“Basta con l’Eldorado cinese”

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16 Febbraio 2007

SHANGHAI: Secondo le disposizioni del Public Security Bureau of China, tutti gli stranieri dovrebbero registrarsi all’Ufficio Immigrazione entro ventiquattro ore dall’arrivo in Cina.

Ma quasi nessuno lo fa, "malgrado la procedura richieda soltanto pochi minuti", si lamentano i funzionari. Recentemente il governo ha inasprito i controlli: la multa prevista in caso di violazione del regolamento è di 200 yuan — circa 20 euro.

In realtà, quella che è generalmente considerata una procedura formale, sta diventando per le autorità cinesi una necessità dettata dalle crescenti trasgressioni commesse dagli stranieri. Negli ultimi mesi, i reati dei cosiddetti "laowai" (stranieri) in Cina, sono infatti talmente aumentati che ieri la polizia cinese ha per la prima volta lanciato un appello: è necessario compilare un database condiviso da tutte le istituzioni cinesi e dal Dipartimento per gli Affari Stranieri, considerato fino a oggi un elemento a sé stante.

Diamo uno sguardo ai dati rivelati dalla municipalità di Canton al quotidiano China Daily: in pochi anni, solo nella provincia Guangdong, gli atti illegali commessi da stranieri sono cresciuti del 40%, passando da 2.442 casi nel 2001 a 6.362 nel 2005. Nella prima metà dello scorso anno, ne sono stati rimpatriati oltre cento, perché sprovvisti di licenza business o di permesso di soggiorno. Fra i reati più comuni, il cambio nero e il riciclaggio di denaro, favoriti dalle agevolazioni di trasferimento di valuta all’estero di cui godono gli stranieri. Per assicurare una maggiore vigilanza, lo scorso mese la municipalità di Canton ha annunciato che installerà 340.000 telecamere in tutta la città.

Un altro diffuso "business" è quello della droga: recentemente cinque laowai sono stati arrestati all’aeroporto di Canton per contrabbando; in particolare un iraniano trasportava sette chili di droga nel suo bagaglio. Più della metà delle 2,6 tonnellate di ketamina sequestrate lo scorso anno in Cina provenivano dall’India, e oltre 440 chili di cocaina dal Sud America. Alle droghe cosiddette tradizionali, si aggiungono i nuovi tipi provenienti dai paesi europei, come i 463 chili di estasi recentemente confiscati, di provenienza olandese. Le autorità cinesi si dicono sempre più preoccupate, tanto che già nel 2005 hanno dichiarato "guerra nazionale alla droga"; lo scorso anno hanno individuato nel Paese poco meno di un milione di tossicodipendenti, l’89% dei quali eroinomani. A fare sempre maggiore uso di stupefacenti – nonostante la Cina preveda la pena capitale per traffico di un quantitativo pari o superiore a 50 grammi di eroina – sono i colletti bianchi e i teenager delle famiglie benestanti, in cerca di esperienze "moderne": recenti sondaggi hanno infatti dimostrato che, nella maggior parte dei casi, i giovani provano le droghe solo perché "provengono dall’Occidente".

"Mettiamo fine all’Eldorado degli stranieri", comincia a denunciare pubblicamente qualcuno. Lo scandalo più recente riguarda "Sex and Shanghai", blog di un sedicente professore britannico che insegna inglese a Fudan, Jiaotong e Tongji, le migliori università di Shanghai. Nel blog, tuttora accessibile, lo straniero parla apertamente delle proprie esperienze sessuali con decine di studentesse cinesi. Il professore usa toni ironici e offensivi nei confronti degli uomini shanghainesi, che definisce "impotenti, noiosi e ignoranti". Per questo le loro mogli rivolgono l’attenzione agli stranieri, che "le ingannano facilmente per divertirsi senza nessuna prospettiva futura", racconta candidamente il blogger. I suoi incontri con le ragazze cinesi, descritti con abbondanza di particolari erotici, hanno suscitato l’indignazione di un professore di psicologia dell’Accademia delle Scienze Sociali di Shanghai, Zhang Jiehai, che ha lanciato un appello per rintracciare ed espellere il professore britannico dalla Cina.

"Che Paese è la Cina, dove anche gli stranieri di così basso livello culturale possono lavorare come professori universitari solo perché parlano l’inglese? Cosa sta accadendo ai cinesi, che venerano una lingua straniera tanto da vergognarsi di utilizzare la propria e da costringere i bambini a cantare l’inno nazionale in inglese?"

Le parole del professore Zhang fanno riflettere. Dando una rapida occhiata a quanto accade a Shanghai, dove decine di migliaia di stranieri conducono uno stile di vita da Paese dei Balocchi, non si può che dargli ragione. La maggior parte dei professori d’inglese non ha mai studiato pedagogia. Architetti e ingegneri sono spesso solo geometri. E’ frequente che la dicitura "manager" sui biglietti da visita si trasformi in "assistant" nel Paese d’origine. Molti presunti "dottori" non si sono mai laureati. I cuochi e i manager dei migliori ristoranti non hanno mai letto un libro di cucina. I businessmen stranieri non pagano le tasse, cambiano i soldi in nero, si riempiono le valigie di borse e vestiti al mercato del falso per rivenderli a prezzi stellari nei propri paesi. In genere esibiscono una o più amanti cinesi più giovani di vent’anni. Tutto ciò dipende solo dal fatto che la parola "straniero" – sinonimo di ricco e moderno – suscita ancora troppo fascino sul popolo cinese. Ma sui media e nei blog comincia a diffondersi una certa stanchezza, insieme a una frase ricorrente: "Per quanto tempo vogliamo continuare a idolatrare gli occidentali"?

Marzia De Giuli