Biciclette italiane in Cina

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27 Novembre 2006

SHANGHAI: GrBike vanta il curioso primato di unica azienda italiana a vendere biciclette in Cina. Piccola società di Padova, è già presente in tutto il mondo con quaranta marchi del settore ciclo e accessori, rigorosamente made in Italy. Entrata nel mercato cinese un anno e mezzo fa con un proprio ufficio di rappresentanza, GrBike ha aperto lo scorso settembre la sua prima branch a Shanghai. Un’ampia sala è già pronta per ospitare le biciclette in arrivo dall’Italia. "L’obiettivo è consegnare il prodotto ai clienti in soli tre giorni", afferma il CEO-Cina, Roberto Vaglio.

A molti sembrerà assurdo che gli italiani vendano biciclette in Cina. Da sempre il paese è considerato il regno delle bici. I cinesi ne utilizzano mezzo miliardo, e ne fabbricano circa 80 milioni all’anno, di cui 50 milioni destinate ai mercati esteri. Oltre la metà delle biciclette in tutto il mondo è made in China.

Ma da qualche anno a questa parte, a causa dei noti cambiamenti portati dal rapido sviluppo economico, nelle grandi città le biciclette vanno sempre più scomparendo. Shanghai sembra addirittura ostile agli "affezionati" delle due ruote, costretti a deviazioni, ostacolati dall’assenza di piste ciclabili e recentemente perfino multati per violazione del codice stradale.

A bene osservare, questa evoluzione dice molto sul futuro del mercato a due ruote. Se gli adulti ricordano che nella loro infanzia possedere una bicicletta era simbolo di ricchezza, i bambini di oggi cresceranno con l’idea che pedalare vuol dire essere poveri. Ma, un po’ perché stressati dalla vita sedentaria, un po’ perché attratti dalle mode occidentali, acquisteranno per i loro figli costose bici sportive. Le snobbate biciclette torneranno così in auge in una veste nuova: non più un mezzo di trasporto, ma un bene di lusso per la salute e il tempo libero.

"Non siamo qui per vendere il ghiaccio agli eschimesi," conferma con ironia il vicepresidente di GrBike, Andrea Rizzato. "Non vogliamo aggredire un mercato, ma crearlo. La bicicletta, strumento apparentemente rudimentale — in Cina i modelli più semplici costano meno di 15 euro — diventa una vera macchina tecnologica quando costruita per fini sportivi". In Cina questo mercato non esiste ancora, ma gli ultimi dati ne confermano le potenzialità di sviluppo: lo scorso anno il Cycle Sport Centre di Shanghai ha investito 2 milioni di yuan – circa 200.000 euro — nell’acquisto di bici da corsa, tutte importate dall’estero.

Ma alla Bicycle Industry Association di Shanghai rimangono per qualche secondo in silenzio, quando interrogati sui dati relativi alle biciclette da corsa. "Da corsa?" A conferma che il concetto di bicicletta sportiva è ancora sconosciuto a molti cinesi di vecchia generazione.

Eppure delle 500.000 biciclette vendute lo scorso anno a Shanghai (dati riferiti dall’Associazione Industriale), 2.000 sono sportive. "E’ un numero già soddisfacente e destinato a crescere", spiegano dall’associazione. "Ad acquistare biciclette sportive sono soprattutto gli stranieri residenti a Shanghai e i giovani che cominciano ad appassionarsi di questo nuovo sport". Ed è proprio questa la clientela target di GrBike. L’azienda vende prodotti esclusivamente di alta qualità, di marchi storici come Campagnolo, Wilier, Castelli e Nalini. Naturalmente i prezzi sono fuori dalla portata della stragrande maggioranza dei consumatori cinesi. Anche per questo motivo, ad avere più mercato sono finora i componenti, gli accessori e l’abbigliamento ciclistici. "Il nostro punto di forza è che, a differenza dei pochi noti competitori stranieri come l’americano Trek o il francese Look, offriamo la gamma completa di accessori. Inoltre siamo i primi e gli unici italiani giunti in Cina con questa idea".

"Alle biciclette cinesi, proprio perché concepite esclusivamente come mezzo di trasporto, mancano il design e la cultura artigianale – conclude Rizzato — mentre i nostri marchi puntano sulla qualità e realizzano prodotti personalizzati". Un punto di debolezza, puntualizza Vaglio, sono i dazi doganali imposti dalla Cina – fino al 24% – che inevitabilmente si ripercuotono sui prezzi. "Gli italiani si lamentano dell’invasione del made in China, ma parlano poco delle pesanti tasse che la Cina impone sulle importazioni dei prodotti stranieri.

In attesa che le dogane cinesi lascino passare bici e accessori da corsa senza ingenti spese, GrBike ha già iniziato a importarne gratuitamente la cultura, stringendo lo scorso aprile con la Federazione Sportiva di Shanghai un accordo di sponsorship, grazie al quale offrirà ogni anno uno stage in Italia a dei ciclisti cinesi. Lo scorso luglio la Lampre-Fondital – la squadra di Damiano Cunego – ha accolto così per la prima volta due professionisti cinesi, Wu Kinsan e Xu Gang. L’iniziativa ha riscosso l’interesse degli appassionati e non.

A subire il fascino sono come sempre soprattutto i giovani. Nei negozi di biciclette – lo confermano i distributori cinesi – è sempre più frequente l’immagine di padri che accompagnano i figli a scegliere la sognata bici da corsa, per la quale sono già mediamente disposti a spendere fino a 2.000 yuan (circa 200 euro). Un investimento significativo per una famiglia cinese, considerata anche la nota facilità con cui le biciclette spariscono dalla strada. In previsione di un boom delle bici da corsa, il prossimo business di successo potrebbe essere quello delle catene.

Marzia De Giuli