queste regioni).

La Thailandia e’ in piena campagna elettorale e tra meno di 2 mesi ci sara’ un nuovo Governo eletto dal popolo che prendera’ in mano il timone del Regno. In materia di sanita’ l’impressione e’ che il Paese abbia percorso molte miglia oltre il punto di non ritorno: virare adesso forse non e’ piu’ possibile.

da Bangkok, Luca Vianelli