Bentornata Bengalooru

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8 Novembre 2006

BANGALORE: Dopo esser diventata Bangalore — nome che gli venne imposto durante la colonizzazione inglese — il più importante polo tecnologico indiano ritorna a essere Bengalooru, originario appellativo del centro abitato fin dalla sua fondazione, nel secolo XIV. E poco importa se Bengalooru in realtà sia una contrazione di Benda Kalooru, che si traduce più o meno come "città dei fagioli bolliti", significato che — forse — poco si addice alla città più globalizzata dell’India.

La decisione di compiere questo ritorno al passato era nell’aria da tempo, e per comunicare alla propria popolazione il provvedimento le autorità locali hanno atteso il lieto evento rappresentato dalla celebrazione del 50° anniversario della formazione dello Stato di Karnataka, di cui Bangalore (pardon, Bengalooru) è la capitale.

In realtà, affinché il cambio di nome sortisca effetti legali, occorrerà attendere ancora qualche settimana, giusto il tempo di sbrigare le procedure burocratiche previste per questi casi e ricevere l’approvazione del governo federale. Visti i precedenti, e l’esperienza acquisita in tal campo, entrambi i requisiti non dovrebbero però ritardare il processo di ridenominazione del centro indiano oltre qualche settimana.

Il polo tecnologico di Bangalore — storica sede degli insediamenti inglesi, che si stabilirono nella zona grazie anche alla sua posizione e al suo clima temperato — non sarà il solo agglomerato urbano a subire queste modifiche. Basti pensare ad esempio che la stessa sorte è già toccata a città altrettanto importanti (Bombay è diventata Mumbai, Madras è diventata Chennai, Calcutta è diventata Kolkata) e che nella stessa proposta di ritorno all’originario Bengalooru sono coinvolti altri nove paesi della regione. Le altre città inserite nel provvedimento sono Mysore, Mangalore, Chikmagalur, Shimoga, Belgaum, Gulbarga, Hubli, Hospet e Tumkur, che tra circa un mese diventeranno rispettivamente Mysooru, Mangalooru, Chikmagalooru, Shivamogga, Belagaavi, Kalburgi, Hubballi, Hosapete e Tumakooru.

Eppure questa ennesima decisione, considerata dagli imparziali come un’ulteriore passo verso una parziale purificazione dall’influenza straniera (perlomeno nella toponomastica), ha creato non poche perplessità. Nonostante, come si è appena visto, Bangalore — Bengalooru non sia la progenitrice di queste modifiche, la proposta di cancellare l’anglosassone appellativo appare quanto mai controversa.

In realtà — osservano coloro che criticano tale scelta — nella città è l’inglese la lingua spesso più parlata, così come vengono utilizzati correntemente altri idiomi, come lo spagnolo e il francese, che si affiancano alla lingua locale. Il centro indiano inoltre non può essere accomunato a Mumbai, o Kolkata: solamente a Bengalooru, e nelle sue immediate prossimità, hanno sede più di 1.500 aziende produttrici di personal computer o di componenti tecnologici, come IBM, Dell, Intel, Google e Oracle. Il tutto per ricordare, qualora se ne sentisse il bisogno, che Bangalore — Bengalooru è di gran lunga la città più "global" del Paese, e che forse non sarebbe prudente abbandonare il nome con il quale è divenuta famosa nel mondo per tornare a quello più tradizionale, specie se queste modifiche rappresentano decisioni superficialmente evidenti nella strada del rafforzamento dell’identità nazionale, tuttavia inconsistenti nella sostanza.

Tuttavia, dall’altra parte, il governo locale che ha preso la decisione è stato fortemente sostenuto dalla maggioranza della popolazione, scontenta di ciò che avviene nella propria zona, e in particolare dall’inarrestabile afflusso di lavoratori stranieri. La cultura locale, dicono i più conservatori, sarebbe ormai sommersa dalla natura cosmopolita dell’indotta globalizzazione.

Roberto Rais

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