In Benelli? Si parla cinese!

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14 Giugno 2007

ROMA: E’ il primo grande esperimento italiano d’insegnamento del mandarino all’interno di un’azienda acquisita da controparte cinese, ma stando alle parole di chi il corso l’ha tenuto e l’ha coordinato sembra essere stata un’esperienza di grande valore culturale e soprattutto d’utilità dell’immediato riscontro dello strumento linguistico nella vita d’azienda .

Lo scenario è quello della famosa Benelli, la storica casa motociclistica di Pesaro, marchio di proprietà del gruppo Merloni, passata già da settembre 2005 nelle mani del gruppo cinese QianJiang per una cifra aggiratasi fra i 6 milioni di euro, più il trasferimento dei 50 milioni di euro di debito annualmente accumulato.

Corriere Asia ha cercato un approccio differente alla questione Benelli / QianJiang rispetto a quanto percorso da altri magazine e testate di settore e ha deciso di intervistare a Roma la Prof. Alessandra Brezzi, docente di lingua e letteratura cinese presso l’Università degli Studi di Pesaro e Urbino, incaricata nel coordinamento di un corso introduttivo allo studio della lingua cinese da proporre all’interno della Benelli.

Da questa conversazione sono emerse considerazioni importanti, valide nel cogliere appieno il sentimento iniziale di disorientamento dell’organico di lavoro per poi passare a una fase di miglioramento della funzionalità produttiva, proprio grazie all’esperimento di mediazione linguistica svolto dalla docente.

P.C.: Credo sia uno dei più rappresentativi casi italiani quello della Benelli che sceglie di avviare un corso di lingua cinese all’interno del proprio organico.

A.B.: Sì lo credo anch’io. E’ stato solo un corso introduttivo di 50 ore, ma l’impegno rivolto da parte degli "studenti" è stato costante e considerevole ed è andato crescendo mano a mano che notavano l’utilità della cosa. Non è stata solo un’esperienza di studio ma soprattutto una tappa importante per la maturazione dell’ organico di lavoro italiano che si trovava costretto a vivere una fase di transizione necessaria e sotto certi aspetti salvifica.

P.C.: Ha mai colto una certa diffidenza da parte dei lavoratori italiani di Benelli nei confronti di QianJiang?

A.B.: Diffidenza non è il termine esatto. Sicuramente curiosità e voglia di dimostrarsi efficienti con i nuovi dirigenti. Ho sempre valutato come propositivo il senso di smarrimento degli operai di catena di montaggio, così come di direttori o impiegati che si trovavano ogni giorno a doversi confrontare non solo con una realtà linguistica ma soprattutto mentale, organizzativa e lavorativa completamente differente. Il corso perciò è servito anche a introdurre agli italiani la comprensione della forma mentis cinese, del modo di concepire la produttività, il lavoro di squadra, i rendiconti finanziari.

P.C.: Perciò il corso non era rivolto solo ai quadri d’azienda

A.B.: Assolutamente. Il bello dell’esperienza lo si è giocato in una classe comune. Direttori, impiegati e operai da catena di montaggio, tutti insieme nella stessa classe, tutti accomunati dallo stesso senso di disorientamento e parallelamente dalla voglia di dimostrarsi all’altezza.

P.C.: In cosa consiste il contatto quotidiano della Benelli con la realtà cinese?

A.B: QianJiang possiede un rappresentante fisso cinese in Benelli, e opera attivamente attraverso una monitorizzazione costante della produzione attraverso visite periodiche di tecnici delegati , senza poi contare i controlli sui rendiconti finanziari e la difficoltà del team italiano nel fornire dati di bilancio a livello settimanale e mensile secondo modalità cinese, creando non poco scompiglio in azienda. Ma fare mediazione consiste anche in questo, non solo nell’insegnamento di grammatica ed esercizio di conversazione.

P.C.: Molte testate, alcune rilevanza nazionale, hanno parlato nell’ultimo anno di "disastro Benelli" e si è fatta spesso menzione della delusione seguita al fallimento dell’accordo preliminare con il gruppo John Galt, di proprietà russa. Ha avvertito questo senso di "sconfitta" all’interno dell’azienda?

A.B.: Sinceramente no. Ci terrei a ricordare che attraverso QianJiang moltissimi dei lavoratori in cassa integrazione sono riusciti a ritornare al loro posto di lavoro. Il gruppo cinese poi vanta una grande solidità dal punto di vista produttivo e commerciale, si parla di un’azienda che in Cina conta 12000 dipendenti e una produzione annua di circa 1.200.000 esemplari fra scooter e motori.

P.C.: Se non sbaglio l’amministrazione pubblica ha agevolato le trattative fra Benelli e QianJiang:

A.B: Sì, difatti l’acquisizione è stata caldamente favorita dall’amministrazione locale che, a mio avviso, negli ultimi anni è stata in grado di costruire rapporti di grande sinergia fra realtà imprenditoriale italiana, soprattutto legata al manifatturiero, e mercato cinese, con ampie possibilità di coinvolgimento di università e studenti.

P.C.: Un successo per il comune e la provincia di Pesaro?

A.B.: Decisamente. Per molti aspetti la realtà di Pesaro e Urbino rappresenta un panorama d’avanguardia per dinamismo in fatto di relazioni con la Cina e di apporti formativi e culturali attinenti ad esse. Penso solo all’anno scorso. Oltre al progetto Benelli, la provincia di Pesaro Urbino e il comune hanno ha favorito moltissimo l’insegnamento delle lingue orientali nei licei, l’ampliamento dei progetti formativi e di stage dalle università, senza contare poi l’apporto considerevole che la Camera del Commercio con sede a Shanghai e l’A.SP.IN.2000, Azienda Speciale della Camera di Commercio di Pesaro e Urbino stanno fornendo in termini di relazioni e opportunità di lavoro per i nostri laureati.

Alessandra Brezzi è professore associato di lingua e letteratura cinese, insegna Lingua cinese presso l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo; è direttore del Master Lingua, cultura e impresa nella cooperazione italo-cinese, attivato presso lo stesso Ateneo.

Link Correlati

  • Sito ufficiale Benelli – http://www.benelli.com
  • Informazioni sul gruppo cinese QianJiang – http://www.qianjiang.com.cn/

Paolo Cacciato

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