Battuta d’arresto per il boom demografico cinese

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5 Settembre 2006

PECHINO: Non esploderà la "bomba demografica" cinese. Anzi, nei prossimi anni la nazione più popolata del pianeta — un miliardo e 306 milioni di abitanti – potrebbe trovarsi addirittura a fronteggiare il problema opposto: il rallentamento della crescita demografica, abbinato all’aumento sensibile del numero di anziani. E’ l’Accademia cinese delle Scienze Sociali ad aver lanciato l’allarme dalle pagine del China Daily. Sulla base di stime dell’Onu, il direttore dell’istituto, Cai Fang, ha calcolato che nel 2017 i cinesi con più di 64 anni – oggi il 7% della popolazione (meno di cento milioni di individui) – rappresenteranno circa il 10% della popolazione. Nel giro di appena vent’anni, cinquantenni e sessantenni aumenteranno di oltre il 60%, mentre – ed è questo il dato che preoccupa maggiormente – si andrà sempre più assottigliando la fascia relativa alla forza lavoro, sulle cui spalle il gigante asiatico ha costruito il proprio miracolo economico e su cui graverà il carico crescente di un già debole sistema pensionistico. La politica del "figlio unico" sembra insomma aver avuto successo. Ma avere meno giovani significa avere meno manodopera disponibile. Tra i possibili effetti di questo calo, l’aumento degli stipendi per i lavoratori qualificati, che però rischia di compromettere quel primato che la Cina detiene nel settore dell’industria a basso costo. Il trend relativo all’aumento salariale è tuttavia già cominciato. Dall’1 settembre, nel Guandong — regione meridionale assai industrializzata — la retribuzione minima è cresciuta del 20%, mentre è aumentata del 9% a Shanghai, città che già vantava gli stipendi più alti a livello nazionale. Una buona notizia in tema di diritti sociali, ma che potrebbe rivelarsi controproducente per la stessa economia cinese, cresciuta in larga parte grazie all’afflusso di capitali stranieri attratti dall’opportunità di produrre a prezzi ridotti. Ecco perché Cai Fang ritiene che la trasformazione demografica della Cina determinerà inevitabilmente anche un cambiamento del suo modello di sviluppo. Un cambiamento già in atto secondo Bao Minghua, ricercatore all’università Renmin, se si considera il numero crescente di industrie ad alta tecnologia, in grado di attirare capitali dall’estero senza dover ricorrere a manodopera a basso costo.

Raffaella Serini

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